Il cugino di Mahsa racconta gli ultimi istanti di vita della giovane, torturata e insultata dopo l’arresto
Non si arresta l’ondata di proteste in Iran, dopo la condanna dell’Ue che critica le violente repressioni di Teheran e l’uccisione di Hadith Najafi, divenuta volto noto delle manifestazioni contro il Governo. Secondo quanto riportato dal procuratore della provincia di Mazandaran, nel nord del Paese, ad ora sono stati arrestati 450 manifestanti.
Numero che si va ad aggiungere agli oltre 700 arrestati in tutto l’Iran nei giorni scorsi durante le proteste per la morte di Mahsa Amini. Precisamente, sabato erano 739 i manifestanti arrestati, di cui 60 donne solo a Guilan, provincia confinante con Mazandaran. Drammatico anche il numero delle vittime che secondo l’ong Iran Human Rights sarebbero 57.
In risposta alla “mossa dei gruppi curdi di accendere le rivolte e i disordini lungo le città di confine nell’ovest dell’Iran” (Mahsa era originaria del Kurdistan iracheno), le guardie rivoluzionarie hanno annunciato attacchi ai centri operativi del partito Komalah e del partito democratico del Kurdistan.
«L’Iran ha più volte messo in guardia i funzionari della regione del Kurdistan iracheno sulle attività di questi gruppi antirivoluzionari, sostenuti dall’arroganza globale (riferimento agli Stati Uniti), ma non hanno adottato misure adeguate contro di loro» accusa Teheran che intanto ha oscurato, anche se nei limiti delle sue possibilità, le condivisioni di video e foto delle piazze su Instagram, LinkedIn e WhatsApp.
Mahsa torturata e insultata: il racconto del cugino
A prendere la parola è anche Erfan Mortezaei, il cugino di Mahsa Amini la cui uccisione da parte della polizia morale iraniana ha scatenato lo sdegno nel Paese e non solo.
Mortezaei, attivista politico e combattente Peshmerga residente in Iraq, parla per la prima volta con un media occidentale a Sky News Uk per raccontare le ultime ore della cugina. La 22enne sarebbe stata arrestata, conferma l’attivista, perché non indossava l’hijab in modo adeguato ma lo portava troppo allentato.
«Quando hanno visto Mahsa e altri hanno deciso che il suo hijab non era corretto – prosegue. – Ashkan ha cercato di spiegare loro che non si trovavano nella loro città natale, non conoscevano Teheran, ha chiesto che fosse tenuto in considerazione e implorato che (la ragazza) non fosse portata via».
Di tutta risposta sarebbe nato uno scontro, con la Polizia che ha spruzzato in faccia ad Ashkan lo spray al peperoncino portando Mahsa con sé in commissariato. Qui, come ha poi riferito un testimone nel furgone che ha caricato la giovane, “durante il viaggio verso il commissariato è stata torturata e insultata“. Una volta raggiunto il Commissariato, a giovane ha iniziato a perdere la vista ed è svenuta.
L’ambulanza ha poi impiegato 30 fatali minuti prima di raggiungere la giovane e un’ora e mezza prima di condurla in ospedale.
«C’è un referto dell’ospedale di Kasra (a Teheran) che dice che quando è giunta in ospedale era già morta dal punto di vista medico: ha avuto una commozione cerebrale da un colpo alla testa» conclude Mortezaei che nega ogni coinvolgimento politico della cugina e riferisce di pressioni governative affinché i suoi familiari non intervenissero in tv.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/ROUNAK AMINI
