Nato a Catania e arrivato anche a Palermo e Roma, il progetto crea aperitivi ed esperienze offline per riportare al centro conversazioni, attenzione e rapporti reali. Non una crociata contro gli smartphone, ma il tentativo di restituire tempo alle persone.
Siamo continuamente connessi e, paradossalmente, facciamo sempre più fatica a incontrarci davvero. Scriviamo, reagiamo, scorriamo, mandiamo vocali, e in pochi secondi possiamo sapere dove si trova qualcuno, cosa ha mangiato, quale concerto ha visto e persino che umore ha. Eppure iniziare una conversazione con uno sconosciuto, senza uno schermo in mezzo, sembra diventato quasi più complicato.
È dentro questa contraddizione che nasce Take a Breath, un progetto partito da Catania, oggi attivo anche a Palermo e in espansione a Roma, che vuole creare occasioni in cui le persone possano conoscersi attraverso esperienze condivise, ascolto e conversazioni senza fretta. Non un social network, quindi, semmai il contrario, cioè il tentativo di riportare il social alla sua accezione più antica, quella delle relazioni tra persone.
Dietro c’è un gruppo di ragazzi che ha deciso di cambiare rotta, in modo netto e duraturo, rispetto alla dipendenza dal digitale nelle relazioni sociali. Tutto è cominciato a Catania, con un primo incontro di una ventina di persone e nessuna certezza su come sarebbe andata. Da lì il progetto è arrivato a Palermo e ora a Roma.
Un aperitivo senza la necessità di essere sempre online
A Roma il format prende forma innanzitutto con aperitivi offline organizzati il mercoledì, dalle 19.30 a mezzanotte, mentre a Catania gli incontri si svolgono sempre il mercoledì e a Palermo il giovedì. Giochi e attività rompighiaccio servono semplicemente ad abbassare quella piccola barriera che spesso rende difficile iniziare a parlare con qualcuno che non conosciamo.
Il telefono non viene sequestrato all’ingresso e non ci sono regole punitive. La modalità aereo è un invito e non un obbligo, perché l’idea è ridurre le interruzioni e vedere cosa succede quando, almeno per qualche ora, l’attenzione resta sulle persone presenti.
Chiara Barone, local manager nella capitale, racconta così il valore e le opportunità di questa nuova tappa. «Dopo Catania e Palermo, Roma rappresenta un nuovo passo per Take a Breath e un contesto ideale per svilupparne il potenziale. Il principio alla base del progetto è universale, ma Roma offre un ambiente particolarmente stimolante, tra studenti e lavoratori fuori sede che cercano nuove connessioni e persone del posto che desiderano ampliare la propria cerchia sociale. In una città dai ritmi frenetici, vogliamo creare occasioni di incontro spontanee e autentiche, per rendere più naturale conoscere persone, costruire legami e sentirsi parte di una community.»
Non solo aperitivi
Take a Breath non si limita alle serate. Il progetto prevede anche esperienze domenicali in piccoli gruppi dedicate alla natura, alla cultura, allo sport, all’arte e al cibo, con un calendario che cambia a seconda delle città e delle proposte. Un’escursione, un’attività sportiva o una visita diventano così un pretesto per conoscersi attraverso qualcosa che si sta facendo insieme, invece che attraverso una biografia, una foto profilo o una sequenza di messaggi.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante del progetto, che non pretende di inventare una nuova forma di socialità ma prova semplicemente a recuperare quella che esisteva già.
Per Chiara, tra le soddisfazioni più grandi ci sono i legami che nascono durante gli eventi, soprattutto tra le persone più timide. «È bello vedere chi arriva anche da solo, magari con qualche esitazione, e a fine serata si ritrova ad aver conosciuto un gruppo di persone. Quando poi tornano agli eventi e continuano a costruire rapporti anche al di fuori, capisci che si sta creando qualcosa di autentico. Gli eventi rappresentano, tante volte, un punto di partenza: a volte la serata finisce, ma le persone restano ancora a parlare e, quando finalmente riprendono il telefono, la prima cosa che fanno è scambiarsi i contatti. Sono momenti semplici ma significativi, perché dimostrano che da un incontro può nascere qualcosa che va oltre la singola serata».
Il bisogno di tornare a guardarci
La tecnologia non è il nemico, e sarebbe semplicistico raccontarla così. Ci permette di mantenere relazioni a distanza, di trovare persone simili a noi e di creare comunità che altrimenti non esisterebbero. Il problema nasce forse quando la connessione diventa il sostituto dell’incontro, invece che uno strumento per renderlo possibile.
Take a Breath parte da un principio molto semplice, quello di lasciare spazio a ciò che una persona ha da raccontare, alle domande che possono nascere durante un incontro e persino ai silenzi, senza sentire subito il bisogno di riempirli guardando uno schermo. In un tempo in cui siamo abituati a decidere in pochi secondi se qualcosa, o qualcuno, merita la nostra attenzione, dedicare un’intera serata alla curiosità verso chi abbiamo davanti è diventato quasi un gesto controcorrente.
E magari, per ricominciare a parlare, non abbiamo bisogno di una nuova app. Solo di prendere fiato.
Chi c’è dietro Take a Breath
Take a Breath è stato fondato da Corrado Finocchiaro, Antonio Paratore, Fernando Coppola e Lorenzo Calaciura. Sul territorio il progetto è coordinato da Chiara Piazza, local manager di Catania, Chiara Barone, local manager di Roma, e Christian Arduino, local manager di Palermo. Per informazioni si può scrivere a info@take-a-breath.it oppure seguire il progetto su Instagram, @takeabreathx.
Domande frequenti sugli aperitivi offline di Take a Breath
È un progetto nato a Catania e attivo anche a Palermo e Roma che organizza aperitivi offline ed esperienze di gruppo per aiutare le persone a conoscersi dal vivo, con conversazioni senza fretta e senza lo smartphone al centro.
No. Il telefono non viene ritirato all’ingresso e non ci sono regole punitive. La modalità aereo è un invito, per ridurre le interruzioni e lasciare l’attenzione alle persone presenti.
A Roma e a Catania gli aperitivi si tengono il mercoledì, a Roma dalle 19.30 a mezzanotte, mentre a Palermo il giovedì. La domenica ci sono anche esperienze in piccoli gruppi dedicate a natura, cultura, sport, arte e cibo.


