Nel documento di bilancio approvato il 13 ottobre il governo conta di incassare circa 720 milioni dal gioco nel 2027. Nello stesso Paese in cui nel 2025 si sono giocati oltre 165 miliardi e le famiglie ne hanno persi quasi 22. Quando lo Stato ha bisogno di soldi bussa alla porta del gioco d’azzardo, ma è anche lo Stato che dovrebbe proteggerci dalla dipendenza.
Ogni anno, quando si scrive la legge di bilancio, il governo cerca risorse dove può. Quest’anno la manovra vale circa 23,5 miliardi di euro e una parte importante, intorno ai 5 miliardi, dovrebbe arrivare da banche e assicurazioni. Nell’elenco dei settori chiamati a contribuire, però, c’è anche una voce che passa quasi inosservata e che invece racconta molto del rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini, quella del gioco d’azzardo.
Secondo il Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, dal gioco dovrebbero arrivare circa 720 milioni nel 2027. Come verranno raccolti ancora non si sa. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane ci sono la proroga delle concessioni per il gioco fisico in cambio di nuovi canoni, una gara anticipata per i gratta e vinci e perfino un’estrazione in più del Lotto e del SuperEnalotto. I dettagli arriveranno con il testo della legge, atteso alla Camera a fine ottobre.
Un Paese che gioca più di quanto spende per la sanità
Per capire perché quella cifra pesa più di quanto sembri bisogna guardare la dimensione del fenomeno. Secondo il Libro nero sull’azzardo presentato a maggio da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon, nel 2025 gli italiani hanno giocato 165,34 miliardi di euro, il 7,3% del prodotto interno lordo. È una cifra più alta dell’intero Fondo sanitario nazionale, che vale 138,6 miliardi, e circa il doppio di quanto lo Stato spende per l’istruzione.
La parte che cresce di più è quella che non si vede. Il gioco online ha superato per la prima volta i 100 miliardi, con un aumento del 9,5% in un anno e del 221% rispetto al 2018, mentre sale giochi, tabaccherie e ricevitorie sono scese a 64,5 miliardi. Non serve più entrare in un locale, basta il telefono che teniamo in mano per buona parte della giornata, a qualsiasi ora e senza che nessuno se ne accorga. I giocatori online attivi sono circa 4,8 milioni, e secondo il rapporto crescono soprattutto tra i più giovani.
Gran parte di quei 165 miliardi torna ai giocatori sotto forma di vincite, ma non tutto. Nel 2025 le perdite nette sono state di 21,88 miliardi, in media 3.284 euro per ogni adulto. È una somma che equivale a circa il 2% del reddito complessivo delle famiglie e che sale a circa il 4% per quelle meno abbienti, per le quali il gioco diventa una spesa che toglie spazio a tutto il resto.

Più giocate, stesse entrate
C’è poi un paradosso che riguarda direttamente i conti pubblici. Nel 2025 l’erario ha incassato dai giochi circa 11,5 miliardi, secondo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, più o meno quanto l’anno prima. Le giocate aumentano, ma le entrate dello Stato restano ferme, perché il gioco online, che corre di più, è tassato meno di quello fisico. Intanto i ricavi delle imprese del settore hanno raggiunto i 10,4 miliardi, e secondo il Libro nero i loro profitti sono cresciuti di circa il 165% in termini reali negli ultimi cinque anni.
Gli autori del rapporto parlano di una «dipendenza dello Stato dall’azzardo», e l’espressione non è soltanto una provocazione. Ogni volta che servono risorse in fretta, che si tratti di un terremoto, di un’alluvione o di una manovra da far quadrare, il gioco è tra le prime voci a cui si pensa, perché garantisce entrate sicure e chiede poco consenso politico. Nessuno scende in piazza per difendere una slot machine.
Chi paga davvero il conto
Il problema è che quelle entrate non arrivano in modo uniforme da tutto il Paese. Le spese più alte si concentrano nel Centro-Sud e nelle zone più fragili. Nel gioco online la Campania arriva a 2.527 euro per residente, contro i 921 del Veneto. Tra i capoluoghi il primato è di Isernia, con 6.307 euro a testa, e tra i comuni di Patti, in provincia di Messina, con 7.715 euro. Il rapporto osserva che la spesa per il gioco cresce quando peggiorano le condizioni economiche, e lo definisce senza mezzi termini «una tassa sulla povertà». È una fragilità che conosciamo bene, perché in Italia c’è chi lavora e resta comunque povero, e per chi vive con poco la promessa di una vincita può sembrare l’unica via d’uscita.
Poi ci sono i costi che non compaiono in nessun bilancio. Secondo l’indagine Ipsad del Cnr, nel 2022 circa 20 milioni di italiani tra i 18 e gli 84 anni hanno giocato almeno una volta, e circa 800mila mostravano un rischio da moderato a grave di sviluppare un problema. Tra gli studenti di 15-19 anni, secondo lo studio Espad, ha giocato più della metà, circa 1,3 milioni di ragazzi, e oltre 67mila hanno un comportamento problematico, pur essendo in gran parte minorenni e quindi esclusi per legge dal gioco. Dietro questi numeri ci sono debiti, famiglie in difficoltà, servizi per le dipendenze che lavorano con risorse limitate, e tutto questo lo paga lo stesso Stato che incassa dalle giocate.
Una scelta che riguarda tutti
Nessuno pensa che il gioco legale vada abolito, anche perché lo spazio lasciato libero verrebbe occupato in fretta da quello illegale, che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli continua a contrastare con migliaia di controlli e oltre mille siti oscurati nel solo 2025. Ma c’è una differenza tra regolare un fenomeno e contarci sopra. Uno Stato che mette il gioco tra le voci stabili della propria manovra ha tutto l’interesse a che si continui a giocare, e diventa difficile chiedergli allo stesso tempo di investire davvero nella prevenzione.
Le associazioni che hanno curato il Libro nero chiedono di ripristinare il divieto totale di pubblicità, di rendere pubblici i dati sul gioco di tutti i comuni e di destinare una parte dei profitti del settore alla sanità pubblica e alla cura delle dipendenze. Sono proposte su cui si può discutere, ma partono da una domanda semplice che vale la pena porsi mentre la manovra arriva in Parlamento. Se il banco vince sempre, lo Stato da che parte del tavolo vuole stare?
Domande frequenti sul gioco d’azzardo nella manovra
Il Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026 stima circa 720 milioni di euro dal settore del gioco nel 2027. Le misure precise non sono ancora state indicate. Tra le ipotesi ci sono la proroga delle concessioni del gioco fisico, una nuova gara per i gratta e vinci e un’estrazione aggiuntiva di Lotto e SuperEnalotto.
Secondo il Libro nero sull’azzardo di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon, nel 2025 la raccolta ha raggiunto 165,34 miliardi di euro, il 7,3% del Pil. Il gioco online ha superato per la prima volta i 100 miliardi. Le perdite nette dei giocatori sono state di 21,88 miliardi, in media 3.284 euro per ogni adulto.
Nel 2025 le entrate erariali dai giochi pubblici sono state di circa 11,5 miliardi di euro, secondo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, più o meno quanto nel 2024. Le giocate crescono ma le entrate restano stabili, perché aumenta il peso del gioco online, che ha una tassazione più bassa di quello fisico.


