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    Marco Di Carlo, management artistico di nuova generazione

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroMarzo 25, 2021
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    Con la sua “M Group Milano” ha rivoluzionato il ruolo di manager, tra la televisione e l’avvento dei social media

    Un agente, più specificatamente un “talent manager”, è una persona che rappresenta attori, giornalisti, artisti e atleti, curandone gli interessi e gestendone le interazioni con i media, dalla stampa al web, con i datori di lavoro e, in un mondo che cambia rapidamente come quello dei social, anche con le aziende.

    Un talent manager è una sorta di Virgilio per artisti che aiuta loro a definire la carriera guidandoli attraverso le insidie dello start system verso nuove opportunità. Il vero obiettivo di un agente è far emergere nel modo migliore il suo assistito. Tra le principali responsabilità c’è quella di valutare il talento per poi valorizzarlo: fa da portavoce, organizza audizioni, tour, presentazioni, negozia termini di contratto, gestisce la posta dei fan (e i commenti sulle pagine ufficiali!), si occupa di viaggi, permessi, demo, portfolii, riunioni.

    Un lavoro che fa sognare i giovanissimi e che richiede un grande impegno e una forte passione. Ne abbiamo parlato con Marco Di Carlo, fondatore dell’agenzia media M Group Milano.

    – Cosa fa un manager televisivo nel 2021?

    «Personalmente mi occupo di media e di televisione. Ho iniziato gestendo personaggi televisivi e talent, poi la mia attività si è focalizzata sui presentatori e giornalisti che operano sulle tv generaliste, Mediaset e Sky principalmente. Oggi naturalmente il mio lavoro si integra con il digital, anche se io continuo ad apprezzare la classica gestione analogica».

    Alcuni dei grandi nomi del cast di M Group sono Guido Meda, Tessa Gelisio, Federica Masolin, Pino Insegno, Vanessa Benelli Mosell e Jacopo Taddei. Tra gli sportivi spicca Filippo Magnini. Ma non solo: l’agenzia segue anche alcuni medici e clinici.

    – Cosa l’ha spinta a inserire figure mediche nel cast?

    «Lavoro con diverse aziende operanti in ambito clinico-farmaceutico. Il mio obiettivo come manager è promuovere e aiutare questi professionisti a raggiungere maggior visibilità, e posizionamento attraverso una strutturata ed attenta attività di ufficio stampa».

    – Lei ha sempre voluto fare il manager televisivo?

    «No, il mio è stato un percorso assolutamente casuale. Quando ero ragazzo studiavo all’università di agraria in Puglia, ma non faceva per me. Ho viaggiato, ho fatto molte esperienze all’estero: alla fine mi sono fermato a Milano dove ho conosciuto alcune persone che lavoravano in Mediaset. Nel 1996 mi hanno assunto per uno stage che poi è diventato un contratto di collaborazione all’interno di una struttura creativa di Mediaset per cinque anni. Ho lavorato come autore televisivo per La sai l’ultima, Sotto a chi tocca, Sabato Vip, Chi c’è c’è e tanti speciali in prima serata».

    – Quando è iniziata la sua avventura in solitaria?

    «Quando ho capito che il mio grande amore era il talent scouting. Nel 2001 ho aperto M Group Milano. Per i primi 10 anni ho seguito il percorso televisivo, era il boom dei reality e gestivo personaggi che partecipavano a programmi come il Grande Fratello o l’Isola dei famosi, li aiutavo nella promozione dell’immagine pubblica, in campagne pubblicitarie, con apparizioni in centri commerciali e discoteche ed eventi; poi nel 2009 ho cambiato target, ho deciso di collaborare solo con grandi aziende cambiando sia tipologia che posizionamento dei personaggi. Oggi il nostro motto è “Shine your idea”».

    – Dal 2001 ad oggi lei ha vissuto l’avvento dei social. Com’è cambiato il suo lavoro?

    «Gli influencer, gli youtuber e in generale i personaggi digital hanno stravolto il modo di lavorare anche dei più tradizionalisti, ma è successo negli ultimi tre o quattro anni, prima era difficile che l’attività del web intereferisse con quella classica promozionale dei talent. Successivamente il mondo digital ha rotto gli equilibri e queste figure sono diventate fondamentali: tramite gli influencer con un’audience alta si raggiungono utenti e target diversi, le aziende ne sono sempre più attratte e i social sono entrati a far parte di quelle che definiamo campagne crossmediali».

    La collaborazione con gli influencer segue un percorso particolare. Se il personaggio di cui si curano le campagne è forte sia su un piano tradizionale-analogico sia sui social, il compito del manager è di spingerlo a essere protagonista di sé stesso online. Altrimenti, se si tratta di una persona che ha una grossa influenza in televisione ma che non equipara il rendimento sul web, il manager si appoggia agli influencer che ritiene migliori, quelli che hanno una platea di spettatori che può risultare interessante per quel personaggio. Così nascono le collaborazioni pubblicitarie.

    – Il mondo degli influencer e quello della televisione entrano sempre di più in rotta di collisione tra loro. Le è capitato di seguire uno di questi personaggi?

    «“Nì”. Ne ho conosciuto qualcuno che ha fatto questo salto, ma personalmente non ne ho mai seguito direttamente questa evoluzione».

    La stessa televisione oggi cerca figure come gli influencer per raggiungere un target diverso di spettatori. A titolo di esempio è quanto accaduto tra Le Iene e Marco Ferri, un giovane influencer molto attivo su Instagram. Ferri è il figlio dell’ex calciatore Riccardo Ferri a cui recentemente Le Iene hanno fatto uno scherzo che è andato in onda su Mediaset. Il coinvolgimento di Ferri ha permesso alla trasmissione di raggiungere i più giovani: quelli che seguono il modello sui social e che sono andati a cercare la trasmissione su Mediaset Play. È questa platea che interessa alla tv, perché può rivenderla alle aziende interessate a investire su di loro.

    – Qual è la sua giornata tipo?

    «Inizia con la rassegna stampa alla mattina, passa per la riunione organizzativa con i miei 6 collaboratori in azienda e termina con un numero indefinito di videocall. Ogni persona in M Group ha un ruolo specifico: un mix di creatività, organizzazione e comunicazione. A rotazione, condividiamo con tutti i nostri talent progetti e attività».

    Fare il manager televisivo oggi richiede più impegno di quanto già ne richiedesse in passato. Crossmedialità è una parola che nasconde tante insidie, perché sempre di più, con i social media, le persone tendono a mostrarsi, a essere portavoci di sé stesse. Sono nate moltissime nuove figure: il social media manager tanto per citarne una. Il rischio è di perdere di vista il punto da cui si è partiti. L’incontro tra la televisione, notoriamente il mezzo più rapido per raggiungere le grandi platee e ottenere successo e visibilità, e questo mondo nuovo che può trasformare un contenuto in qualcosa di virale e far schizzare le vendite alle stelle, è un ramo del lavoro manageriale ancora in fase di costruzione. Non bisogna dimenticare che fare promozione è un vero e proprio lavoro: avere la possibilità di fare una cosa non significa necessariamente essere in grado di farla.

    Per questo la scelta migliore è sempre affidarsi a professionisti come M Group Milano, che oltre a supportare sempre il cliente realizzano strategie di marketing, campagne media & adv, eventi e svolgono anche attività di ufficio stampa.

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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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