L’Unione europea promuove lavoro dignitoso, inclusione e parità attraverso politiche sociali concrete, fondi dedicati e obiettivi ambiziosi per il 2030
di Elisa Ortuso
Il progresso sociale, il miglioramento della salute pubblica, la spinta verso un mercato di lavoro inclusivo, la lotta alle diseguaglianze e la promozione della parità di genere. Sono queste alcune delle principali sfide nel sociale che si pone l’Unione europea.
Una tappa importante, tesa all’impegno sociale, è stata centrata nel 2017, quando il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno proclamato il “pilastro europeo dei diritti sociali”.
Il pilastro sociale stabilisce venti principi e diritti fondamentali, suddivisi in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione sociale e inclusione. È stato istituito come quadro di riferimento per monitorare i risultati delle politiche occupazionali e sociali degli Stati membri dell’Unione attraverso un quadro di valutazione sociale e prevede un nuovo approccio per integrare le priorità sociali in tutte le politiche europee.
A seguito di questo pilastro, nel 2021 è stato poi delineato un piano d’azione con iniziative concrete per trasformare questo impegno in realtà. Questo piano si pone tre ulteriori obiettivi da raggiungere entro il 2030: almeno il 78% della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni dovrebbe avere un lavoro, almeno il 60% di tutti gli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione e il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale dovrebbe essere ridotto di almeno 15 milioni, tra cui almeno 5 milioni di bambini.
Tra i programmi principali che si occupano di finanziare i progetti nel settore sociale dell’Ue c’è il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), il programma EaSI ( Employement, Social, Innovation and Skill) e Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).
Ma di che cosa si occupa l’Unione europea in ambito sociale?
In materia di lavoro l’Ue vuole assicurarsi che tutti i lavoratori abbiano un tenore di vita dignitoso, per questo nell’autunno 2022 i deputati hanno adottato nuove regole per garantire che i salari minimi nazionali siano adeguati. Nel 2019 il Parlamento europeo aveva adottato invece norme per garantire nuovi diritti minimi per le condizioni di lavoro al fine di proteggere tutti i lavoratori europei, inclusi anche i più vulnerabili. Inoltre, con la pandemia di Covid-19 il lavoro da casa ha visto una notevole crescita assottigliando il confine tra vita professionale e privata, per questa ragione gli eurodeputati sono al lavoro per introdurre norme chiare che rafforzino il diritto dei dipendenti a disconnettersi dal lavoro al di fuori dell’orario.
Un tema altrettanto importante e sentito in Europa è quello dell’estensione della parità di genere in ogni campo, dal lavoro alla politica. In primo luogo, spiccano le misure introdotte negli ultimi anni volte a ridurre il divario di genere nelle retribuzioni e nelle pensioni, in particolare nel 2023 il Parlamento ha adottato nuove regole sulle misure vincolanti per la trasparenza salariale. Tra le altre proposte hanno risalto quelle che mirano a contrastare le molestie sessuali nei luoghi di lavoro ma anche misure per migliorare la conciliazione tra carriera e vita privata.
In tema di salute la legislazione dell’Ue stabilisce dei requisiti minimi di salute e sicurezza per i luoghi di lavoro ma anche norme che garantiscono un alto livello di sicurezza a tutti i livelli del processo di produzione e distribuzione alimentare. Ma l’impegno europeo verso la salute pubblica verte anche sul regolamento in merito ai farmaci veterinari, per frenare ad esempio l’uso di antibiotici negli allevamenti e contrastare la diffusione dagli animali agli umani.
Come scoprire che cosa fa l’Unione europea per l’Italia?
Sono diversi i portali online dove è possibile reperire informazioni circa i progetti finanziati dall’Unione europea. Tra i tanti “what-europe-does-for-me.europarl.europa.eu” è uno di quelli che permette di esplorare i molteplici progetti, volti al sociale ma non solo, distinti da paese a paese. Inclusione sociale, formazione, accoglienza, sostegno alle donne vittime di violenza sono solo alcuni degli ambiti dove vengono destinati i fondi europei nel nostro Paese.