I nuovi rapporti dell’Onu sull’acqua potabile, tra luci e ombre

Bene essenziale per la vita, lo sviluppo e il benessere umano; eppure nel mondo la possibilità di bere acqua potabile non è ancora un diritto garantito; ammesso che i cambiamenti climatici ne abbiano lasciato a disposizione. Un nuovo report dell‘Organizzazione mondiale della sanità, Unicef e Banca Mondiale rileva che un quarto della popolazione mondiale non ha accesso ad acqua potabile. Vittime della disuguaglianza, come spesso accade, sono principalmente i paesi più poveri: mentre nel 2020 il problema riguardava solo una piccola percentuale in Europa e Nord America, in Africa solo il 30% utilizzava servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro.

Eppure ci sono cauti spiragli di ottimismo. Tra il 2000 e il 2020, la popolazione mondiale con accesso a servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro è infatti aumentata di oltre 2 miliardi, passando da 3,8 miliardi a 5,8 miliardi di persone. Secondo le agenzie delle Nazioni Unite per portare acqua pulita a tutti servono investimenti ma non solo. Mancano ancora in molti casi infatti capacità di pianificazione, coordinamento e regolazione dei servizi di fornitura. Il primo luogo dove agire? La scuola: nel 2021, 546 milioni di bambini non disponevano di un servizio di base di acqua potabile nella loro scuola. “Fornire un più ampio accesso all’acqua sicura da bere ha salvato molte vite, la maggior parte bambini– ha osservato Maria Neira, direttore del Dipartimento Ambiente, Cambiamento Climatico e Salute dell’Oms.Dobbiamo accelerare i nostri sforzi per assicurare che ogni persona abbia un accesso adeguato ad acqua pulita da bere che è un diritto umano, non un lusso”.

Aidan Cronin, direttore Unicef ad interim per l’acqua e i servizi igienici e clima ha aggiunto: “Nessun bambino dovrebbe essere costretto a scegliere tra acqua sporca da bere, uno dei principali killer di bambini, o intraprendere viaggi pericolosi per raccogliere acqua e non andare a scuola”.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/HARISH TYAGI