La Corte d’Assise si Parigi si pronuncerà nel pomeriggio sui 20 imputati, fra i quali Salah Abdeslam per cui la Procura ha chiesto l’ergastolo
È attesa per questo pomeriggio la sentenza definitiva della Corte d’Assise dell’Ile de la Cité di Parigi sugli attentati che il 13 novembre del 2015 sconvolsero la Francia e l’Europa intera.
La corte guidata dal presidente Jean-Louis Periès in queste ore sta deliberando in una caserma tenuta top secret. Il verdetto riguarderà 20 imputati in totale, di cui 14 che hanno preso direttamente parte agli attacchi e altri 6 processati in contumacia (di questi, cinque sono dati per morti).
La Procura nazionale antiterrorismo ha chiesto pene che vanno da cinque anni all’ergastolo, il massimo della pena in Francia. Proprio il carcere a vita è stato chiesto per Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto fra i terroristi jihadisti che aprirono il fuoco nella Capitale uccidendo 130 persone.
Il maxi processo, durato 148 giorni, si è chiuso lunedì scorso quando è stata data l’ultima occasione di parola agli imputati, come previsto dalla legge. In quell’occasione Abdeslam ha ammesso di aver commesso “errori”, ma “non sono un assassino, non sono un killer, se mi condannate per omicidio commettereste un’ingiustizia“.
L’uomo, fuggito in seguito all’attentato, è stato catturato il 16 marzo del 2016 a Molenbeek, quartiere di Bruxelles. Durante la sua reclusione Abdeslam ha attraversato diverse fasi, da un primo momento di orgogliosa rivendicazione (subito si era definito un “combattente dello Stato islamico”) fino alle condoglianze e scuse alle vittime.
Secondo l’accusa questo rientrerebbe in una “strategia di costante minimizzazione dei fatti”, mentre la posizione sostenuta dalla difesa del 32enne è quella di un “disertore esecutore” che ha rinunciato a detonare il suo gilet esplosivo “per umanità”.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/CHRISTOPHE PETIT TESSON
