policlinico gemelli

Nel maggio 2021 una 27enne morì in seguito a un banale intervento all’utero. Oggi il medico indagato chiede il rito immediato

Doveva essere un banale intervento in day-hospital della durata di circa 20 minuti l’operazione che, invece, ha fatto perdere la vita a Maria Grazia Di Domenico, 27enne. La giovane si era sottoposta a una conizzazione uterina presso una prestigiosa clinica di Roma. Durante l’intervento però alla giovane è stato perforato l’utero e, in risposta ai lancinanti dolori addominali, le sono stati somministrati dei fermenti lattici. La giovane è morta dopo una settimana, il 24 maggio 2021.

Ora il ginecologo Vincenzo Campo autore dell’intervento, già accusato di omicidio colposo, ha rinunciato all’udienza preliminare e ha chiesto di essere giudicato con rito immediato.

L’operazione aveva lo scopo di prelevare del tessuto dal collo dell’utero. Lamentando dei dolori subito dopo l’intervento, la giovane si è vista prescrivere dei fermenti lattici e degli antibiotici. Dopo tre giorni, con i colori che non passavano e il quadro che si aggravava, la 27enne è stata trasferita d’urgenza all’ospedale San Pietro di Roma dove le diagnosticano shock settico e addome acuto da peritonite.

Inutile l’operazione chirurgica d’urgenza per suturare la perforazione: la paziente è deceduta dopo tre giorni al Policlinico Gemelli. I medici, accusa la famiglia, avevano palato di “una possibile allergia all’antibiotico o a una banale influenza intestinale“.

La giovane è invece morta per “sindrome da disfunzione multiorgano”, come conseguenza “di uno stato settico complicante una peritonite acuta stercoracea da perforazione iatrogena del sigma”. Stando alla Procura sarebbe stato il medico ginecologo, “per colpa professionale consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia“, a causarne la morte, perforandole l’utero prima e omettendo di “valutare adeguatamente la sintomatologia derivante da tali perforazioni” poi. Ora si attende la data dell’udienza.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/FABIO CIMAGLIA