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La leader di FdI torna a rilanciare un progetto di modifica del Pnrr “tra le risorse che dobbiamo ancora cominciare a spendere”

«Non so a chi Draghi faccia riferimento” quando dice che “c’è chi parla di nascosto con i russi, chi vuole togliere le sanzioni”, “però io guardo i fatti e per quello che riguarda il centrodestra è sempre stato compatto non solo nel condannare, ma nel votare i provvedimenti che erano necessari a sostenere l’Ucraina» così Giorgia Meloni risponde sulla polemica che domina il dibattito politico di questi giorni relativa al dossier sui finanziamenti russi illeciti ai partiti.

A 8 giorni dal voto la leader di FdI stringe il cerchio attorno agli alleati: «per quanto riguarda Salvini e Berlusconi mi sento assolutamente ottimista, credo assolutamente che non ci saranno problemi. Ci può essere adesso qualche piccola polemica, ma siamo in campagna elettorale, è normale che ciascun partito cerchi di segnalare la sua diversità anche rispetto agli alleati, in una cornice però nella quale sappiamo che sulle grandi materie siamo tutti d’accordo, che è quello che fa la differenza tra noi e il campo avverso».

Infine, Meloni torna a parlare del Pnrr, rilanciando un progetto correttivo del Piano: «mi pare che diverse nazioni in Europa stiano prendendo in considerazione questa ipotesi di modifiche i piani del Pnrr che sono stati scritti dai governi sulla base di condizioni diverse, siamo in uno scenario nuovo. Ovviamente non riguarda i progetti che sono già partiti, le cose che si stanno già facendo, ma tra le risorse che noi dobbiamo ancora cominciare a spendere, capire se il tema dell’approvvigionamento energetico che è una grande problema oggi ma anche una grande occasione, verificare se qualche risorsa può servire ad incrementare quell’obiettivo – dice. – Non mi sembra di dire nulla di strano, concordandolo con la Commissione Europea».

Bonetti: chiediamo la piena attuazione della legge 194

Salvini incendia il dibattito sull’aborto e dalla ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti arriva pronta una risposta: «ciò che noi vogliamo fare è portare avanti un Paese dove le donne siano libere di poter scegliere, dunque una legge 194 attuata pienamente in tutte le sue parti» ha dichiarato l’esponente di Italia Viva a margine del Mits Day: diplomati Its e imprese si raccontano.

«Questi scontri da campagna elettorale sui diritti delle donne – prosegue la ministra -, sulla loro libertà e responsabilità che tutti abbiamo nei loro confronti segnano la caduta di una politica che per troppo tempo ha brandito le ideologie senza dare risposte concrete». Quanto alla natalità, “è una delle criticità più grandi del nostro Paese ed è la grande sfida che insieme dobbiamo affrontare. Come governo lo abbiamo fatto introducendo per la prima volta una riforma, il Family Act, che non solo investe nel sostegno alla famiglia con venti miliardi di euro per l’assegno unico familiare, ma anche in strumenti innovativi che promuovono il lavoro delle donne e dei giovani in particolare“.

La ministra esprime poi la propria vicinanza alla famiglia del giovane studente morto durante uno stage scolastico a Noventa: «dobbiamo garantire più sicurezza nei contesti lavorativi ed educativi, e altrettanto dobbiamo continuare a investire in una scuola che sappia aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro».

Per Salvini legge 194 “non è una priorità”

La legge 194 non andrebbe azzerata o riformulata ma implementata. Ad affermarlo è il leader della Lega Matteo Salvini nel corso di un punto stampa. «Per quello che mi riguarda – dice, – azzerare o riformulare la legge 194 non è una priorità. Semmai va implementata aiutando i centri per la vita, ma l’ultima parola spetta sempre e comunque alla donna. Non penso che la priorità per gli italiani in questo momento sia cancellare la legge sull’aborto e io non sarei d’accordo se qualcuno lo proponesse. L’Ungheria ha appena rieletto il suo presidente del Consiglio, hanno votato gli ungheresi. Quando la gente vota, noi rispettiamo il voto. Spero che altri rispettino il voto degli italiani», risponde a chi gli chiede se Orban potesse essere un modello sul tema dell’aborto.

