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    Home » Frattura in Vaticano?
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    Frattura in Vaticano?

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroLuglio 26, 2024
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    L’ex nunzio apostolico Viganò nel suo “J’accuse” disconosce l’autorità del Papa. L’intervista all’esperto Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose

    Il 28 giugno è scaduto ufficialmente il termine per difendersi di persona o attraverso uno scritto per monsignor Carlo Maria Viganò ed è così ufficialmente iniziato il processo extragiudiziale a carico dell’ex nunzio apostolico del Vaticano, presso il Dicastero della Dottrina della Fede. Viganò, come aveva anticipato dopo aver ricevuto la convocazione, non si è presentato e anzi, ha reagito pubblicando il suo pesante J’accuse, evocando il noto J’accuse le Concile di monsignor Marcel Lefebvre del 1976. Il testo firmato da Viganò lo pone automaticamente al di fuori della Chiesa cattolica a prescindere dalla sentenza che potrà arrivare dalla Santa Sede. L’ex nunzio infatti dichiara: “non riconosco l’autorità né del tribunale che pretende di giudicarmi, né del suo Prefetto, né di chi lo ha nominato”.

    Nello specifico, Viganò scrive: «ho deciso di rendere pubblica questa mia dichiarazione, alla quale unisco una denuncia dei miei accusatori, del loro “concilio” e del loro “papa”. Prego i Santi Apostoli Pietro e Paolo, che hanno consacrato la terra dell’Alma Urbe con il proprio sangue, di intercedere presso il trono della Maestà divina, affinché ottengano alla Santa Chiesa di essere finalmente liberata dall’assedio che la eclissa e dagli usurpatori che la umiliano, facendo della Domina gentium la serva del piano anticristico del Nuovo Ordine Mondiale. La mia non è una difesa personale, ma della Santa Chiesa di Cristo, nella quale sono stato costituito Vescovo e Successore degli Apostoli, con il preciso mandato di custodire il Deposito della Fede e di predicare la Parola, insistere opportune importune, riprendere, rimproverare, esortare con ogni pazienza e dottrina. Respingo con forza l’accusa di aver lacerato la veste del Salvatore e di essermi sottratto alla suprema Autorità del Vicario di Cristo: per separarmi dalla comunione ecclesiale con Jorge Mario Bergoglio, dovrei essere stato prima in comunione con lui, cosa che non è possibile dal momento che lo stesso Bergoglio non può esser considerato membro della Chiesa, a causa delle sue molteplici eresie e della sua manifesta alienità ed incompatibilità con il ruolo che invalidamente ed illecitamente ricopre». E sostiene di non aver paura del processo che, viste le premesse, difficilmente lo vedrà uscire vincitore: «Affronto questa prova con la determinazione che mi viene dal sapere di non avere alcun motivo per considerarmi separato dalla comunione con la Santa Chiesa e col Papato che ho sempre servito con filiale devozione e fedeltà».

    Approfondisci il tema dello scisma qui: Lo sterminatore di Papi

    Carlo Maria Viganò. ANSA

    A fondamento della propria posizione contro Bergoglio e il Concilio, Viganò utilizza la Bolla Cum ex apostolatus officio di papa Paolo IV, che fu pontefice dal 1555 al 1559. Secondo Viganò la Bolla in questione “stabilisce in perpetuo la nullità della nomina o dell’elezione di qualsiasi Prelato – ivi compreso il Papa – che fosse caduto in eresia prima della sua promozione a Cardinale o elevazione a Romano Pontefice. Essa definisce la promozione o l’elevazione nulla, irrita et inanis, ossia nulla, non valida e senza alcun valore (…). Paolo IV aggiunge che tutti gli atti compiuti da questa persona sono da considerarsi parimenti nulli e che i suoi sudditi, tanto chierici quanto laici, sono liberati dall’obbedienza nei suoi confronti”. Sulla base di questo, Viganò “con serenità di coscienza” ritiene che “gli errori e le eresie” che recrimina a Bergoglio “rendono nulla la sua elevazione al Soglio”.

    Per fare chiarezza in quanto sta avvenendo in Vaticano, Il Mondo SMCE ha intervistato il fondatore della Comunità di Bose, il monaco cristiano e saggista italiano Enzo Bianchi.

    Enzo Bianchi. ANSA/TONINO DI MARCO/DRN

    Professor Bianchi, cosa sta accadendo in Vaticano e qual è la posizione di monsignor Viganò?

    «Dopo tutta una vita passata al servizio della Santa Sede – e devo dire che monsignor Viganò era conosciuto come una persona estremamente capace, intelligente, diligente, era un vero e proprio esecutore delle volontà della Santa Sede – quando per limiti di età Viganò ha dovuto lasciare il posto e non ha ricevuto il riconoscimento che forse si attendeva, a quel punto ha cominciato una contestazione molto forte nei confronti all’inizio semplicemente di Papa Bergoglio, poi è passato a una contestazione del Concilio Vaticano II e all’azione degli ultimi pontificati, e infine pare che addirittura si sia fatto consacrare nuovamente vescovo da monsignor Williamson (un vescovo britannico scomunicato e poi reintegrato ma divenuto tristemente famoso nel 2009 per via dello scandalo internazionale suscitato quando negò pubblicamente l’Olocausto, NdA); così facendo certamente Viganò si è mosso fuori dalla Chiesa perchè questo gesto prevede una scomunica automatica senza bisogno che la Santa Sede dia la scomunica di per sé, è un gesto che la provoca. Viganò si è posto fuori dalla comunione cattolica, pende su di lui un verdetto di censura molto negativo, molto forte, il più grande che la chiesa cattolica può dare. Pertanto la situazione al momento è questa: la Santa Sede non dovrà far altro che prendere atto della sua scomunica, tanto più che lui non ha neanche accettato di confrontarsi con la congregazione della fede, che l’aveva chiamato a dare spiegazioni della sua contestazione e dei suoi testi. Con ogni probabilità sogna di avere dei seguaci e per questo ha istituito – sembra in Italia, vicino a Viterbo – in una casa una specie di centro religioso che dovrebbe addirittura essere un luogo di formazione dei futuri preti; ma io ho l’impressione che in questo tempo – che non è più un tempo di scisma – difficilmente gli riuscirà di avere dei seguaci».

    Come spiegato dal professor Bianchi, la carriera di Viganò è stata lunga e ricca: prima osservatore permanente della Santa sede presso il Consiglio d’Europa, nel 1992 è diventato arcivescovo, poi ambasciatore del Papa in Nigeria, poi in Segreteria di Stato come delegato per le rappresentanze pontificie. Nel 2009 divenne segretario generale del Governatorato vaticano, nel 2011 nunzio apostolico a Washington; tuttavia già a questo punto Viganò iniziò a dare segni di insofferenza: era stato infatti aspramente criticato per la sua gestione e le denunce di corruzione che aveva posto in essere durante il suo periodo al Governatorato vaticano e perciò visse la nomina negli Usa come una rimozione. Dopo la rinuncia di Benedetto XVI nel 2013 non entrò in Conclave – aveva già 83 anni ed era oltre il limite d’età.

    In molti fanno riferimento a quanto già accaduto con Lefebvre. Ritiene che le due cose siano equiparabili?

    «No, assolutamente no. Lefebvre aveva fatto una contestazione alla nuova ritualità scaturita dal Concilio ed effettivamente una nuova liturgia era qualcosa che poteva essere contraddetta da molti cattolici affezionati alla tradizione; ma nel caso di Viganò c’è una contestazione sì ma non ci sono contenuti che motivino uno scisma e la costituzione di una comunità parallela».

    Soprannominato “il vescovo di ferro”, Lefebvre aveva dato battaglia al Concilio e accusato Paolo VI di aver stabilito “un nuovo dogma” cioè “la dignità della persona umana” che profila “il primato dell’uomo su Dio” e “la detronizzazione di Cristo”. Dopo la scomunica, Lefebvre fondò la sua Fraternità a Econe, in Svizzera. Tutto ciò spiega come il parallelismo con Viganò non si sia fatto attendere ma la stessa Fraternità di San Pio X – fondata da Lefebvre per l’appunto – ha preso le distanze dall’arcivescovo qualche giorno fa.

    Antonio Lefebvre a Roma, 1976. ANSA/OLDPIX

    Quale sarà secondo Lei il futuro di Viganò? Al di là della sentenza, sembra essersi già emotivamente “scisso” dalla Chiesa di Bergoglio.

    «Temo che per Viganò il futuro sarà di grande solitudine. Avrà qualcuno certamente dei contestatori, con lui ci sono dei contestatori di papa Bergoglio, sono pochi ma ci sono, e lo accompagneranno negli ultimi anni della sua vita con questa contestazione che a volte si farà forte e precisa a volte sarà sorda e poco evidente ma, per quanto continua, non provocherà nessun scisma secondo me e nessuna nuova chiesa che apparirà come quella di Lefebvre». 

    Ci saranno delle conseguenze a parer Suo per papa Francesco?

    «Non credo, papa Francesco è molto tranquillo. Lo conosco bene e non è affatto turbato dalle contestazioni che avvengono nei suoi confronti; proseguirà per la sua strada in questi ultimi anni di pontificato senza lasciarsi impressionare da una contestazione che dobbiamo dire è già iniziata in questa maniera, in questa forma, da parte di alcuni cardinali e alcuni vescovi nel 2017 dopo che lui ha aperto la strada alla comunione ad alcune condizioni anche ai divorziati». 

    Le vicissitudini della Chiesa sono sempre avvertite come “distanti” dalla gente comune: pensa che sia un sintomo di una generale distanza tra un Vaticano “statico” e una società in evoluzione?

    «Indubbiamente la società sta facendo con una rapidità vertiginosa dei cambiamenti e la Chiesa sembra non riuscire a seguirli, perciò sì, sotto questo punto di vista sembra certamente in ritardo. E questo nonostante papa Francesco cerchi di quando in quando di fare dei passi di innovazione! Ma la Chiesa si trova, in questo senso, certamente in una condizione perdente attualmente, e non è affatto per così dire “profetica” nel porre in essere e portare avanti dei discorsi che possano in qualche modo aprire a un futuro differente». 

    di: Micaela FERRARO

    FOTO: ANSA

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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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