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In maggioranza donne e bambini, si trovavano nel paese dei cedri dopo essere fuggiti dalla guerra

Erano scappati dalla guerra civile del 2011, riparando nel vicino Libano. Oggi Beirut li ha rimpatriati in uno stato, la Siria, incapace di garantire la loro incolumità e il rispetto dei diritti umani. Circa mille profughi siriani, per lo più donne e bambini, sono stati espulsi dal paese dei cedri e riportati oltre confine nel quadro di un piano di rimpatrio di migliaia di civili siriani. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria; secondo l’associazione le circa 200 famiglie, in maggioranza composte di donne e bambini, hanno attraversato stamani il valico frontaliero di Dabbusiye, nella regione siriana di Homs.

Gli uomini, afferma l’Osservatorio, si sono rifiutati di essere rimpatriati in Siria per timore della leva obbligatoria, in un paese da più di 11 anni preda di una sanguinosa guerra civile. La deportazione sarebbe stata concordata con mesi di anticipo. Il presidente libanese uscente Michel Aoun, il cui mandato scade il 31 ottobre prossimo e che è uno stretto alleato degli Hezbollah filo-iraniani, ha puntato molto sul tema elettorale del rimpatrio del più alto numero di profughi siriani possibile, anche per stornare sul tema migratorio le critiche che giungono da più parti sulla gestione della violenza e della crisi economica che attanaglia il Libano da mesi. Il piano è stato molte volte criticato dall’Onu e dall’Unione Europea, dal momento che è documentato che non tutti i ritorni sono volontari e che non sussiste garanzia del rispetto dell’incolumità e della dignità per chi rientra in patria.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM