Un elicottero militare ha colpito un volo American Airlines in atterraggio: sono morte 67 persone. Il punto sulle indagini
Nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 gennaio un aereo di linea regionale dell’American Airlines e un elicottero militare si sono scontrati in volo sopra Washington DC: i velivoli sono caduti entrambi nel fiume Potomac e tutte le persone a bordo sono morte nell’impatto. Si tratta di 67 vittime: 60 passeggeri, quattro membri dell’equipaggio del volo AA, e tre militari che si trovavano invece sullo Sikorksky UH-60 Black Hawk.
La dinamica dell’incidente è apparsa chiara da subito, benché le motivazioni dell’impatto siano tuttora oggetto di dibattito: l’aereo civile era partito da Wichita nel Kansas ed era in fase di atterraggio all’aeroporto Ronald Reagan; era un jet bimotore CRJ-700 gestito dalla società PSA Airlines, una sussidiaria dell’American Airlines che gestisce i voli regionali all’interno del Paese. L’elicottero militare arrivava da Nord, direzione opposta: si sono scontrati all’altezza dell’aeroporto, proprio sopra il fiume dentro cui sono poi precipitati.
Ci sono molti dubbi su cosa abbia causato lo scontro: sono state recuperate dopo 24 ore le scatole nere con i dati del volo e il registratore delle comunicazioni della cabina di pilotaggio dell’aereo e sono ancora in fase di analisi. Il New York Times è stato il primo a rendere noto che la Federal Aviation Administration, agenzia federale degli Usa che si occupa della sicurezza e dei controlli dell’aviazione, ha avviato un’indagine interna perché si ipotizza che l’elicottero militare abbia deviato il proprio percorso e che l’aereo se lo sia trovato davanti all’improvviso, senza aver alcuna possibilità di evitarlo. Secondo le informazioni del quotidiano l’errore sarebbe “partito” dalla torre di controllo: l’elicottero, che viaggiava da Nord verso Sud, avrebbe chiesto alla torre il permesso di deviare il percorso che sarebbe stato autorizzato; gli operatori avrebbero detto ai piloti di volare “dietro l’aereo della PSA Airlines che stava arrivando da Sud in quel momento”. Però sembra che a questo punto i piloti non abbiano rispettato le indicazioni, non abbiano seguito la traiettoria indicata e si siano invece innalzati a un’altitudine di 90 metri circa.
Trump ammette l’errore militare

Poche ore dopo il terribile incidente, il neo eletto presidente Usa Donald Trump aveva dato la colpa del disastro aereo alle “quote riservate da Biden alle minoranze“. Con il proseguire delle indagini però il tycoon ha cambiato versione e ha ammesso che lo scontro è stato provocato dall’elicottero militare che volava troppo in alto. È stato sottolineato da più parti che le pratiche di sicurezza dell’aviazione civile americana siano antiquate e vadano aggiornate ma la teoria del complotto che vorrebbe che siano stati inclusione e diversità ad aver provocato 67 morti sembra esser stata sfatata. Questo non ha impedito comunque a Trump di ordinare alla Faa e al segretario ai trasporti degli Stati Uniti di esaminare tutte le assunzioni e le modifiche ai protocolli di sicurezza effettuate dall’agenzia durante i quattro anni della precedente amministrazione di “adottare le azioni correttive necessarie per ottenere una sicurezza aerea senza compromessi”.
Di certo c’è che l’incidente provocherà uno scossone nel sistema di aviazione americano. Secondo l’ex vicepresidente dell’Organizzazione traffico aereo della FAA, oggi responsabile del programma di gestione del traffico aereo all’Università aeronautica Embry-Riddle, “una collisione a mezz’aria in una grande area metropolitana mentre entrambi i velivoli sono guidati dal controllo del traffico aereo è un evento che genererà molta attenzione, un’indagine approfondita e alcuni cambiamenti significativi“.
