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    Home » News » Dall’Iran all’energia e all’Ucraina, cosa deve aspettarsi l’Europa dalla sconfitta di Trump alle midterm Usa
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    Dall’Iran all’energia e all’Ucraina, cosa deve aspettarsi l’Europa dalla sconfitta di Trump alle midterm Usa

    RedazioneDi RedazioneNovembre 5, 2026
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    (Adnkronos) – Dai prezzi dell’energia all’Iran, fino alla guerra in Ucraina. L’Europa, ora, dipende molto da ciò che accade negli Stati Uniti. Dopo la batosta subita da Donald Trump nelle elezioni di Midterm che hanno visto trionfare i Democratici, il Vecchio Continente si chiede come il risultato elettorale possa influenzare la realtà europee. 

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    Innanzitutto l’Europa rischia di subire le conseguenze più gravi della frustrazione di Trump. “Dobbiamo prepararci a relazioni transatlantiche non più armoniose, ma a una maggiore acrimonia e a richieste ancora più pressanti da parte di Trump nei confronti dell’Europa”, avverte l’ex ambasciatore tedesco a Washington Wolfgang Ischinger, a lungo presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, citato da Politico. I Democratici avranno maggiori opportunità di sfidare Trump sullo stanziamento dei fondi e di mostrarsi più aggressivi nelle audizioni, ma il presidente degli Stati Uniti gode di una notevole discrezionalità costituzionale in materia di politica estera, diplomazia e sicurezza nazionale, nonché di politica commerciale. ”Trump è a capo delle forze militari. Ha il controllo sui dazi e sugli accordi commerciali. Ha una posizione di grande influenza. Anche se i Democratici conquistassero entrambe le camere, potrebbe comunque porre il veto sulle leggi”, dice Phil Gordon, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’ex vicepresidente Kamala Harris. 

    “Aspettatevi ulteriori scontri”, scrive Politico, secondo il quale “Trump probabilmente vorrà dimostrare di essere ancora il capo e il padrone dell’universo e ha maggiori possibilità di farlo sulla scena internazionale”. Tra l’altro, sottolinea nella sua analisi, “l’Europa è da tempo nel suo mirino” e occorre essere “pronti a una nuova altalena politica”. 

    Per quanto riguarda l’Ucraina, la maggior parte dei democratici ha sempre sostenuto l’invio di aiuti a Kiev, interpretandoli come una difesa della democrazia globale e del diritto internazionale, nonché come un’azione nell’interesse della sicurezza nazionale americana. Ora l’Ucraina potrebbe beneficiarne, ma non bisogna “aspettarsi una salvezza immediata per Zelensky”, ha affermato Bronwen Maddox, direttrice del think tank britannico Chatham House, “perché anche se i Democratici decidessero di iniziare a inviare a Kiev più aiuti, compresi soldi, ci vorranno mesi, e forse anche anni, prima che la situazione si risolva”. L’Ucraina ha invece bisogno di assistenza immediata, soprattutto di missili Patriot per la sua difesa aerea. 

    L’accordo tra Mosca e Kiev vedrà invece probabilmente un’accelerazione in stile Trump, che si è autoproclamato presidente della pace e ha accusato sempre più spesso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di aver ostacolato un’intesa. L’ex diplomatico statunitense Kurt Volker ritiene che Trump ignorerà le proteste di Kiev e degli alleati europei e “comincerà a revocare le sanzioni e a concludere accordi commerciali con la Russia”. Secondo Volker, Trump ”agirà unilateralmente, ordinando al Dipartimento del Tesoro statunitense di astenersi dall’imporre sanzioni e cercando di raggiungere ulteriori accordi energetici con la Russia”. Diverso il capitolo Nato e di riduzione di truppe Usa in Europa. “Per quanto riguarda la Nato, credo che non cambierà molto in termini di ritiro o di riduzione della presenza militare. Trump è davvero solo su questo punto negli Stati Uniti: non ha il sostegno di Democratici, Repubblicani, Congresso o media”, ha sottolineato. 

    Sull’energia, difficile credere che i prezzi diminuiranno. A meno che Trump non raggiunga un accordo con Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, lo choc energetico che sta facendo impennare i costi dell’energia in Europa e che sta aggravando la crisi del costo della vita continuerà. A rischio anche il trasporto aereo, come ha avvertito Ryanair, già dalla prossima primavera senza un accordo. Ma Trump non ha alternative valide riguardo all’Iran. Potrebbe riprendere gli attacchi sperando che gli iraniani facciano marcia indietro o che il regime degli Ayatollah crolli. O potrebbe fare un passo indietro lui, affidando ad altri – cioè gli europei o gli asiatici – la soluzione del problema. Riprendere le operazioni militari e far impennare ulteriormente i prezzi dell’energia sarebbe estremamente impopolare negli Stati Uniti, anche se il danno elettorale è già stato fatto. “La guerra in Iran ha avuto un ruolo nel risultato delle elezioni ma ho fatto la cosa giusta. La rifarei”, dice e ripete il presidente americano, che non esclude una nuova escalation: “Se dovessimo fare qualcosa su larga scala… molti vorrebbero sferrare un colpo pesante. L’unica cosa che posso dire con certezza è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”. All’interno dell’amministrazione non mancano posizioni articolate. Il vicepresidente JD Vance, senza mezzi termini, individua nella guerra con l’Iran la causa della sconfitta elettorale: “E’ in gran parte vero”, ammette Trump in maniera sorprendente. Il prezzo della benzina è salito nel breve termine, e probabilmente quello è il motivo. Ma non avevamo scelta. E la guerra finisce quando lo dico io”. 

    Lotta politica interna, con tanto caos e poco tempo per altro. Esiste anche questa possibilità, secondo Politico, per cui fattori interni siano in grado di distrarre e assorbire a tal punto che né i Democratici avranno tempo per la politica estera. L’ex vicepresidente Kamala Harris ha avvertito il mese scorso che i Democratici non dovrebbero tentare di mettere nuovamente sotto accusa Trump, definendo l’ipotesi “una pessima idea”. Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago, ha esortato i suoi colleghi democratici a concentrarsi sull’accessibilità economica, sull’aumento del salario minimo federale e sullo sviluppo di nuove norme etiche per tutti e tre i rami del governo. Ma “entrambi i principali partiti si trovano di fronte a scelte cruciali su come presentarsi agli elettori nella prossima era politica post-Trump”, ha notato Politico. 

     

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