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    Home » Archivio Storico » 2023 » Medvedev irride il “clown supremo ucraino”
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    Medvedev irride il “clown supremo ucraino”

    Marianna ManciniDi Marianna ManciniFebbraio 17, 2023
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    Attesa per il 21 febbraio quando Biden e Putin terranno due discorsi per l’anniversario dell’invasione

    Martedì 21 febbraio la sfida fra i due blocchi che si contrappongono sul fronte ucraino sarà tutta retorica: per quel giorno infatti è previsto un discorso ufficiale del presidente Usa Biden che, in occasione del primo anniversario dall’invasione, parlerà al Castello reale di Varsavia. Nello stesso giorno, anche Putin terrà un discorso per la medesima occasione.

    La Casa Bianca ha spiegato che il presidente parlerà del “modo in cui gli Stati Uniti hanno mobilitato il mondo per sostenere il popolo ucraino mentre difende la sua libertà e democrazia, e come continueremo a stare con il popolo ucraino per tutto il tempo necessario“.

    Ieri il capo della diplomazia cinese, il consigliere di Stato Wang Yi, ha incontrato il ministro degli Esteri Tajani a Roma. Oltre a discutere delle relazioni bilaterali fra Cina e Italia, promuovendo un rinnovato slancio alla partnership, i due hanno affrontato anche l’argomento guerra. «Quello che la Cina ha sempre fatto – ha dichiarato Wang – è di promuovere la pace e i negoziati» e così sarà necessario insistere per trovare una “soluzione accettabile per tutti“. Wang Yi ha poi confermato al suo omologo italiano che in occasione dell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina il presidente cinese Xi Jinping terrà un “discorso di pace“. «Io mi auguro – ha poi commentato Tajani – che la Cina faccia reali pressioni su Mosca».

    Nel suo briefing quotidiano la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova torna ad attaccare l’Occidente: «i Paesi della Nato – denuncia il Cremlino – stanno facendo gli innocenti, cercando di dimostrare che non sono parte del conflitto. Il loro coinvolgimento è massimo, hanno svolto attività provocatorie per molti anni. Ora controllano direttamente la leadership del regime di Kiev». Torna a sbeffeggiare il fronte occidentale anche il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Medvedev che, rispondendo su Telegram alla chiusura di Zelensky a un colloquio di pace con Putin, scrive: «il clown supremo ucraino non dovrà negoziare, dovrà solo firmare quello che gli viene detto».

    Intanto la Marina russa ha aumentato il numero di navi da guerra schierate nel Mar Nero, passate da 7 a 11. Tre di queste sono equipaggiate con missili da crociera Kalibr. Contestualmente, oggi prende il via l’esercitazione navale congiunta di Russia, Cina e Sudafrica nell’Oceano Indiano.

    Accordi sul grano, riprendono i negoziati

    Il viceministro ucraino per le infrastrutture Yuriy Vaskov ha confermato che i negoziati per estendere l’accordo sul grano “cominceranno fra una settimana e lì capiremo la posizione di tutte le parti“. Il negoziato, grazie alla mediazione dell’Onu, ha consentito l’esportazione del grano dai porti bloccati dell’Ucraina. «Credo – ha aggiunto Vaskov – che il buonsenso prevarrà e il corridoio verrà esteso».

    La denuncia di due reporter italiani bloccati nel Donbass

    «Il 6 febbraio, mentre eravamo di ritorno dal fronte di Bakhmut, dove abbiamo realizzato un reportage per Rai3, il ministero della Difesa ucraino ci ha notificato la sospensione degli accrediti giornalistici». Così inizia il racconto di due reporter italiani che denunciano di essere bloccati a Kiev da diversi giorni, dopo essere stati bloccati nel Donbass.

    Si tratta di Andrea Sceresini e Alfredo Bosco, che denunciano la sospensione degli accrediti e “l’impossibilità di muoversi liberamente nel Paese, specie nelle zone vicino al fronte, e il rischio concreto di essere arrestati al primo posto di blocco. Di fatto, questo provvedimento ci ha messo nella totale impossibilità di lavorare e ha posto seriamente a rischio la nostra incolumità“.

    Guerra sul campo

    A quasi un anno dal 24 febbraio che diede inizio alla guerra, secondo le stime del Ministero della Difesa britannico coadiuvato dall’intelligence le forze di Mosca, sommando le truppe russe e i mercenari, hanno subito dalle 40 alle 60mila vittime. Se consideriamo anche i feriti le perdite salgono a 175/200mila soldati. Il tasso delle perdite russe, secondo l’intelligence, sarebbe “significativamente cresciuto da settembre 2022, quando è stata imposta la `parziale mobilitazione` dalle autorità russe“.

    Intanto però i combattimenti proseguono sul campo, in particolare nell’area di Bakhmut dove gli scontri sono incessanti. Le forze russe hanno colpito con artiglieria e Grad Mlrs una zona residenziale nell’oblast di Donetsk, uccidendo cinque persone e ferendone 9. Ancora molti gli edifici residenziali danneggiati.

    I continui attacchi alla città hanno spinto il Governo ucraino a invitare i civili ancora in città a “evacuare immediatamente“. Secondo le stime di Kiev sarebbero ancora 6mila i civili sotto attacco dell’artiglieria nemica che colpisce nelle aree residenziali. Bakhmut rappresenta una conquista strategica per Mosca, essendo una delle roccaforti ucraine nella contesa regione orientale del Donetsk. La città rappresenta anche la via d’accesso a Sloviansk e Kramatorsk, altri centri della Regione controllati da Kiev.

    di: Marianna MANCINI

    FOTO: ANSA/EPA/EKATERINA SHTUKINA / SPUTNIK

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