Proiezione stampa alla XXI Festa del Cinema di Roma per Fatherland, il nuovo film di Paweł Pawlikowski, che chiude la trilogia iniziata tredici anni fa con Ida e che è già in corsa per gli Oscar 2027: il viaggio di un padre ingombrante insieme a sua figlia, attraversando la storia familiare e la Storia europea
Quando Thomas Mann accetta di tornare in Germania per la prima volta da quando è stato costretto a fuggire negli Stati Uniti, è chiaro che ci saranno in patria grandi riconoscimenti ad attenderlo, è stato insignito del Nobel per la letteratura e il viaggio in Europa è un riconoscimento al merito e alla fama, ma è chiaro anche che la sua patria non esiste più.
Nel 1949, in piena Guerra Fredda, lo attendono due premiazioni per lo stesso premio dedicato a Goethe, negli stessi giorni, prima a Francoforte, sotto il controllo alleato e poi a Weimar, dove troverà invece l’egemonia comunista russa. Mann vuole ritirare entrambi i premi e tenere entrambi i discorsi di ringraziamento, perché sente l’espressione del popolo tedesco in entrambi i territori, ma non può sottrarsi alle domande insidiose della stampa “Lei da che parte sta,” gli chiedono “Stalin o Topolino?”. Mann non risponde, non vorrebbe stare da nessuna delle due parti, vorrebbe solo ri-sentirsi tedesco, probabilmente.
La minaccia della Guerra Fredda, l’Europa in trasformazione e una famiglia
Nel percorre il viaggio in auto, che sembra attraversare la Storia e non solo il confine tra Germania Est e Germania Ovest, questo gigante della letteratura (interpretato da Hanns Zischler) è accompagnato da Erika, sua figlia primogenita (interpretata da Sandra Hüller) che lo accudisce premurosa pur delineandosi subito come una donna moderna e acuta. Lei guida la macchina su cui viaggiano (nella vita reale è stata anche pilota di rally), lei sbriga le formalità in dogana, lei lo aiuta come traduttrice durante le conferenze stampa e come redattrice per i suoi discorsi (Erika Mann si è distinta in vita come scrittrice e saggista antifascista). É una donna nuova, americana in un certo senso, nei suo completi pantalone, mentre parla del suo ex marito ma è anche una donna legata alla sua famiglia ,è lei il filo sottilissimo che tiene dentro questa storia un terzo personaggio: Klaus.
Klaus Mann è il figlio secondogenito di Thomas, anche lui scrittore, fratello amatissimo di Erika la quale cerca di restare in contatto con lui mentre lo sente perdersi, allontanarsi dalla vita. Figlio geniale e tormentato, preda delle dipendenze, ci racconta una distanza con il padre che si è fatta incolmabile quando neanche l’idea di rincontrarsi in Europa riesce a modificare la traiettoria tragica degli eventi.
Erika e il padre sembrano muoversi a loro agio in mondi diversi: finché restano con l’élite o comunque agganciati alla loro “missione culturale” sembrano padroni della situazione. Thomas con la sicurezza di chi sa che le proprie parole hanno un peso, Erika con la decisone delle opinioni, con l’idea che il mondo sia in cambiamento e che le parole spostino poco.
Ma sono entrambi inermi nei territori emotivi, non riescono a parlarsi davvero e il dolore sembra tenerli lontani l’uno dall’altra.

L’equilibrio tra dialoghi e silenzi e la fotografia magistrale
Le necessità di viaggio e gli incontri lungo il cammino danno prospettiva ai dialoghi, che sono i protagonisti di questo film in cui si ha l’impressione di aver visto quasi esclusivamente primi piani di padre e figlia per tutto il tempo, ma non è così.
A pensarci bene, ci sono le pause, le tantissime scene di silenzio o comunque di sospensione, quelle in cui ti accorgi di guardare un film in bianco e nero, della quasi assenza di musica (nonostante nel film si parli moltissimo della musica come legame identitario) e dell’ambiente visivo (c’è lo sfarzo degli hotel dove si incontra l’élite culturale e militare, sia a est che a ovest, ma ci sono anche i segni devastanti della guerra, le macerie, i checkpoint e la miseria). Immagini notevoli che spingono e cercare il nome del direttore della fotografia: Łukasz Żal (lo stesso direttore della fotografia de La zona d’interesse, ecco).
Forse per qualcuno il film potrebbe essere lento o indugiare eccessivamente in alcune inquadrature “estetiche”, per me sarebbe potuto durare ancora e ancora, per come è costruito sicuramente ma soprattutto per Sandra Hüller, che riesce a rievocare tutta la dolcezza della figlia che ama suo padre e tutta la rabbia della generazione tradita che vede tornare in auge gli stessi detestabili personaggi del passato, che avevano un posto al sole durante la guerra e che ne hanno uno al sole anche adesso, solo con una nuova giacca e un nuovo taglio i capelli.

Paweł Pawlikowski, riconoscimenti e critica
Il film, che come dicevo è integralmente in bianco e nero, scelta che sembra calzare a pennello sia per la storia che per gli ambienti, è diretto e co-sceneggiato da Paweł Pawlikowski ed è già stato abbondantemente notato al 79esimo Festival di Cannes, qualche mese fa, dove il regista polacco ha vinto il premio per la Migliore regia.
Con questa pellicola Pawlikowski chiude la trilogia di film storici in bianco e nero ambientati in Polonia, iniziata con Ida (2013), premio Oscar per il Migliore film straniero, e proseguita cinque anni dopo con Cold War, che gli è valso il premio Miglior regia a Cannes e tre candidature all’Oscar (tra cui quella per Miglior fotografia a Łukasz Żal) e si mostra per il regista e sceneggiatore talentoso che è, confermandosi ancora una volta un attento osservatore di quelle emozioni che custodiamo nelle pieghe più profonde dell’anima.

Fatherland, distribuito da Mubi, arriva oggi nella sale di tutta Italia con una presenza importante corroborata anche dalla candidatura ai prossimi Academy Awards, dove a marzo avrà l’occasione di concorrere nuovamente per l’Oscar come Miglior film straniero.
Un film intenso, immerso nella Storia più dolorosa e nei suoi interrogativi.
Da vedere
Il trailer ufficiale di Fatherland (MUBI Italia)
Domande frequenti su Fatherland di Paweł Pawlikowski
Fatherland (2026) – Cold War (2018) – Ida (2013) – La femme du Vème (The Woman in the Fifth) (2011) – My Summer of Love (2004) – Last Resort (2000) – The Stringer (1998)
Premio per la Migliore regia (Prix de la mise en scène) al Festival di Cannes 2026, assegnato ex aequo con Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra.
L’uscita è prevista per Venerdì 16 Ottobre 2026
Paweł Pawlikowski ha vinto il Premio Oscar per il miglior film straniero (oggi denominato Miglior film internazionale) nel 2015, con il film Ida.


