EPA/PETER KOMKA PHOTO SET

Il fenomeno è stato causato da una crepa nella magnetosfera che ha permesso alle particelle elettriche del Sole di entrare in contatto con l’azoto

La notte dello scorso 2 novembre i cieli della Norvegia si sono tinti di rosa e fucsia: il cielo, infatti, ha regalato ai “cacciatori di aurore” un’aurora boreale fuori dall’ordinario e incantevole.

Il gruppo di visitatori norvegesi ha avuto il tempo di immortalare il fenomeno, durato solo pochi minuti. «L’aurora boreale di stasera non sembrava nemmeno un’aurora boreale. Era del rosa/viola più forte che abbia mai visto. Lo sfogo improvviso è avvenuto in tardo pomeriggio, siamo stati molto fortunati ad ammirarlo. La cosa incredibile di questo colore, dovuto all’azoto, è che sembra quasi verde a occhio nudo», ha raccontato Markus Varik, una guida turistica.

Ricordiamo, le aurore boreali sono prodotte da particelle elettriche provenienti dal Sole che arrivano nella ionosfera terrestre, la parte di atmosfera compresa tra i 100 e i 500 chilometri di altitudine. Esaurito il fenomeno elettrico, l’energia si trasforma in scie di luce tendenzialmente di colore verde a causa dell’ossigeno in forma molecolare che si trova intorno ai 100 chilometri di altitudine.

Poco prima dell’aurora rosa una tempesta di classe G-1 che ha colpito la Terra ha causato una piccola crepa nella magnetosfera che ha permesso al vento solare di penetrare in una zona dove l’azoto, e non l’ossigeno, è il gas più abbondante. Le particelle solari a contatto con l’azoto hanno prodotto il colore rosa.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/PETER KOMKA PHOTO SET