Una massiccia operazione della Polizia portoghese ha portato alla luce le vittime di caporalato nella Lusitania meridionale

Almeno 40 gli arresti conseguiti alla massiccia operazione della Polizia giudiziaria portoghese nelle campagne dell’Alentejo: La regione è famosa per il vasto impiego di latifondo fin dai tempi della dittatura di Salazar e oggi vi è sempre più diffuso il caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento dei migranti come manodopera per l’agricoltura, a basso costo economico ma alto costo umano.
Dopo circa un anno di indagini la polizia lusitana ha eradicato una rete dedita alla tratta di immigrati, arrestando circa quaranta tra cittadini portoghesi e stranieri, soprattutto di nazionalità romena, con l’accusa di associazione a delinquere, traffico di esseri umani e riciclaggio. La rete aveva come centro operativo la provincia di Beja e funzionava ai danni di lavoratori agricoli provenienti da Romania, Moldavia, Senegal, Marocco, Algeria, India e Pakistan. Nella maggior parte dei casi essi venivano attirati in Europa a partire dai Paesi di provenienza, con la promessa di un buon guadagno e una vita migliore, e poi erano costretti a vivere e lavorare in condizioni di semi-schiavitù, senza alcun tipo di regolarizzazione di contratti o documenti di identità. Secondo gli ultimi dati sarebbero circa 50 mila i lavoratori immigrati impiegati nell’agricoltura portoghese, la maggioranza dei quali impiegati in Alentejo, dove si stanno estendendo a macchia d’olio le coltivazioni in serra.

di: Caterina MAGGI

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