ROMA . A Roma circa un migliaio di operai è ‘acrobatico’, lavora nei cantieri con le funi e non con le impalcature. Come Andrea Moretti, il 22enne morto questa notte dopo essere caduto dal cantiere del Colosseo dove stava lavorando al nuovo impianto di illuminazione. “In base ai dati della Cassa Edile di Roma, sono 40mila i lavoratori complessivi del settore e il 2% sono lavoratori acrobatici”, ha spiegato all’agenzia Dire il segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio, Diego Piccoli. A queste circa 800 unità vanno poi aggiunti tutti quei lavoratori al di fuori della Cassa Edile, perché “nel mondo dei ponteggi e dell’edilizia acrobatica si insinua lo spettro del dumping contrattuale: spesso le aziende applicano contratti non dell’edilizia ma, nella migliore delle ipotesi, quello metalmeccanico”.
“REGOLAMENTARE NEL CONTRATTO EDILIZIA QUESTA TIPOLOGIA DI LAVORATORI”
Gli operai acrobatici “devono essere attaccati con doppia fune, di cui una di emergenza, ancorati in maniera molto salda col moschettone in punto solidi, seguire sostanzialmente le stesse tecniche degli arrampicatori e, oltre alle funi, indossare alcuni dispositivi di protezione tra cui i cosiddetti giubbotti airbag che attutiscono il colpo in caso di urto con la parete”.Prima ancora di tutto ciò “questi lavoratori devono avere una formazione assolutamente più approfondita”, tuttavia per questa specifica tipologia di lavoro “non ci sono prescrizioni ulteriori rispetto a quelle ordinarie delle 16 ore di formazione. Infatti- ha continuato Piccoli- noi da tempo chiediamo che questo tipo di fattispecie venga regolamentata specificamente nel contratto dell’edilizia, che prevede una formazione più stringente per le maestranze. Ma spesso le imprese fanno formazione al di fuori del sistema bilaterale contrattuale, dove c’è un mercato di diplomi e attestati di formazione. Non intervenire su questo è un problema che ci mette in difficolta per affrontare questa questione”.
“NO ALLA FORMAZIONE FITTIZIA”
L’unica scuola di formazione “che riconosciamo è il sistema del Formedil, ente bilaterale nazionale che si occupa di salute, sicurezza e formazione, cogestito dalle parti sociali dell’edilizia e ha declinaizoni provinciali. Quella di Formedil Roma a Pomezia è una scuola di eccellenza- ha sottolineato Piccoli- ma la maggioranza delle imprese edili sfugge alla formazione del nostro sistema perché è vista come un costo. Se fermo il mio lavoratore per 16 ore, quindi per 2 giorni, e non lo faccio produrre, ho un danno. E’ più semplice acquistarli gli attestati sulla formazione. Anche un committente pubblico come un ministero può assegnare un appalto a società che fanno formazione fittizia. In questo caso non lo sappiamo, ma in passato è gia successo”.
PER LE AZIENDE LA FUNE PIÙ ECONOMICA DELL’EDILIZIA ACROBATICA
Perché l’edilizia acrobatica viene preferita ai ponteggi? “Generalmente la fune è spesso più economica, costa molto meno di un’impalcatura che, essendo in ferro, specie adesso costa di più- ha spiegato ancora Piccoli- Ma non è possibile che lavorazioni di questo tipo siano lasciate a una scelta economica di risparmio. Vanno riformati gli appalti. Il 90% di quelli pubblici sono dati con affidamento diretto, siamo al livello di 50 anni fa sia come sicurezza che assegnazione, quando invece speravamo in uno stravolgimento dopo tutti gli investimenti pubblici straordinari di questi ultimi 3 anni”.Insomma “il tema è sempre il prezzo, e noi ancora ci domandiamo della morte di Alessio e di Octay, ‘sepolto’ nella Torre dei Conti nemmeno un anno fa (a due passi dal Colosseo, ndr). I problemi stanno sempre nella progettazione, nel risparmio”. Questa mattina, e per diverse ore successive, Diego Piccoli era lì dov’è morto Andrea Moretti: “Il ragazzo sembra essere caduto di testa- ha raccontato- e io qualche domanda me la faccio. Mi chiedo perché stesse lavorando a mezzanotte, quando non c’è alcun accordo sindacale che regoli il lavoro notturno”.E ancora: “Può succedere che da 11 metri mi capovolgo, attorciglio e poi di testa cado, ma se non devo correre, se ho due funi e ho una formazione adeguata, questa cosa non succede. Qui c’è una responsabilità complessiva, a partire dai committenti che non si assumono quella di capire come si fa realmente formazione”.
Sulla formazione della giovane vittima “non ci hanno detto nulla. Abbiamo molto apprezzato, nonostante il Colosseo fosse stato chiuso, la possibilità che ci è stata data di entrare, vedere dove era accaduto il fatto e renderci conto. Abbiamo trovato il personale molto scosso e coinvolto, c’è un problema rispetto al basso numero di chi è preposto a vigilare- ha concluso Piccoli- Bisogna assumere persone, anche all’ispettorato del lavoro, e competenze nelle committenze pubbliche, perché non devono fare solo i bandi ma controllare anche cosa accade nei cantieri, come quello del Colosseo. Abbiamo chiesto fosse chiuso per la morte di un ragazzo nella notte, ma stamattina sembrava tutto normale…”.
(photo credit: acrobatic workers/fb)
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