Al G20 Lavrov si è detto pronto a negoziare con Turchia e Ucraina per il trasporto del grano. Mosca condanna a 7 anni oppositore politico contrario alla guerra
A margine del G20 Esteri in corso a Bali, Serghei Lavrov ha riferito che la Russia è pronta ad aprire un dialogo concreto con i suoi omologhi turco e ucraino sulla questione del grano.
«Siamo pronti per i negoziati con i nostri colleghi ucraini e turchi – annuncia Lavrov. – Abbiamo tutte le soluzioni: se parliamo di grano ucraino, l’Ucraina deve sbloccare i suoi porti, sgomberarli o garantire un passaggio sicuro attraverso i campi minati, e, al di fuori delle acque territoriali ucraine, Russia e Turchia sono pronte a garantire la sicurezza delle navi in questione e condurle negli stretti, poi nel Mediterraneo andranno da sole».
Avanzando dunque uno schema che prevede l’uso di forze navali, Lavrov ha poi ribadito le responsabilità dell’Occidente che “dovrebbe smettere di bloccare artificialmente le nostre consegne ai Paesi che hanno acquistato il nostro grano“.
Il ministro ha poi voluto tenere il punto anche sulla guerra: «Se i Paesi occidentali vogliono sconfiggere la Russia sul campo di battaglia nel conflitto in Ucraina, allora non c’è nulla di cui parlare con loro – avvisa. – Con questi approcci non si consente all’Ucraina di passare al processo di pace».
Il ministro degli Esteri russo si è poi assentato durante il discorso del suo omologo ucraino Kuleba.
Le parole minacciose di Lavrov fanno eco a quelle di Putin: «non rifiutiamo di tenere colloqui di pace – spiega il presidente russo – ma coloro che rifiutano devono sapere che più andremo avanti, più sarà difficile per loro negoziare con noi».
«Non abbiamo ancora iniziato a fare sul serio» rilancia il Cremlino.
In mattinata il Guardian riporta la notizia dell’affondamento da parte di un missile russo di una nave cisterna che trasportava 500 tonnellate di gasolio; la Millenial Spirit battente bandiera moldava era già alla deriva nel Mar Nero dopo essere stata colpita pochi giorni dopo l’invasione. Ora l’imbarcazione è una “bomba a orologeria ambientale” come riporta l’esercito ucraino.
Sergiy Gaidai, il capo militare regionale ucraino di Lugansk in esilio, ha reso noto che a Severodonetsk, occupata dai russi, la situazione “è sull’orlo di un disastro umanitario”. Alle 15mila persone rimaste in città, già ampiamente saccheggiata, mancano approvvigionamenti di acqua, gas o elettricità; l’80% degli alloggi è stato distrutto o danneggiato.
«Le persone tornano alle loro case che sono rimaste in piedi per prendere le loro cose ma trovano gli appartamenti svuotati – racconta Gaidai. – Entrati in città, i russi prima hanno deportato parte della popolazione locale e poi hanno fatto razzie portando via tutto quello che hanno trovato, mobili, elettrodomestici».
Il capo del consiglio comunale della regione di Dnipro ha invece reso noto di un maxi incendio nei campi nella regione di Zaporizhzhia, provocato proprio dagli attacchi russi. Andati distrutti circa 20 ettari di frumento: «in fiamme non è il grano ucraino, in fiamme è la sicurezza alimentare del mondo» ha commentato il Ministero della Difesa ucraino.
Oggi un tribunale di Mosca ha condannato a 7 anni l’oppositore russo Alexei Gorinov, accusato di aver diffuso “notizie false” sull’esercito del Cremlino. Gorinov si era apertamente schierato contro l’invasione dell’Ucraina. L’oppositore è stato condannato in nome della legge approvata lo scorso marzo che prevede fino a 15 anni di reclusioni per chi diffondesse informazioni ritenute false sulle forze armate.
Durante un’intervista all’agenzia Reuters, a seguito delle dimissioni del primo ministro britannico, l’ambasciatore russo in UK ha sostenuto che “se il flusso delle armi occidentali in Ucraina viene organizzato in un modo tale che mette a repentaglio la nostra situazione strategica, la nostra difesa, allora prenderemo serie misure“. La preoccupazione orbita intorno al toto-nomi del successore tra cui spicca Ben Wallace, ministro della Difesa apertamente antirusso, ma per l’ambasciatore è sicuro che “libereremo tutto il Donbass ed è improbabile che ci ritireremo dal Sud dell’Ucraina” e “se l’Occidente continua a imporre sanzioni, la Russia farà una grande virata verso la Cina e l’Oriente“.
Ai microfoni della CNN Zelensky ha spiegato che “se l’Ucraina rimarrà unita come ora, se i nostri partner ci forniranno le armi in tempo e se la fortuna e Dio saranno dalla nostra parte, molte cose le riusciremo a fare entro l’inverno“, il presidente ucraino si dice anche “sicuro che riusciremo a concludere la parte bellica di questa guerra se rimaniamo forti potremo arrivare al momento in cui la Russia sarà costretta a negoziare“.
Dall’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk il Consiglio popolare ha revocato la moratoria sull’esecuzione delle condanne a morte, stando a quanto riporta l’agenzia Ria Novosti. Nella regione il 9 giugno erano stati condannati a morte due combattenti britannici e uno marocchino, catturati a Mariupol.
Volodymyr Zelensky ha parlato al parlamento sloveno, spiegando che “la Russia ha cercato in tutti i modi di interrompere gli interventi del presidente dell’Ucraina ai popoli e ai parlamenti dei paesi europei, ma ha perso la sua influenza nell’Unione europea“. Zelensky ha dichiarato inoltre: «sono grato a tutti i Paesi dell’Unione Europea in cui hanno avuto luogo i miei appelli. Sappiamo che la Russia ha cercato di interromperli, ha cercato di utilizzare i suoi vari collegamenti: politici, diplomatici e persino commerciali. A Mosca capiscono che non hanno nulla per opporsi alla fiducia tra il popolo ucraino e l’Europa e a tale attività di comunicazione. Pertanto, hanno minacciato gli europei, hanno manipolato coloro che dipendono da loro. Ma questo è già il ventiquattresimo parlamento dei 27 paesi Ue, e voglio congratularmi con voi. La Russia ha perso la sua influenza nell’Unione europea».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/OLEKSANDR RATUSHNIAK