Le indagini

Secondo quanto riporta Wired, uno dei membri dell’Ntsb (National Transportation Safety Board), J. Todd Inman, ha dichiarato in una conferenza stampa che sarà fondamentale condurre un esame “approfondito e imparziale” e che per farlo saranno utilizzati almeno 7 diversi team di lavoro che si concentreranno su “differenti elementi dell’episodio”. All’interno dei team ci saranno investigatori federali, rappresentanti dell’esercito, produttori di aeromobili e membri delle organizzazioni che rappresentano i professionisti dell’aviazione.
I lavori saranno probabilmente così suddivisi: un team si occuperà della storia dell’incidente e dell’equipaggio; un altro analizzerà la struttura dell’aereo, i rottami, le aree coinvolte e la dinamica dello scontro; un terzo sarà incaricato di controllare i motori di entrambi i velivoli; poi ci saranno quelli che saranno assegnati al controllo dei sistemi idraulici, elettrici, dei pneumatici di bordo, degli strumenti di controllo del volo. Un team concentrerà le indagini sul ruolo avuto dalla torre di controllo: per far questo verranno utilizzati registrazioni e dati dei sensori. Inoltre saranno messe al vaglio le reazioni dei primi soccorritori, verrà analizzata la possibile “fatica” dell’equipaggio, il carico di lavoro, l’assunzione di farmaci, le attrezzature messe o meno a disposizione e l’addestramento dei professionisti.
Ci vorranno almeno 30 giorni per avere un rapporto preliminare sull’incidente, e un anno per averlo completo e approfondito.
Un punto che è emerso con grande chiarezza dalle indagini preliminari della FAA e che è stato reso pubblico dal Washington Post è che al lavoro nella torre di controllo, mercoledì sera, c’era un numero insufficiente di persone: due addetti, che stavano svolgendo il lavoro che normalmente avrebbero dovuto fare in quattro. Non ci sono stati commenti in questo senso né dall’associazione nazionale dei controllori del traffico aereo né dalla stessa FAA, ma non è la prima volta che si parla di carenza di personale al Reagan. Il rapporto annuale del Congresso sulla forza lavoro nel controllo del traffico aereo elaborato nel 2023 ha messo in luce come l’aeroporto di Washington fosse più di un terzo al di sotto dei livelli di personale richiesti. Si parla di 19 controllori su 30 necessari.
Le vittime di Washington
Tra le vittime del disastro c’è un’intera squadra statunitense di pattinaggio artistico, insieme a parenti e allenatori. Inoltre figura anche un gruppo di sindacalisti in trasferta, i membri dell’equipaggio e, dall’altro lato, i tre militari.
Con una conferenza stampa il direttore del circolo a cui appartenevano alcuni dei pattinatori, lo Skate Club di Norwood, nel Massachusetts, ha confermato che sono morti 14 pattinatori, dato che non include parenti e allenatori che accompagnavano gli atleti. Erano di ritorno da un campo di allenamento che era stato organizzato in concomitanza con la conclusione dei campionati americani di pattinaggio artistico di Wichita. Tra le vittime anche gli ex campioni mondiali russi Evgenia Shishkova e Vadim Naumov, coppia anche nella vita. Il figlio, Maksim, anche lui è un pattinatore ma benché avesse partecipato ai campionati di Wichita dal 21 al 26 gennaio non era sull’aereo con loro.
A bordo anche la ex pattinatrice sovietica Inna Volyanskaya. Tutti e tre erano allenatori: “quando perdi allenatori del genere, perdi anche il futuro di questo sport” ha detto il direttore Doug Zeghibe.
Tra le vittime anche le vittime di due atleti 16enni: Spencer Lane e Jinna Han, morti insieme alle mamme, Molly e Jean.
Il distretto scolastico della contea di Loudoun in Virginia ha annunciato che tra le vittime figurano numerosi ex studenti della comunità.
Compaiono nell’elenco delle vittime anche due cittadini cinesi, come riferisce la loro ambasciata.
I membri dell’equipaggio deceduti sono invece il capitano Jonathan Campos, 34 anni, e il primo ufficiale Samuel Lilley che ne aveva 29; a quest’ultimo mancavano pochi mesi per la promozione a capitano. I due assistenti di volo invece erano Ian Epstein e Danasia Elder.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA

