CACCIA

Il tema è divisivo, ecco tutti i pro e i contro

L’Italia riapre alla caccia, una nuova stagione per un’attività quantomeno divisiva nel Paese. Da un lato c’è una realtà economica che ne mette in luce i vantaggi, dal mercato al controllo delle popolazioni animali; dall’altro ci sono le associazioni ambientaliste che sottolineano i danni che la caccia procura agli animali e spesso anche alle persone.

La stagione della caccia è regolamentata dalla legge 157/1992, “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio“, che dovrebbe stabilire le norme per tutelare la biodiversità e la protezione degli animali selvatici tramite regole e limiti imposti alla caccia. Le attività di programmazione, così come previsto dalla norma, devono essere organizzate in collaborazione con le Regioni, che ogni anno presentano i Piani Faunistici Venatori.

Una normativa che non convince tutti. Secondo Massimo Vitturi, Responsabile area animali selvatici della Lega anti vivisezione, Lav, intervistato da Upday, si tratta di una legge che contemporaneamente spiega come tutelare gli animali selvatici “ma anche come ammazzarli”: «il punto debole sono le sanzioni irrisorie contro i bracconieri, che praticano la caccia in modalità proibite e colpiscono anche specie protette».

Secondo i dati resi noti dalla Lav, ogni anno possono venire uccisi legalmente 400 milioni di animali, più di quattro milioni per ogni giornata venatoria. Ma Vitturi sottolinea come sia “impossibile fare un calcolo del numero di animali effettivamente uccisi visto che mancano i controlli e l’unico dato proviene dal tesserino venatorio compilato dagli stessi cacciatori, che è quindi relativamente attendibile“.

Il settore dei cacciatori è in diminuzione ma la caccia rappresenta ancora un settore economico importante: in Italia si contano oggi circa 600mila licenze (dati resi noti da Maurizio Zipponi, presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura, Cncn), e il settore armiero italiano per uso sportivo venatorio e civile ha un valore economico di circa 7,5 miliardi di euro, vale a dire lo 0,42 del Pil nazionale.

Chi dice “sì” alla caccia fa leva sulla necessità di mantenere l’equilibrio degli ecosistemi: «il cacciatore ricopre un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità e per la preservazione del mondo agricolo, anche controllando i fattori di rischio presenti nei terreni boschivi», spiega lo stesso Zipponi, che sottolinea anche la pericolosità della proliferazione delle specie “aliene”, ovvero quelle che a causa dell’azione umana si sono trovate a occupare territori diversi da quelli di origine (basti pensare ai cinghiali in città).

Il risvolto della medaglia lo mette in luce Vitturi, che spiega che qualunque specie selvatica reagisce alla caccia con un incremento della riproduzione. Inoltre c’è da tener conto del bracconaggio: «l’evidenza dei fatti è che l’80% dei bracconieri sanzionati sono in realtà in possesso della licenza di caccia. Anche per questo servono pene e sanzioni più severe per chi infrange la legge».

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK