La 55enne toscana paralizzata riapre la questione del suicidio assistito. In attesa della legge promessa dal Parlamento, la parola torna alla Consulta
A regolare la delicatissima e complessa questione sul fine vita, in Italia, è oggi solo una sentenza della Corte Costituzionale, la 242 del 2019 meglio nota come Cappato/Dj Fabo. La consapevolezza che non si può delegare a un tribunale, per quanto autorevole, un vuoto giuridico, pare concretizzarsi nella volontà della maggioranza di approvare una legge. Mentre l’iter legislativo, complesso e certamente ambizioso, procede a rilento, fa scalpore il caso di “Libera”, nome di fantasia, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla che oggi invoca l’accesso al suicidio assistito.

La storia di Libera
La 55enne è affetta da sclerosi multipla progressiva dal 2007. Oggi è completamente paralizzata e sopravvive grazie a trattamenti di sostegno vitale. La prima richiesta avanzata all’Asl di riferimento risale al 2024. In quell’occasione la commissione dell’Asl, basandosi sulla sentenza Dj Fabo, boccia la sua richiesta.
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La donna si rifiutava infatti di sottoporsi alla nutrizione artificiale tramite Peg (ossia tramite una sonda collegata direttamente allo stomaco). Questo trattamento, secondo l’Asl, si rendeva necessario per rispecchiare tutti i requisiti della sentenza, in particolare quello relativo all’essere mantenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (e dunque la possibilità di lasciarsi morire semplicemente rifiutando le cure, come stabilito dall’articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute e il divieto di obbligare una persona a un trattamento sanitario, al di fuori dei casi di legge). Era poi stata di nuovo la Consulta (con la sentenza 135/2024) a estendere ulteriormente l’interpretazione del criterio, consentendo così alla donna di accedere al suicidio assistito, ma lasciando ancora un vuoto normativo nella vicenda.
La questione si ripropone anche dopo la modifica dell’articolo 580 del CP sancita dalla sentenza n. 245/2019. La sentenza DJ Fabo di fatto dichiarava illegittimo l’articolo 580 nella parte in cui non escludeva la punibilità per chi agevolasse l’intento suicidario di persone che rispecchiassero i quattro criteri fissati per legge. La legge così modificata, però, non tutela il soggetto terzo che dovesse manualmente somministrare il farmaco letale in completa: insomma, la fattispecie non ricomprende la possibilità che il paziente non sia in grado di compiere l’estremo gesto.

A questo punto per Libera si apre quindi un nuovo contenzioso: le sue condizioni di paralisi totale, dal collo in giù, non le consentono infatti di somministrarsi da sola il farmaco letale. A bloccare la volontà della donna, che vorrebbe fosse il suo medico di fiducia a somministrarle il farmaco, è ancora la legge, in particolare l’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), che non prevede alcuna eccezione nei casi in cui si cagioni la morte altrui.
È a questo punto il Tribunale di Firenze a rispedire la questione alla Corte Costituzionale, sollevando una questione di legittimità rispetto all’articolo 579. La Consulta si riunirà l’8 luglio per decidere.
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A che punto è la legge sul fine vita?
Il Governo assicura che il testo di legge sul fine vita arriverà in Parlamento “entro il 17 luglio”. La legge dovrà necessariamente ripartire dai quattro punti della Corte Costituzionale che, come puntualmente indicato sul portale ufficiale della Giustizia Amministrativa, corrispondono a:
- Irreversibilità della patologia
- Presenza di sofferenze fisiche o psicologiche, che il paziente reputa intollerabili
- Dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale
- Capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli (si valuta quindi l’assenza di patologie psichiatriche che ne comprometterebbero l’arbitrio)

Secondo la pronuncia della Consulta, il Sistema Sanitario Nazionale ha il compito di verificare il ricorrere di tutti i requisiti, previo parere di un comitato etico territorialmente competente.
La proposta del governo punterebbe poi a circoscrivere ulteriormente i casi di applicazione della legge. Ai capisaldi fissati dalla Corte si aggiungerebbero quindi due vincoli: il parere di un comitato etico di nomina governativa e la sperimentazione, da parte del paziente, di cure palliative prima del suicidio. Infine, si è aperta una discussione sui costi: mentre le opposizioni vorrebbero che il suicidio assistito fosse emanazione del SSN (come aveva indicato la Consulta), la maggioranza vorrebbe che le spese per la “dolce morte” rimanessero a carico dei privati.
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Sull’argomento è intervenuto anche il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, nelle cui parole alcuni avrebbero letto non un’apertura, ma una non chiusura da parte della Chiesa cattolica. «Sulla regolamentazione del fine vita ci sono tante proposte – ha dichiarato Parolin – noi speriamo veramente che qualunque soluzione, qualunque decisione venga presa, sia a salvaguardia della dignità umana».

Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, ha ribadito che “la Corte costituzionale da 8 anni esorta il legislatore a intervenire nel rispetto della libertà di scelta della persona malata. La questione sollevata dal tribunale di Firenze è un’occasione importante per dare una risposta a ‘Libera’ e a tutte le persone che sono e saranno nelle sue stesse condizioni“.
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