Migliaia di persone si sono ritrovate al National Mall per incitare il Congresso ad affrontare la crisi della violenza armata negli States
Questa mattina migliaia di persone negli Stati Uniti hanno preso parte alla marcia per incitare un’azione del Governo sul controllo delle armi. La manifestazione ha riempito il National Mall, il viale monumentale di Washington, dal cui palco si sono susseguiti interventi di sdegno e accuse, sulla scia delle ultime stragi avvenute nel Paese, da Uvalde a Buffalo.
«Enough is enough»: “quando è troppo è troppo” attacca la sindaca del Distretto di Columbia Muriel Bowser: «parlo da sindaco, da mamma e per milioni di americani e sindaci americani che chiedono al Congresso di fare il suo lavoro. E il suo lavoro è di proteggerci, di proteggere i nostri figli dalla violenza delle armi».
«Se il nostro governo non può fare nulla per impedire che 19 bambini vengano uccisi, massacrati nella loro stessa scuola e decapitati, è tempo di cambiare chi è al governo» rilancia David Hogg, un sopravvissuto alla sparatoria che nel 2018 vide la morte di 17 persone fra studenti e personale della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida e co-fondatore dell’organizzazione March For Our Lives.
Fra gli interventi c’è anche quello di Yolanda King, nipote di Martin Luther King Jr: «non si tratta di politica. Si tratta di moralità. Non destra o sinistra ma giusto o sbagliato, e questo non significa solo pensieri e preghiere. Significa coraggio e azione».
Altre persone si sono prodigate in interventi più provocatori, come Manuel Oliver, genitore di una delle vittime di Parkland, che ha invitato gli studenti a “non tornare a scuola fin quando i nostri leader eletti non smetteranno di ignorare la crisi della violenza armata in America e inizieranno ad agire per salvarci la vita“.
Intanto è ancora in stallo l’accordo in Senato sul progetto di legge, già approvato dalla Camera, per aumentare il limite di età richiesto per acquistare armi semiautomatiche.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/WILL OLIVER
