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    Saint Laurent, la Maison senza tempo

    RedazioneDi RedazioneFebbraio 21, 2025
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    Dal 1961 ad oggi, la Maison ha attraversato fasi e visioni, ridefinendo ogni volta il mondo dello stile e dell’arte e restando sempre fedele a se stessa

    La maison Saint Laurent non è solo un simbolo di eleganza, audacia ed innovazione stilistica, ma anche una delle realtà economiche più solide e performanti nel settore del lusso. Fondata dal genio visionario Yves Saint Laurent, ha attraversato diverse fasi, dalla crisi al rilancio con Hedi Slimane e Anthony Vaccarello, fino alla recente direzione strategica di Francesca Berrettini. Il brand ha saputo evolversi con successo, consolidando la sua posizione nel mercato globale.

    Nato nel 1961 per volontà di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, il marchio si propose di ridefinire i canoni dell’alta moda. Yves, già enfant prodige alla maison Dior, introdusse concetti rivoluzionari che cambiarono il modo in cui le donne vestivano e si percepivano. Fu sua l’intuizione di trasferire capi maschili nel guardaroba femminile: tuxedo, blazer, sahariana, giubbotto di pelle, tailleur-pantalone ridefinirono l’estetica del tempo, costruendo un’identità chiara e riconoscibile. L’accostamento di blu e nero divenne il suo tratto distintivo, simbolo di un’eleganza senza tempo. Come ricordato da Harper’s Bazaar, Yves Saint Laurent sapeva trasformare il quotidiano in straordinario, portando innovazione in ogni dettaglio.

    Il designer francese Yves Henri Donat Mathieu-Saint-Laurent, conosciuto come Yves Saint Laurent, è considerato uno dei più importanti nomi della storia della moda. Nato il primo agosto del 1936, muore il primo giugno del 2008 a Parigi per un tumore al cervello. Nella foto, datata 22 settembre 1961, è nell’appartamento su Rue La Boetie, vicino agli Champs-Elysees, che aveva eletto a suo quartier generale. Crediti: KEYSTONE Pictures/ZUMAPRESS.com

    La sua passione per l’arte in ogni sua forma si tradusse in omaggi ai maestri del Novecento, da Picasso a Andy Warhol, da Matisse a Mondrian e Van Gogh, quando il binomio arte-moda non era ancora un luogo comune. Disegnò costumi per film come Bella di giorno di Luis Buñuel e L’anno scorso a Marienbad di Alain Resnais, dimostrando la sua capacità di trasportare la sua visione estetica oltre la passerella, e fu pioniere nelle commistioni etniche e folcloristiche, attingendo ispirazione da Africa, Spagna, India, Marocco e Russia. 

    Negli anni ‘70 e ‘80, il brand espanse la sua offerta con profumi ed accessori, segmenti chiave per la crescita finanziaria. Il profumo Opium, lanciato nel 1977, divenne un best-seller e una pietra miliare per il business della bellezza. Parallelamente, l’introduzione del prêt-à-porter con Rive Gauche permise di raggiungere un pubblico più ampio, consolidando la presenza commerciale a livello internazionale.

    Nel 1999, il gruppo Gucci (oggi parte di Kering) acquisì la Maison, segnando una nuova fase strategica. Dopo la gestione di Tom Ford e Stefano Pilati, fu Hedi Slimane nel 2012 a trasformare radicalmente il brand. Eliminando “Yves” dal nome ed adottando un’estetica giovane, rock e minimalista, ottenne risultati economici eccezionali. Sotto la sua direzione, Saint Laurent raddoppiò il fatturato, superando il miliardo di euro di ricavi annui nel 2016. Il focus sul ready-to-wear e sugli accessori, in particolare borse e calzature, si rivelò vincente.

    Un momento del Saint Laurent Fashion Show al Palladium di Los Angeles del 2016. La Maison era guidata da Hedi Slimane. Crediti: EPA/MIKE NELSON

    Grazie a strategie di marketing innovative, Heidi Slimane ridefinì il brand, attirando una nuova generazione di clienti. Il suo stile audace influenzò non solo la moda, ma anche la musica e l’arte contemporanea.

    Nel 2016, Anthony Vaccarello assunse la direzione creativa, introducendo un’estetica sensuale e sofisticata. Mantenne l’energia ribelle di Slimane, reintroducendo al contempo elementi classici del repertorio di Yves Saint Laurent, come il tuxedo e il gioco tra maschile e femminile. La sua strategia si basò su un mix di esclusività ed espansione del mercato, con collezioni di forte impatto estetico ed un uso strategico delle celebrity endorsement.

    Anthony Vaccarello insieme a Charlotte Gainsbourg alla premiere del film “Emilia Perez” durante la 77esima edizione del Cannes Film Festival nel 2024. Crediti: EPA/SEBASTIEN NOGIER

    La crescita economica della maison è proseguita: nel 2022, Saint Laurent ha registrato un fatturato di oltre tre miliardi di euro, con un aumento del 33% rispetto all’anno precedente. Il successo è stato trainato dalle vendite di borse iconiche come la Lou e dall’espansione nei mercati asiatici, in particolare in Cina e Medio Oriente.

    Sotto Vaccarello, la maison ha mantenuto l’unione con il mondo dell’arte e del cinema iniziata da Yves, con la creazione di Saint Laurent Productions. Con questa divisione, Saint Laurent diventa il primo marchio di lusso ad avere una casa di produzione cinematografica propria e a curare interamente tutti i costumi dei film. La nuova iniziativa, fortemente voluta da Vaccarello, si inserisce nella visione cinematografica che ha sviluppato per il brand e che si riflette anche nelle sue collezioni. La Saint Laurent Productions ha presentato tre film allo scorso Festival di Cannes: The Shrouds di David Cronenberg, Parthenope di Paolo Sorrentino ed Emilia Perez di Jacques Audiard, candidato a 13 premi Oscar.

    Saint Laurent non è solo una maison di moda, ma un’istituzione che ridefinisce costantemente i confini del lusso, dello stile e dell’arte. Da Yves Saint Laurent ad Anthony Vaccarello, passando per Slimane, ogni fase della sua storia ha aggiunto una nuova dimensione alla sua identità. E mentre il mondo cambia, Saint Laurent resta un simbolo di eleganza ed innovazione senza tempo.

    In copertina – Lo store Saint Laurent nel distretto degli Champs-Elysees a Parigi. Crediti: SHUTTERSTOCK

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