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    Home » Archivio Storico » 2023 » Meloni a Tripoli: “vogliamo aiutare l’Africa”
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    Meloni a Tripoli: “vogliamo aiutare l’Africa”

    Caterina MaggiDi Caterina MaggiGennaio 28, 2023
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    La premier di Fratelli d’Italia sull’altra sponda del Mediterraneo arriva in Libia per parlare di nodi strategici, ma c’è una prima gaffe

    «L’Italia – ha dichiarato oggi la presidente del consiglio Giorgia Meloni in visita a Tripoli – può e vuole giocare un ruolo importante anche nella capacità di aiutare i Paesi africani a crescere e a diventare più ricchi: una cooperazione che non vuole essere predatoria, che vuole lasciare qualcosa nelle nazioni».

    Questa dichiarazione è stata rilasciata a margine dell’incontro a Tripoli con il primo ministro del Governo di unità nazionale libico, Abdelhamid Dbeibah, come si vede nelle immagini diffuse da Palazzo Chigi. La premier ha anche aggiunto : «il contrasto ai flussi irregolari rimane per noi un dossier centrale. Nonostante gli sforzi, i numeri delle migrazioni irregolari dalla Libia verso l’Italia sono ancora alti. Gli ingressi irregolari sono oltre il 50% del totale. Si devono intensificare gli sforzi in materia di contrasto al traffico e alla tratta di esseri umani». Parole che faranno discutere nel giorno in cui 237 migranti che si trovano a bordo della nave Geo Barents sono stati accolti da striscioni solidali nel porto di La Spezia: fra i profughi arrivati, 73 sono minori non accompagnati.

    Un piano cruciale

    Agli occhi dei meno esperti potrebbe sembrare una semplice visita diplomatica. Ma quella di oggi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in Libia è tutt’altro che un banale incontro di cortesia: fa parte della costruzione di una più ampia rete di rapporti, commerciali ed energetici ma non solo, che punta nelle aspirazioni del governo di destra a fare dell’Italia un hub di riferimento per il Mediterraneo meridionale, grazie a una serie di connessioni fondate soprattutto sulla spartizione delle risorse naturali (gas e petrolio in primis) e del controllo dei flussi migratori.

    La nuova missione in Africa con i ministri degli Esteri Tajani e dell’Interno Piantedosi, parte del più vasto “Piano Mattei” per l’Africa, ha infatti un duplice intento, come anche dimostrato dalle competenze dei dicasteri presenti. E non solo: nella delegazione italiana ci sono anche rappresentanti di Confindustria ed Eni, a sottolineare il carattere economico strategico della visita (come se già non bastasse l’onomastica ispirata al fondatore di Eni). È attesa per oggi, infatti, anche la firma di un nuovo accordo tra l’Eni e la libica Noc per un potenziale investimento da 8 miliardi di dollari in due giacimenti di gas naturale. Un passo in più nella strategia di diversificazioni delle fonti di energia, con l’obiettivo dell’indipendenza dalla Russia, che arriva dopo il primo bilaterale per la premier ad Algeri.

    Gli interessi di Eni

    L’accordo è un’impresa di proporzioni enormi: otto miliardi di dollari, come aveva anticipato giorni fa il presidente della Noc, Farhat Bengdara, che ha già dichiarato che : «il settore energetico non vedeva un investimento di questa portata da più di un quarto di secolo». L’accordo riguarda due giacimenti sulla costa occidentale del Paese, in due aree esplorative in un blocco marino dove è già stato scoperto gas nelle strutture “A” ed “E”, circa 140 chilometri a nord-ovest di Tripoli. I due giacimenti dovrebbero contenere circa 6 trilioni di piedi cubi e per svilupparli saranno necessari circa tre anni e mezzo, ha avvertito Bengdara. Al ritmo di 850 milioni di piedi cubi al giorno, la produzione potrà andare avanti per 25 anni, ha previsto: in metri cubi, si tratta 8,78 miliardi l’anno. La Libia è al quinto posto nella classifica dei Paesi africani con le maggiori riserve di gas. Inoltre il metano libico è molto vicino alla Sicilia: tra Mellitah e Gela il tratto sottomarino del gasdotto GreenStream è lungo circa 520 km e dal 2004 (anno in cui fu messo in attivo dalla stessa joint venture) è in grado di trasportare sei miliardi di metri cubi l’anno che, con opportune modifiche, potrebbero essere aumentati a otto.

    Alla presenza della premier Giorgia Meloni e del Primo Ministro del Governo di unità nazionale libico, Abdul Hamid Al-Dbeibah, Claudio Descalzi, ad di Eni e Farhat Bengdara ad della National Oil Corporation hanno siglato un accordo strategico per aumentare la produzione di gas per rifornire il mercato interno libico, e che garanità l’esportazione di volumi in Europa.

    Descalzi ha spiegato che “l’accordo di oggi consentirà di effettuare importanti investimenti nel settore dell’energia in Libia, contribuendo allo sviluppo e alla creazione di lavoro nel Paese, e rafforzando la posizione di Eni come primo operatore in Libia“.

    La “gaffe” del governo

    Il governo però non ha mancato di fare qualche scivolone importante. Il primo una serie di incontri con alcuni membri del governo destituito, che hanno causato non pochi malumori nel nuovo esecutivo libico; decisamente una mossa azzardata in un quadro nazionale che vede Tripoli non stabile e incapace di gestire gli scontri interni tra milizie e fazioni. A incontrare oggi Meloni sarà Fathi Bashagha, premier nominato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, vicino al generale Khalifa Haftar e che alla vigilia della visita di Meloni si è detto infatti “sorpreso” per gli incontri in agenda con un “governo scaduto” come quello guidato da Abdul Amid Dbeibah. La Libia è però un tassello fondamentale nel piano meloniano, dopo l’Egitto da cui, secondo Tajani, titolare della Farnesina, ci si aspetta quest’anno “tre miliardi di metri cubi di gas”. Riuscirà Meloni a far dimenticare questo inciampo? Altro tema fondamentale, la questione migratoria, che sarà anche al centro del Consiglio Europeo di febbraio prossimo e riguardo cui Tajani ha assicurato che «la stabilizzazione della Libia è cruciale, bisogna compiere ogni sforzo perché ci siano elezioni entro il 2023 in linea con la mediazione Onu che l’Italia sostiene convintamente».

    di: Caterina MAGGI

    FORO: ANSA/ETTORE FERRARI

    AFRICA gas Giorgia Meloni Italia Migranti petrolio piantedosi POLITICA tajani
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