Prima Meta View, ora Meta AI. È ufficiale, l’intelligenza artificiale marcata Meta è approdata in Italia: l’AI multipiattaforma pensata per la condivisione e la conversazione 

Già miliardario nel 2007, grazie allo smisurato successo di Facebook, Mark Zuckerberg è di recente piombato nelle nostre vite con un’altra delle sue creazioni, l’app Meta AI. Non stiamo parlando della generica intelligenza artificiale che sta ormai da qualche tempo modellando il nostro modo di lavorare e di vivere, ma del caso specifico riguardante l’informatico e businessman statunitense, nonché uno degli uomini più ricchi al mondo.

La comparsa dei tasti di Meta AI su Whatsapp e Instagram (le app di Meta maggiormente utilizzate) ha coinvolto milioni di utenti che sono rimasti disorientati: in molti infatti si sono chiesti, e tutt’ora si chiedono, quali siano le loro funzionalità. È la nuova intelligenza artificiale che grazie a un’applicazione apposita verrà integrata nelle principali piattaforme di messaggistica istantanea dell’azienda Meta. Dopo circa un anno e mezzo dalla sua presentazione, avvenuta a settembre 2023 in California, l’app Meta AI è sbarcata in Europa con lo scopo di mettere a disposizione degli utenti un assistente virtuale direttamente all’interno delle piattaforme. Meta AI è un software a sé stante che può essere installato su dispositivi con sistema operativo Android o iOS. Per il momento utilizza il modello di intelligenza artificiale open source Llama 3.2, mentre l’accesso alle funzionalità più avanzate non è ancora disponibile nel nostro continente. L’aggiornamento sarà graduale, avverrà con il passare del tempo e vedrà abbracciare Llama 4. Con la nuova versione sarà anche reso disponibile uno spazio social dal nome Discover che si mostrerà come un feed di contenuti utili per potersi confrontare con altre persone su tematiche relative all’AI, tra cui prompt creativi o conversazioni stimolanti. Due delle funzionalità più interessanti di Meta AI sono la generazione dei testi e la traduzione testi da una lingua all’altra: funzioni altamente utili all’interno delle chat di messaggistica. Anche la funzionalità di ricerca avanzata appartiene alla nuova app di Zuckerberg: essa dona ai fruitori la possibilità di cercare informazioni su diversi argomenti. Il motore di ricerca di Meta AI non individua solo le informazioni “conosciute” dal modello al momento dell’addestramento ma cerca e fornisce anche dati cercati direttamente sul web. I risultati sono in genere molto precisi.

Il meccanismo di Meta AI è quindi simile a quello di altri chatbot come ChatGPT di OpenAI o Gemini di Google. Simile, non uguale. L’app, infatti, si distingue per una funzionalità che rende tutto più facile: chi la utilizza non deve uscire da Whatsapp, Instagram o Messenger per poter usufruire del servizio e interagire quindi con l’assistente. È sufficiente fare click sull’icona multicolore (viola e blu) oppure digitare nel campo di ricerca. Chi aveva già installato Meta View, l’app che poteva essere usata soltanto con i Ray-Ban Meta, occhiali smart provvisti di intelligenza artificiale capaci di rispondere a domande attraverso una voce virtuale, vedrà sullo schermo del proprio smartphone semplicemente un nome e un’icona diversi. Per tutti gli altri invece è possibile scaricarla gratuitamente dai marketplace ufficiali. Inoltre, il modello linguistico Llama 3.2 è il motore che alimenta Meta AI, rendendolo uno degli assistenti virtuali gratuiti più intelligenti fruibili al momento. Mentre gli altri sistemi di intelligenza artificiale sono il più delle volte sistemi proprietari chiusi, Meta ha deciso di rilasciare i modelli in modalità aperta mettendoli a disposizione di chiunque voglia sperimentare e sviluppare con l’aiuto dell’AI.

Come accennato in precedenza, Meta AI sarebbe dovuta uscire quasi un anno fa. La motivazione del rilascio tardivo della tecnologia in Europa è stata causata dalle richieste della Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), l’ente regolatore primario di Meta in Europa. Le autorità, infatti, hanno voluto controllare con scrupolo come l’azienda volesse usare i dati degli utenti europei per addestrare l’AI, portando così ad un rallentamento nell’introduzione di alcune delle funzionalità, quelle ovvero più avanzate a cui l’Italia avrà accesso soltanto in seguito. Tra queste la generazione di immagini o l’analisi delle fotografie. L’addestramento dell’AI tramite l’uso dei dati delle chat è una pratica piuttosto frequente tra le grandi aziende tecnologiche, ma qui nel nostro continente le normative sono molto più serrate rispetto al resto del mondo. Deve essere garantita la trasparenza sul loro utilizzo e deve essere offerta agli utenti la possibilità di declinare la condivisione delle informazioni strettamente personali. Per questo, il lancio globale dell’ultima creazione dell’amministratore delegato di Facebook era stato bloccato, escludendo per un lungo periodo il Vecchio continente. Un danno non da poco per lui che mentre era tagliato fuori aveva visto in azione i concorrenti ChatGPT e Gemini

L’azienda di Menlo Park ha chiarito che le conversazioni degli utenti europei con Meta AI non verranno usate per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale. O almeno non per adesso e non per Whatsapp che è un contesto troppo sensibile e richiede molta più cautela e accortezza. Verranno utilizzate, invece, le chat presenti su Instagram, Facebook e Messenger, escluse quelle con contatti privati, chat singole o di gruppo. 

L’attività di utilizzo delle conversazioni degli utenti, che tuttavia verrà ripresa, potrà essere svolta soltanto dopo la segnalazione agli utenti tramite l’invio di una notifica contenente un link che rimanda a un modulo, consentendone quindi eventualmente l’opposizione. 

Ma da questo punto di vista, i competitor come se la sono cavata? Hanno utilizzato i dati pubblici dei social? In realtà una risposta certa non può essere data. Zuckerberg è stato preso di mira dall’Unione europea perché era obbligato ad avvisare i suoi utenti: «è in quei momenti, ad esempio quando vengono introdotti nuovi servizi, funzionalità o aggiornati i termini di servizio e le informative privacy, che i garanti avviano istruttorie per verificare il rispetto delle regole sulla protezione dei dati» ha spiegato l’avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie Ernesto Belisario. Una circostanza simile aveva coinvolto Elon Musk quando aveva iniziato ad addestrare Grok con i dati di X.

Il fatidico match tra l’intelligenza artificiale e l’uomo non è ancora terminato e anzi nei prossimi anni (o forse mesi) ci saranno da fare i conti anche con l’AI Act, la legge regolamento dell’Unione europea in materia di intelligenza artificiale che ha lo scopo di introdurre un quadro normativo e giuridico comune. Nel frattempo, i leader tecnologici continuano la loro corsa.