“Sconvolti da guerra di speciale gravità, rischi di escalation nucleare”. Mons. Delpini: “non sono stato capito nelle mie reali intenzioni”
Papa Francesco rimarca nuovamente le sue preoccupazioni per la guerra in corso in Ucraina, sottolineando che “purtroppo l’Europa e il mondo intero sono sconvolti da una guerra di speciale gravità, sia per la violazione del diritto internazionale, sia per i rischi di escalation nucleare, sia per le pesanti conseguenze economiche e sociali. È una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, di cui voi siete testimoni nei luoghi in cui state svolgendo la vostra missione“.
«Sono passati tre anni dal nostro scorso incontro. La tempesta della pandemia da Covid-19 ci ha costretti a varie limitazioni della vita quotidiana e delle nostre attività pastorali. Ora sembra che il peggio sia passato, e grazie a Dio possiamo ritrovarci. Ma purtroppo l’Europa e il mondo intero sono sconvolti da una guerra di speciale gravità», ha aggiunto il Papa.
Da parte dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, arriva un messaggio per il Papa “caro amico”, affermando, dopo la scelta di Papa Francesco di nominare cardinale il vescovo di Como Oscar Cantoni, di essere “contento per la nomina di Oscar; ho molta stima di lui, lo conosco da tempo e penso possa dare buoni consigli al Papa. In secondo luogo, vorrei dire che io non desidero diventare cardinale, non mi sentirei proprio a mio agio“.
«La Chiesa di Milano, però, non deve sentirsi diminuita nel suo prestigio e nella sua bellezza se il vescovo, o almeno questo vescovo, non è cardinale. L’ultima cosa che voglio dire – ha concluso – è che io sono del tutto d’accordo con il Papa che non procede per inerzia nella scelta dei cardinali, ma prende decisioni con criteri che lui ritiene opportuni», ha concluso Delpini.
Ieri, Papa Francesco ha risposto al bambino di 8 anni che gli ha scritto parlandogli della storia di due suoi amichetti arrivati dalla Nigeria, invitandoli all’udienza generale in Vaticano.
Nel pomeriggio, al termine dell’udienza a piazza San Pietro, ha salutato una famiglia di Lecce che ha accolto due bambini rifugiati nigeriani, di 5 e 6 anni, che erano stati prigionieri in un campo di torture in Libia, ascoltando “con attenzione la loro storia e ha anche giocato con i due bambini“, riferisce, con una “grande gioia“.
di: Federico ANTONOPULO
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