(Adnkronos) – “Sono proprio un ragazzino, anche per questo non ho fatto figli: perché non pensavo di essere maturo abbastanza da affrontare la genitorialità”. Un Francesco Paolantoni inedito, ospite di Nunzia De Girolamo a “Ciao Maschio”, nella puntata in onda domani, sabato 31 ottobre, alle 17 su Rai 1.
Al centro del confronto, la sindrome di Peter Pan e la difficoltà di diventare adulti. La conduttrice domanda perché questa condizione venga associata soprattutto agli uomini, quando anche le donne possono avere paura di assumersi responsabilità o di invecchiare. Paolantoni risponde senza esitazioni: “Ma non è che è etichettato, io credo che sia veramente affetto. Il maschio è meno coraggioso delle donne, è meno saggio, è più ragazzino”.
Una riflessione che il comico porta subito sul terreno personale, a partire dal proprio mestiere: “Noi che facciamo questo lavoro lo siamo particolarmente, cioè noi giochiamo fino alla vecchiaia. Questo lavoro che facciamo è un gioco”.
Ma per Paolantoni il sentirsi bambini va oltre il palcoscenico e riguarda anche il modo di affrontare la vita e le sue responsabilità: “Io personalmente, a parte il lavoro, lo sono anche nella vita. Sono molto pavido ad affrontare delle cose, sono proprio un ragazzino”. Un’ammissione che lega alla scelta di non diventare padre, spiegando di non essersi sentito abbastanza maturo per la genitorialità. “Mi sento proprio un ragazzino, mi sento un dodicenne, mi comporto da dodicenne”, spiega.
“La vecchiaia. Mi fa paura, mi fa schifo. Ritengo che sia volgare, perché proprio questo disfacimento del corpo è veramente volgare, è una cosa proprio che è inaccettabile”, continua l’attore. Alla domanda su quale sia la sua paura oggi, Paolantoni risponde senza filtri, soffermandosi soprattutto sul timore di perdere la propria lucidità: “Il decadimento della mente, questo mi fa veramente molta paura, mi fa veramente impressione, non riesco proprio a sopportarla, ad accettarla”.
Nel dialogo con la conduttrice, il comico ripercorre anche le difficoltà economiche vissute da giovane. La fame e la povertà, spiega, sono “esperienze che ti formano in qualche modo”, che insegnano ad apprezzare di più il benessere. Ma il timore di perdere tutto non scompare: “Lo spettro della povertà, un po’ c’è sempre”. Una paura riaffiorata anche dopo aver raggiunto la popolarità: “Ho avuto un bellissimo momento di grande successo e poi una caduta. E lì ho riassaporato il timore del problema economico”.
Alla caduta è seguita, però, una nuova stagione: “Poi mi sono ripreso alla grandissima, il che è ancora più divertente, è ancora più gratificante”.
Se l’invecchiamento lo spaventa, la solitudine è invece una condizione che ha imparato ad apprezzare. “Io sto molto bene da solo e quando si sta bene da soli è una conquista meravigliosa. Se riesci a stare bene da solo hai trovato un equilibrio perfetto”, racconta. Una riflessione che si allarga alla vita di coppia: “Sai quante coppie sono coppie perché l’uno o l’altro non riesce a stare bene da solo e poi si scannano. Invece stare da soli, imparare a stare bene con se stessi è meraviglioso”. E quando De Girolamo gli chiede se si senta un uomo risolto, la risposta è netta: “Sì, sono un uomo risolto”.
Il tono cambia nel ricordo dei genitori, scomparsi quando era ancora molto giovane: “Questa è una ferita profondissima. È una ferita che non si è mai più risanata”. Immaginando che possano vederlo oggi, Paolantoni aggiunge: “Penso che sarebbero molto entusiasti, molto felici perché io ho cominciato a frequentare la scuola d’arte drammatica quando erano ancora vivi e loro erano molto contenti che io volessi fare questo percorso”.
Spazio anche a Sanremo. Alla domanda se sarà sul palco o in platea, Paolantoni non scioglie la riserva. “Non ho la minima idea”, risponde, spiegando che l’argomento non è stato ancora affrontato. Una certezza, però, c’è: “Io, insieme ai miei compagnucci di parrocchia, andremo lì a sostenere… Stefano De Martino”.


