AMBASCIATA CINA

Secondo l’accusa sarebbero utilizzate per esercitare controllo e pressioni

La portavoce del ministero degli Esteri olandese Maxime Hovenkamp ha dichiarato che il ministero degli Affari esteri dell’Olanda sta indagando sulle attività di due stazioni di polizia aperte dalla Cina nei Paesi Bassi.

Secondo quanto riporta il Guardian citando un’inchiesta di RTL Nieuws e Follow the Money, queste “stazioni” situate ad Amsterdam e Rotterdam volgerebbero formalmente funzioni amministrative, aiutando i cittadini cinesi a evadere pratiche relative a patenti o stato civile ma sarebbero usate anche per seguire le tracce, contattare e minacciare i dissidenti.

La Cina, come l’Olanda, è firmataria della Convenzione di Vienna che regola le missioni diplomatiche perciò qualunque attività di raccolta informazioni di intelligence deve avvenire previa autorizzazione. Differentemente dalle questioni amministrative che vanno gestite a livello consolare.

Stando all’emittente RTL Nieuws, molti siti cinesi attribuiscono alle “stazioni” anche il compito di reprimere le attività criminali legate alle comunità cinesi all’estero, ma l’obiettivo principale rimarrebbe quello di persuadere i dissidenti a rientrare in Cina.

C’è anche un testimone: Wang Jingyu, critico delle autorità cinesi sui social media in Cina e accolto con asilo politico in Olanda, ha raccontato di essere stato contattato dalla “stazione” di Rotterdam non appena arrivato: «mi hanno chiesto di tornare in Cina per risolvere i miei problemi. Mi hanno anche detto di pensare ai miei genitori». Jingyu avrebbe ricevuto messaggi minatori, telefonici e scritti. Tra questi una minaccia di morte accompagnata dall’immagine di una pistola.

Nega l’ambasciata cinese in Olanda.

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK