Quando la solitudine diventa una corazza in Naruto
Gaara in Naruto è uno dei personaggi che meglio raccontano quanto la solitudine possa trasformarsi in una corazza. Ci sono personaggi che sembrano nati per essere odiati. Entrano in scena e non abbiamo dubbi, sono i cattivi, quelli da temere e che prima o poi verranno sconfitti dai buoni. Poi la storia decide di mostrarci cosa si nasconde dietro quella rabbia e tutto cambia.
Naruto è una delle serie che meglio riesce a trasformare un antagonista in qualcosa di molto più complesso. Gaara ne è forse uno degli esempi più riusciti.
Quando lo incontriamo per la prima volta è un ragazzo freddo, distante e inquietante. Ha i capelli rossi, profonde occhiaie nere e porta dentro di sé Shukaku, il demone monocoda. Tutti hanno paura di lui, ma dietro quella figura apparentemente impenetrabile si nasconde qualcuno che ha conosciuto la paura molto prima degli altri.
UN BAMBINO CRESCIUTO NELLA SOLITUDINE
Gaara nasce come forza portante, destinato fin dall’infanzia a convivere con Shukaku. Sua madre muore durante il parto e il rapporto con il resto del villaggio viene segnato fin dall’inizio dal timore per ciò che porta dentro di sé.
Non è visto come un bambino da proteggere, ma come una possibile minaccia. Persino suo padre, il Quarto Kazekage, arriverà a considerarlo pericoloso e a ordinare che venga eliminato.
Gaara cresce così, circondato dalla diffidenza e incapace di costruire legami. Nessuno sembra disposto a guardare oltre il demone che ospita e, quando per troppo tempo nessuno riesce a vederti davvero, convincersi di non avere bisogno degli altri può diventare una forma di sopravvivenza.
Il bisogno di essere accettati, anche quando ci si sente irrimediabilmente diversi, è un tema che ritorna spesso nelle storie dedicate all’adolescenza. Ne abbiamo parlato anche raccontando My Mad Fat Diary e il difficile percorso per imparare a non odiarsi.
È proprio qui che nasce la sua corazza.
IL SIMBOLO DELL’AMORE
Sulla fronte di Gaara compare il kanji che significa “amore”. Un simbolo che, almeno all’inizio, ha un significato molto più doloroso di quanto sembri.
Convinto di non poter essere amato da nessuno, Gaara sceglie di vivere amando soltanto se stesso. La violenza, la freddezza e l’ossessione per la propria forza diventano così strumenti di difesa.
Se tutti hanno paura di lui, nessuno potrà avvicinarsi abbastanza da ferirlo. Se nessuno entra davvero nella sua vita, nessuno potrà abbandonarlo.
È questo che rende Gaara qualcosa di più di un semplice cattivo. Dietro la sua brutalità c’è un bambino che ha imparato a proteggersi prima ancora di comprendere davvero cosa significhi essere amato.
GAARA E NARUTO, DUE FACCE DELLA STESSA SOLITUDINE
Ed è qui che entra in gioco Naruto.
A prima vista i due sembrano opposti. Uno appartiene al Villaggio della Sabbia, l’altro a quello della Foglia. Gaara porta dentro di sé Shukaku, Naruto Kurama, la Volpe a Nove Code. Entrambi crescono emarginati per qualcosa che non hanno scelto, ma reagiscono in maniera completamente diversa.
Naruto cerca disperatamente gli altri. Vuole essere visto, riconosciuto e accettato. Fa rumore, combina guai, sogna di diventare Hokage anche perché desidera dimostrare al villaggio di avere un valore.
Gaara percorre la strada opposta. Se il mondo lo rifiuta, sarà lui a rifiutare il mondo.
È questo parallelismo a rendere il loro incontro così importante. Anche il sito ufficiale di Naruto dedica un approfondimento all’evoluzione di Gaara, mostrando quanto il rapporto con Naruto diventi centrale nel suo cambiamento.
Naruto non può cancellare il passato di Gaara, restituirgli l’infanzia o cambiare ciò che gli è accaduto. Può però mostrargli qualcosa che fino a quel momento sembrava impossibile, la possibilità di creare un legame.
Gaara non cambia improvvisamente personalità. Cambia perché scopre che esiste un modo diverso di stare al mondo.
QUANDO LA CORAZZA DIVENTA PROTEZIONE
Ed è forse qui che Naruto mostra una delle sue idee più potenti. Il passato può segnare profondamente una persona, ma non deve necessariamente stabilire ciò che sarà per sempre.
È un tema che attraversa anche altre serie apparentemente lontanissime da Naruto. In The Good Place il vero Paradiso diventa proprio la possibilità di diventare persone migliori, anche quando si pensa che sia ormai troppo tardi.
La stessa sabbia che Gaara usa per tenere tutti lontani può diventare uno strumento per proteggere chi gli sta accanto. Quella che era una barriera si trasforma in forza e ciò che serviva a isolarlo diventa qualcosa con cui difendere gli altri.
Anche il simbolo sulla sua fronte acquista allora un significato diverso. Non è più soltanto il tentativo disperato di convincersi che l’amore degli altri non sia necessario, ma il segno di un personaggio che, dopo aver vissuto per anni chiuso dentro la propria solitudine, scopre finalmente che lasciar entrare qualcuno non significa necessariamente diventare più vulnerabili.
A volte può essere esattamente il contrario.


