Giallo in Israele, la storia di un errore clinico con conseguenze giuridiche mai viste

Ricorre all’eterologa per concepire un figlio, ma poi gli esami dimostrano che non c’è materiale genetico né suo né del marito in quell’embrione. La vicenda è avvenuta in Israele, dove una donna si è ritrovata in grembo una vita che non ha alcun legame né con lei né con il compagno. La storia inizia circa un anno fa all’ospedale Assuta di Rishon Lezion, nei dintorni di Tel Aviv. La donna si era recata nel centro, uno dei più noti per questo tipo di terapia, per concepire un figlio dopo anni di tentativi. Da prima la gioia per la riuscita dell’intervento, poi lo sgomento all’apprendere che il figlio era affetto da anomalia cardiaca, il sollievo quindi quando l’operazione intrauterina per salvargli la vita era riuscita e poi di nuovo il dramma: dai test genetici non risultava nulla in comune nel dna del piccolo tra lei e il marito.

Gelo e riserbo nel nosocomio israeliano, visto che l’unica spiegazione plausibile è che si sia trattato di un errore in sala parto: i medici avrebbero sbagliato e impiantato nella donna un embrione appartenente un’altra. Non è solo una notizia ‘ da tabloid’: dopo una serie di indagini e inchieste è stata rintracciata infatti anche la madre naturale del bambino, cioè la donna a cui appartiene l’ovocita. E quindi ora si tratta di un caso giuridico (è il caso di dirlo) alla Re Salomone, visto che ricalca fedelmente l’episodio biblico. I giudici infatti dovranno stabilire di chi sia il figlio nato da questa strana vicenda.

La coppia è ancora scossa e prega che non venga loro portato via il bambino, che comunque considerano figlio loro: «Questo è folle! Non ci possiamo credere! Per quanto riguarda mia moglie, non ci sono dubbi: quello è il suo bambino; nessuno ce lo porterà via» ha dichiarato infatti il marito della donna; eppure sussistono anche le ragioni della madre biologica, che reclama secondo lei a buon diritto il bebè: «Sono devastata. Non vivo più, non mangio più. Io e mio marito abbiamo perso il sonno. Il solo pensiero che il mio bambino si trova nell’utero di un’altra donna, dopo il processo difficile, arduo e complesso che abbiamo passato io e mio marito per mettere al mondo un figlio è una vera tortura – ma ancora riesce a solidarizzare anche con l’altra coppia- mi identifico con lei. Vorrei stringerla tra le braccia e piangere insieme a lei. Perché siamo le vittime, tutte e due, di questo orribile errore»

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/ABIR SULTAN