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Il gesto dei calciatori che si sono rifiutati di intonare l’inno al Mondiale non è piaciuto alle autorità iraniane

Teheran non ha apprezzato il forte gesto della nazionale di calcio iraniana che non ha intonato l’inno nel corso dell’esordio ai Mondiali in Qatar contro l’Inghilterra. In queste ore diversi esponenti del regime hanno criticato i giocatori, senza risparmiare minacce.

Non si tratta delle prime critiche che si attira la nazionale di calcio iraniana, attaccata sia dai manifestanti che li accusano di non sostenere abbastanza le proteste esplose dopo la morte di Mahsa Amini, sia dal regime per i gesti simbolici che i giocatori hanno intrapreso.

Fra le critiche che hanno invaso i calciatori ci sono quelle del presidente del Consiglio comunale della capitale Teheran Mehdi Chamran: «non permetteremo a nessuno di insultare il nostro inno e la nostra bandiera» avvisa.

Non mancano le stoccate della stampa conservatrice vicina al regime che chiama in causa dei non meglio precisati “traditori” nel suo titolo del giorno dopo «Iran 2 – Inghilterra, Israele, Sauditi e traditori 6». Secondo la testata Kayhan l’Occidente avrebbe compiuto una “guerra psicologica spietata e senza precedenti contro la squadra“, costringendola di fatto a non cantare l’inno.

In effetti la nazionale ha avuto dei comportamenti ambigui non agendo sempre di concerto. Mentre a settembre, prima ancora dell’inizio delle proteste, i calciatori avevano indossato delle giacche nere durante l’inno di un’amichevole contro il Senegal per coprire i colori della divisa iraniana, prima di partire per il Qatar alcuni giocatori si sono fatti ritrarre mentre si inchinavano in segno d rispetto dinanzi a Raisi, presidente iraniano.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA / ABEDIN TAHERKENAREH