Il Censis racconta un Paese in cui le donne fanno il primo passo e il modello dell’uomo cacciatore è superato, ma quattro italiani su dieci pensano che gli uomini non siano più virili come un tempo.
Per molto tempo la mascolinità ha avuto un copione abbastanza chiaro. L’uomo doveva prendere l’iniziativa, mostrarsi sicuro, desiderare senza esitazioni, proteggere, conquistare, guadagnare, possibilmente non piangere e comunque non sembrare mai troppo fragile, ed era un modello talmente semplice da essere diventato quasi naturale. Eppure naturale non lo era affatto.
I dati del rapporto Censis Il piacere degli italiani, pubblicato nel marzo 2026, raccontano una trasformazione evidente. Il 71,9% degli italiani riconosce che oggi, più che in passato, sono le donne a fare il primo passo, e il 61,7% considera superato il modello dell’”uomo cacciatore, donna preda”. Ma nello stesso tempo il 43,6% pensa che i maschi non siano più virili come un tempo, con il 47,4% tra i 45 e i 60 anni e il 36,2% tra i 18 e i 34. È qui che la questione diventa interessante, perché se cambiano le donne devono cambiare, inevitabilmente, anche gli uomini.
Quando la virilità smette di avere un solo significato
Che cosa significa oggi essere virili? Per alcuni continua a voler dire essere forti, dominanti, autonomi, poco inclini a mostrare vulnerabilità, per altri significa sentirsi a proprio agio dentro la propria identità senza dover interpretare un ruolo. Il problema è che i vecchi codici sono stati messi in discussione molto più in fretta di quanto ne siano stati costruiti di nuovi.
Le donne possono prendere l’iniziativa, fare carriera, guadagnare più del partner, scegliere se e quando diventare madri, vivere la sessualità in modo più autonomo, e tutto questo ha cambiato a fondo anche le relazioni. Ma mentre negli ultimi decenni si è discusso molto di ciò che una donna può essere, molto meno si è ragionato su cosa possa diventare un uomo quando smette di dover essere quello di prima.
È forse questa la vera crisi della mascolinità, non l’assenza di uomini “veri”, ma la perdita di un modello unico.
Le donne cambiano, ma gli stereotipi restano
C’è un altro dato curioso. Secondo la stessa ricerca, il 47% degli italiani ritiene che le donne imitino il modello maschile anche nel sesso, per esempio dando la caccia ai partner. È un paradosso perfetto, perché accettiamo che le donne facciano il primo passo ma continuiamo a pensare che il primo passo appartenga culturalmente agli uomini. In altre parole, i comportamenti cambiano più in fretta delle categorie con cui li interpretiamo.
Lo stesso vale per il maschile. Un uomo che non sente il bisogno di essere dominante può essere percepito come meno virile, anche quando quel comportamento non ha niente a che vedere con la sua sicurezza, la sua identità o la sua capacità di costruire una relazione. Ne abbiamo parlato anche osservando lo sguardo sulla mascolinità nella fotografia di Marialba Russo, dove molti degli attributi che consideriamo “naturali” nel maschile si rivelano profondamente culturali.
Ma i più giovani sono davvero più liberi?
Qui il quadro si complica. Una ricerca internazionale di Ipsos e del Global Institute for Women’s Leadership del King’s College London, condotta su circa 23.000 persone in 29 Paesi, mostra che gli uomini della Generazione Z sono, in alcuni ambiti, più vicini ai ruoli tradizionali di quanto si potrebbe pensare. A livello globale il 31% degli uomini Gen Z intervistati ritiene che una moglie dovrebbe sempre obbedire al marito, il 33% pensa che nelle decisioni importanti l’ultima parola debba spettare all’uomo e il 24% che una donna non dovrebbe apparire troppo indipendente.
Non significa che i giovani uomini siano diventati conservatori in blocco, perché le indagini mostrano posizioni molto diverse e spesso contraddittorie. Ma dicono che il superamento dei vecchi ruoli non procede in linea retta, che può generare libertà ma anche spaesamento, e che quando un’identità non sa più a cosa appoggiarsi può succedere che il vecchio modello torni a sembrare rassicurante.
Essere vulnerabili non significa essere deboli
Una delle eredità più resistenti della mascolinità tradizionale è il rapporto con la vulnerabilità. Essere uomini ha significato per molto tempo imparare a nascondere le emozioni considerate incompatibili con forza e controllo, la paura, l’insicurezza, il bisogno di essere rassicurati, la fragilità. Ma un uomo che non può mostrarsi fragile non diventa per questo più forte, diventa qualcuno che ha meno strumenti per raccontare ciò che prova.
E forse è qui che il cambiamento può essere davvero positivo. Se un uomo può prendersi cura dei figli senza sentirsi meno uomo, lasciare che sia una donna a prendere l’iniziativa senza sentirsi messo in discussione, ammettere un fallimento o chiedere aiuto senza viverlo come una sconfitta, non sta perdendo qualcosa.
Sta guadagnando possibilità.
Non ci sono più i maschi di una volta
Forse è vero. Non ci sono più soltanto quelli.

Ci sono uomini che continuano a riconoscersi nei modelli tradizionali e altri che li rifiutano, uomini che costruiscono la propria identità attorno alla forza e altri che non sentono più il bisogno di dimostrarla di continuo, uomini che vivono con naturalezza i nuovi equilibri e altri che li percepiscono come una perdita. Il problema nasce quando continuiamo a misurarli tutti con lo stesso metro, perché se abbiamo imparato, almeno in parte, che non esiste un solo modo corretto di essere donna, forse dovremmo accettare che non ne esista uno solo nemmeno di essere uomo.
Quindi sì, può darsi che non ci siano più i maschi di una volta. Ma forse la vera buona notizia è che oggi hanno finalmente la possibilità di essere molto di più.
In copertina – Immagine di repertorio. Crediti: cottonbro studio / Pexels
Domande frequenti sulla mascolinità oggi
Nel rapporto Il piacere degli italiani il 43,6% degli italiani pensa che i maschi non siano più virili come un tempo, con il 47,4% tra i 45 e i 60 anni e il 36,2% tra i 18 e i 34.
Un’indagine di Ipsos e King’s College London su circa 23.000 persone in 29 Paesi rileva che il 31% degli uomini Gen Z ritiene che una moglie dovrebbe obbedire al marito, ma le posizioni restano molto diverse.
Secondo l’articolo, più che l’assenza di uomini “veri” c’è la perdita di un modello unico, e oggi convivono molti modi diversi di essere uomo.


