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    Home » Archivio Storico » 2021 » Nicola Belotti e l’evoluzione di Ecogea, dall’amianto alla bonifica green
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    Nicola Belotti e l’evoluzione di Ecogea, dall’amianto alla bonifica green

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroMarzo 25, 2021
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    Un settore estremamente di nicchia nel quale è bene farsi seguire da professionisti e non da “improvvisati”

    Amianto deriva dal greco amiantos: un termine che tradotto letteralmente significa perpetuo, inestinguibile. Un aggettivo che gli calza a pennello: l’amianto è un minerale con una struttura microcristallina e fibrosa che nel secondo dopoguerra è stato la fortuna dell’edilizia. Lo hanno reso appetibile la sua elevata resistenza termica e il costo molto basso ma solo dopo diverso tempo ci si è resi conto che quella stessa componente fibrosa era dannosa per l’uomo se inalata. Gli effetti dell’amianto hanno cominciato a manifestarsi dopo lunghi periodi e altrettanto tempo c’è voluto perché venisse dismesso.

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    Ogni scoperta scientifica e tecnologica rivoluziona il modo di lavorare di diverse componenti sul mercato. L’edilizia non fa eccezione: l’amianto è stato sostituito e, visto che l’uomo distrugge e sempre l’uomo ripara, sono nate diverse aziende che hanno fatto della bonifica da amianto il proprio core business. Una di queste è la genovese Ecogea Sas che da oltre 20 anni si occupa di sanificare gli ambienti per pubblici e privati. Abbiamo incontrato il suo fondatore, Nicola Belotti, che ci ha raccontato come è cambiato il modo di operare della sua azienda nel corso del tempo, dal momento in cui l’amianto è stato dismesso fino al boom dell’edilizia green.

    – Quando nasce l’azienda?

    «Ecogea nasce nel 1995 da una scommessa con me stesso: arrivavo da un’esperienza pluriennale come dipendente e ho avuto l’opportunità di mettermi in proprio, che poi ho colto. Inizialmente ci occupavamo di smaltimento rifiuti industriali, il mio primo lavoro è stato come smaltimento di farmaci scaduti per Costa Crociere. Dopodiché abbiamo iniziato a occuparci di smaltimento di amianto, che ancora oggi è il core business dell’azienda: ci occupiamo di bonifica a tutti i livelli, dalle valutazioni per il cliente, alle certificazioni, fino agli interventi completi».

    – È un lavoro per cui c’è un molta richiesta?

    «Sì, perché ci sono molti campi di applicazione. Facciamo smaltimento di rifiuti per le imprese edili, ditte e società, inoltre da un po’ di tempo abbiamo iniziato a occuparci di rifiuti ospedalieri da studi medici. Un’attività che è andata crescendo negli ultimi anni è la bonifica delle cisterne nei condomini, perché quelle che contenevano gasolio per il riscaldamento dell’edificio, quando vengono dismesse o sostituite vanno bonificate».

    – Qual è il vostro target di riferimento?

    «Lavoriamo con ditte e imprese ma anche con i privati cittadini. In termini di fatturato quest’ultima attività non è elevatissima ma è importante per le quantità, perché tutti gli anni le richieste sono tantissime. Il privato cittadino in genere ha bisogno di smaltire del materiale trovato nelle cantine oppure di bonificare le cisterne, ma perlopiù lavoriamo con manufatti in amianto».

    – Collaborate con professionisti esterni?

    «Ci appoggiamo ai laboratori per fare le analisi: inviamo campioni di amianto e richiediamo verifiche di vario tipo. Nel corso del tempo ci è capitato di svolgere servizi particolari come termografie agli edifici per valutare eventuali presenze di umidità o difetti all’interno della struttura muraria».

    – Avete molta competizione sul mercato?

    «Siamo un settore di nicchia, serve un’esperienza consolidata. L’amianto è stato dismesso nel 1992 perciò presto o tardi si andrà ad esaurire. Ecco perché la competizione non è eccessiva. Ci aiuta molto internet: il cliente ci trova su Google e se riusciamo a posizionarci bene sul motore di ricerca veniamo contattati direttamente dagli interessati».

    – Quali sono i vostri progetti futuri?

    «Perlopiù ci concentriamo sulla bonifica dei terreni, dei siti inquinati, sullo smaltimento dei rifiuti. In fondo si tratta di cose che saranno sempre necessarie anche una volta terminato l’amianto».

    La bonifica per amianto deve essere eseguita da professionisti che possano garantire la messa in sicurezza degli stabili. Si tratta di un processo che può avvenire in tre modi diversi: tramite incapsulamento, confinamento oppure con la rimozione. Il primo è il più rapido: si utilizza un impregnante che viene posto sulla superficie che è necessario bonificare, forma uno strato protettivo che impedisce lo spostamento delle fibre di amianto e le ancora alla matrice cementizia in cui si trovano. Il confinamento prevede l’isolamento delle aree dove si trova il materiale più pericoloso con barriere a tenuta stagna. Infine, la rimozione è la soluzione definitiva: viene posto un impregnante sulle superfici interessate, che vengono poi rimosse ancora umide, per venire poi insaccate e sigillate.

    Insieme a Nicola Belotti abbiamo poi affrontato il tema dei bonus relativi al settore green: non solo l’ecobonus per la riqualificazione del patrimonio edile del Paese ma anche gli incentivi per rendere più sostenibile l’edilizia e il territorio in generale. La normativa, ancora oscura per i clienti, non è più chiara per gli operatori del settore.

    Belotti ci ha spiegato che tendenzialmente il team di Ecogea è molto cauto nel valutare queste iniziative: è stata fatta parecchia pubblicità e c’è tanto clamore ma una virgola fuori posto basta a mettere a repentaglio un’intera pratica. Belotti, come interno, auspica una chiarezza maggiore che al momento non si riscontra in alcuna professionalità: anzi, a volte è facile che ci sia discordanza nell’interpretazione di una singola normativa da parte di più professionisti.

    Di certo c’è che il mondo si avvia verso una svolta sostenibile senza precedenti. Nell’ultimo anno sia grazie agli incentivi sia soprattutto grazie alla sensibilizzazione partita dall’alto c’è stata una generale presa di coscienza relativamente ai temi legati all’ambiente, all’economia circolare, alla sostenibilità e sia le aziende sia i clienti sono sempre più esigenti. Perché avvenga una vera rivoluzione, però, è necessario che a tutti venga data la possibilità di tornare a lavorare liberamente, come sottolinea anche Belotti: i settori economici sono sempre più interconnessi e per favorire la ripresa di uno di loro serve un’azione congiunta che li riguardi tutti.

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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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