L’avvertimento di Teheran: “nessuno, dentro o fuori, minacci la nostra sicurezza”
Sono passate già quattro settimane ma non si placa la rabbia dei manifestanti iraniani, che prende sempre più le forme di un moto rivoluzionario contro il regime di Ebrahim Raisi. L’ondata di proteste si è estesa al mondo del lavoro e a molti ordini professionali, arrivando a includere studenti e lavoratori dei bazar, insegnanti, avvocati, operai di fabbrica (come quelli della Haft-Tappeh Sugarcane Industry) e anche del settore petrolifero.
Dopo quasi un mese dall’inizio della rivolta, scatenata dalla morte della giovane Mahsa Amini a seguito dell’arresto della Polizia Morale, il Governo di Teheran torna a ribadire la propria linea: tolleranza zero per chiunque metta a rischio la “sicurezza nazionale”. «Non permetteremo a nessuna parte dall’interno o dall’esterno dell’Iran – ha infatti comunicato il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian – di prendere di mira la sicurezza nazionale del Paese».
Il ministro punta inoltre il dito contro l’Occidente, accusandolo di doppi standard: «il confronto con le rivolte è una buona azione nei Paesi europei, ma è considerata una repressione in Iran?».
L’Autorità giudiziaria iraniana intanto ha fatto sapere di aver incriminato più di 120 persone; nello specifico, sono state incriminate 60 persone a Teheran e altre 65 nella provincia meridionale di Hormozgan, regione di provenienza di Mahsa.
La presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen è intervenuta sulla situazione che si è creata nel Paese durante la Conferenza degli ambasciatori. «Credo sia arrivato il momento di sanzionare le persone responsabili della repressione delle donne iraniane e della violazione dei loro diritti – ha detto. – Le violenze scioccanti inflitte al popolo iraniano non possono rimanere senza risposta e dobbiamo lavorare insieme sulle sanzioni».
di: Caterina MAGGI
aggiornamenti: Micaela FERRARO e Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/SEDAT SUNA

