Le associazioni, invece, parlano di 451 manifestanti uccisi e 18mila persone arrestate
Secondo le autorità iraniane, dall’inizio delle proteste nel Paese sono state uccise circa 300 persone. Lo ha riferito il comandante della Forza aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica Amir Ali Hajizadeh.
Si tratta di un numero nettamente inferiore a quello diffuso da Human Rights Activists, che parla di 451 manifestanti e 60 appartenenti alle forze di sicurezza uccise. Secondo l’associazione più di 18mila persone sarebbero state arrestate.
Alessia Piperno: “visto e subìto cose che non dimenticherò”
Alessia Piperno, la giovane italiana arrestata in Iran e poi rilasciata, ha raccontato quanto vissuto durante la prigionia nel carcere di Evin.
«Non avevamo fatto nulla per meritarci di essere rinchiusi tra quelle mura, e non posso negare che siano stati i giorni più duri della mia vita. Ho visto, subito e sentito cose che non dimenticherò mai – ha scritto la travel blogger su Instagram – e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo iraniano. Al tempo, non avevo partecipato alle proteste, perché ci era stato sconsigliato, e il rumore degli spari mi metteva paura. Adesso è diverso. Nei primi giorni di settembre, andai a visitare per la prima volta nella mia vita una prigione a Teheran. Si trattava del carcere di Ebrat, ormai diventato museo, ma che una volta era utilizzato dalla polizia segreta Savak per torturare i detenuti. Rimasi tra quelle mura per diverse ore, cercando di immaginare la paura che si viveva all’interno di quelle celle. ‘Le urla dei prigionieri si sentivano per tutta la prigione’. Così mi raccontò la mia guida. In qualche modo sembrava come se quelle grida fossero ancora scolpite nei muri e che viaggiassero tra quei corridoi. ‘Esistono ancora prigioni così in Iran?’. Domandai alla mia guida. Lui sospirò. ‘Purtroppo si, la prigione di Evin, che si trova proprio nella parte nord di Teheran’. Sentii i brividi corrermi su tutto il corpo, senza lontanamente immaginare che 21 giorni dopo sarei stata anche io una detenuta, proprio in quella prigione».
«Sono a casa, tra la mia famiglia e i miei amici, libera, sì, ma fisicamente. È la mia mente a non esserlo, perché in quell’angolo di inferno sono ancora rinchiuse le mie compagne di cella, migliaia di iraniani, e il mio amico Louis» ha aggiunto Piperno, che ha ringraziato per il supporto.
Irruzione in campo a sostegno delle donne iraniane durante Portogallo-Urugay
Durante la partita Portogallo-Urugay un giovane ha fatto irruzione in campo sventolando una bandiera con i colori dell’arcobaleno e indossando una maglia con la scritta “Respect for iranian women”. È stato poi fermato e riportato a bordo campo.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/STR
