Un Paese sempre meno popoloso, con meno stranieri, più anziani, più donne e il 36,6% di diplomati
Il censimento dell’Istat sulla popolazione residente in Italia e sulla dinamica demografica del 2021 offre una fotografia del Paese.
Numero di residenti
Diminuisce il numero degli abitanti italiani. «La popolazione censita in Italia al 31 dicembre 2021 ammonta a 59.030.133 residenti, in discesa dello 0,3% rispetto al 2020 (-206.080 persone). Il decremento di popolazione interessa soprattutto il Centro Italia (-0,5%) e l’Italia settentrionale (-0,4%), è più contenuto nell’Italia meridionale (-0,2%) e risulta minimo nelle Isole (appena 3mila unità in meno)», comunica l’Istituto.
Questo calo “non è dovuto solo al saldo naturale negativo ma è da attribuire in parte alla diminuzione della popolazione straniera. Gli stranieri censiti sono 5.030.716 (-141.178 rispetto al 2020), con un’incidenza sulla popolazione totale di 8,5 stranieri ogni 100 censiti“.
Genere
Anche nel 2021 la popolazione femminile supera quella maschile di 1.392.221 unità, rappresentano il 51,2% della popolazione residente. Ci sono dunque 95,4 uomini ogni 100 donne. Questo dato si ribalda in un terzo dei comuni (contro il 23,5% del 2011).
Età
L’Italia è un Paese sempre più vecchio. L’età media si è innalzata di tre anni rispetto al 2011 (da 43 a 46 anni). La regione più giovane è la Campania con un’età media di 43,6 anni, la Liguria quella più anziana con un’età media di 49,4 anni.
«L’invecchiamento della popolazione italiana è ancora più evidente nel confronto con i censimenti passati. Nel 2021 per ogni bambino si contano 5,4 anziani contro meno di un anziano per ogni bambino del 1951 (3,8 nel 2011). L’indice di vecchiaia è notevolmente aumentato e continua a crescere, da 33,5% del 1951 a 187,6% del 2021», si legge nel documento Istat.
Istruzione
Il 36,3% della popolazione è in possesso del diploma. Tra il 2011 e il 2021 si dimezzano gli analfabeti, diminuiscono le persone che non hanno proseguito gli studi dopo il primo ciclo della scuola primaria e aumentano laureati e dottori di ricerca.
A livello territoriale i laureati sono il 17,2% al Centro, il 15,3% al Nord-ovest, il 14,9% al Nord-est, il 13,8% nel Meridione e il 13% nelle Isole. Le quote più elevate di titoli di studio bassi si rilevano invece al Sud. Con il 19,1% il Lazio è la regione con l’incidenza più elevata di laureati e di dottori di ricerca a cui si contrappone la Puglia, al pari di Valle D’Aosta/Valle’e d’Aoste, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
I Grandi Comuni, con più di 250 mila residenti, continuano a essere un polo di attrazione per i più istruiti: la quota di laureati registra un picco (29,1%) a Milano e Bologna, che dal 2011 guadagnano sei punti percentuali. Più contenute, ma sempre sopra la media nazionale del 15%, le incidenze di laureati a Palermo, Napoli e Catania, che in dieci anni crescono tra i 2,5 e i 3,2 punti percentuali.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/MATTEO CORNER

