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    Home » Archivio Storico » 2022 » FMI: impatto stop del gas significativo in Italia
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    FMI: impatto stop del gas significativo in Italia

    Flavia Dell'ErtoleDi Flavia Dell'ErtoleLuglio 19, 2022
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    Il documento europeo impone il taglio dei consumi di gas

    Il Financial Times scrive che l’Unione Europea si starebbe preparando a imporre un taglio immediato del consumo di gas, per via del rischio “di rimanere a corto di gas questo inverno mentre la Russia limita le forniture“, nel documento redatto dalla Commissione si legge che “agire insieme ora sarà meno dirompente e costoso, facilitando la solidarietà ed evitando la necessità di azioni non pianificate“.

    Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia è necessario “risparmiare 12 miliardi di metri cubi nei prossimi tre mesi per evitare un ‘gas crunch’ in inverno“, ma senza un intervento immediato “l’Europa potrebbe dover affrontare tagli e contingentamenti molto più drammatici più avanti“. Proprio su questa linea lavora la Commissione Europea, individuando le industrie strategiche, ovvero quelle operanti nel campo di salute, sicurezza e ambiente, difesa e attività di raffinamento e alimentare.

    L’ANSA ha preso visione del documento aggiornato e rende noto che è stato eliminato l’obbligo per gli edifici pubblici di limitare il riscaldamento a 19 gradi e i condizionatori a 25, mentre è introdotto il principio del “massimo sforzo” per attuare la riduzione energetica. Lo sforzo sarebbe vincolante a livello europeo se si dovesse andare incontro a una crisi delle forniture. Il documento ipotizza due scenari, uno di “pre-allarme” dove si prevede l’approvazione di un regolamento che indica un target volontario di riduzione della domanda in tutti gli Stati, e un livello di “allarme” che impone il “massimo sforzo” e il taglio dei consumi diventerebbe obbligatorio. Non è stata decisa la percentuale di riduzione, punto che verrà discusso con ogni probabilità domani in Collegio dei Commissari.

    Janusz Wojciechowski, commissario dell’Unione Europea all’Agricoltura, ha spiegato che a causa dei “costi di produzione elevati” e dei “reali rischi legati alle forniture di gas, i nostri interlocutori chiave ci hanno chiesto di garantire che l’industria agroalimentare abbia la priorità in caso di razionamento“. Il commissario si dice però ottimista, dato che nel “quinto mese di guerra in Ucraina, nonostante alcune battute d’arresto, il raccolto dell’Ue sembra buono“, ciò nonostante “ci sono rischi importanti come il clima, con l’attuale ondata di caldo e l’impatto che può avere sulla produzione“.

    La strada europea sembra comunque obbligata, perché lo stop al gas russo senza aver trovato un punto d’intesa potrebbe costare fino a un punto di Pil e provocare uno tsunami in Germania. Per calmare gli animi la Commissione cerca di ricordare che i flussi di gas russo sono passati dal 40 al 20% del totale e si sono trovati fornitori alternativi (Usa, Algeria, Israele, Qatar, Norvegia, Azerbaigian) proprio ieri la presidente Von der Leyen ha siglato un nuovo accordo a Baku per una fornitura da 8 miliardi di metri cubi per quest’anno e 12 miliardi nel 2023, con l’obiettivo di arrivare ai 20 miliardi di mc entro il 2027. Von der Leyen ha spiegato che “già prima della brutale invasione all’Ucraina le forniture di gas russo all’Europa non erano più affidabili“.

    A proposito dello stop al gas russo si è fatta sentire la voce del Fondo Monetario Internazionale, che ha avvertiti che l’impatto sul Pil arriverebbe fino al 6% nei Paesi ad alto consumo di gas russo, quali Ungheria, Repubblica slovacca e Repubblica Ceca, ma anche Austria e Germania andrebbero incontro a impatti significativi, intorno all’1% del Pil data la possibilità di accedere ai mercati internazionali del Gnl. «Anche in Italia l’impatto sarebbe significativo anche se c’è un potenziale maggior per assicurarsi forniture alternative» avverte il Fmi.

    di: Flavia DELL’ERTOLE

    FOTO: UFFICIO IMAGOECONOMICA

    agricoltura Janusz Wojciechowski unione europea URSULA VON DER LEYEN
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    Flavia Dell'Ertole

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