Sempre a Milano durante il tour per la campagna elettorale, un giornalista ha chiesto al leader del Carroccio di cantare Bella Ciao, richiesta che Salvini ha declinato dicendo: «se vuoi ti canto Liberi liberi di Vasco o Libertà e partecipazione di Gaber. Cantala tu Bella Ciao. Evviva chi ha dato la sua vita per la libertà, non mi piace chi strumentalizza. Viva la musica senza colori, viva la Pausini», ha aggiunto riferendosi al rifiuto dell’artista di cantare la canzone simbolo della Resistenza in una trasmissione tv spagnola.

Berlusconi: “serve Difesa comune Ue contro la Cina”

Torna puntuale la pillola quotidiana di Silvio Berlusconi in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre. «Oggi c’è un Paese, la Repubblica cinese – dice, – che ha sposato l’antico espansionismo dell’Impero cinese con l’attuale globalismo comunista e che costituisce per tutti noi una sfida pericolosa sul piano economico, politico e militare. E allora? Allora dobbiamo coordinare tutte le forze militari di tutti i Paesi europei e dobbiamo darci una politica estera comune. L’Europa se vuole essere in grado di difendersi da eventuali attacchi futuri deve diventare una potenza militare di livello mondiale. Noi, il nostro governo, lavoreremo a Bruxelles per arrivare a questo risultato», ha detto il leader di Forza Italia, facendo riferimento al progetto di una Difesa comune europea.

Poi racconta: «molte persone mi chiedono cosa sia il comunismo. A me l’ha spiegato, quando avevo 12 anni, un sacerdote russo scappato dalla cortina di ferro, venuto in Italia dai Salesiani che gli avevano assegnato due ore di religione nella mia classe. Ma invece che di religione con lui si parlava solo di comunismo. Vedete ragazzi, ci diceva: il comunismo si è presentato come un’utopia, come un bene, si è presentato come la realizzazione in terra della Gerusalemme celeste, la città, la società dove non ci sono più lotte di classe, dove tutto è giusto, dove ciascuno dà, secondo le proprie capacità di lavoro e prende secondo i propri bisogni. Questa utopia è rimasta ancora in molta cultura di oggi. Si guarda al comunismo come a un bene che non si è realizzato ma ancora come a un bene, nonostante i quasi 10 milioni di morti che ha provocato, nonostante che in tutti i Paesi dove il comunismo si è affermato, vi sia stata solo miseria, terrore e morte. Nonostante oggi ancora quasi due miliardi di persone vivano in regimi comunisti, dove non sono garantiti i diritti civili, dove non sono garantiti i diritti politici, dove chi è all’opposizione può scegliere solo tra il vivere in esilio o stare in carcere o addirittura al cimitero. Questo è il comunismo che ancora oggi incombe su tutti, che aveva questo suo fascino perverso, questa sua capacità di manifestarsi come un bene quando invece noi sappiamo che è stata ed è “l’impresa” più criminale e più disumana della storia dell’uomo».

Di Maio: “Conte si vanta di leggi firmate da me”

Luigi Di Maio torna a parlare di Giuseppe Conte. Ai microfoni di Rtl 102.5 ha affermato: «il punto in comune è che Conte sta facendo una campagna elettorale vantandosi di leggi che ho firmato io quando ero ministro del Lavoro. Secondo me bisogna superare il sistema dei centri per l’impiego, in Italia non hanno mai funzionato i vecchi uffici di collocamento se non in poche regioni. L’impresa ha bisogno di capire chi è che in questo momento cerca lavoro o è percettore del reddito e può essere reinserito lavorativamente. Sono per mettere in contatto l’impresa con chi cerca lavoro, lì si creerà il meccanismo di domanda e offerta. Oggi il meccanismo prevede l’utilizzo dei servizi per l’impiego in cui io avevo creduto. Superiamolo e diamo alle imprese l’opportunità di potersi interfacciare con percettori del reddito di cittadinanza, ma anche con tante persone che cercano lavoro e non percepiscono il reddito», aggiunge rivolgendosi agli imprenditore che dicono di non riuscire ad assumere persone perché prendono il reddito di cittadinanza.

Draghi si è tolto sassolini dalle scarpe, dice Conte

Il leader pentastellato Giuseppe Conte torna a criticare il premier dimissionario Mario Draghi: «ieri è stata forse l’ultima occasione ufficiale in cui il premier Draghi ha parlato. Poteva anche fare un bilancio della sua azione di governo, poteva farlo con il linguaggio di verità. Prendere atto del fatto che, ad esempio, c’è stato un fallimento in Europa. Sono passati sette mesi e non abbiamo avuto alcuna strategia per il gas, questo andava detto. Si è tolto invece qualche sassolino dalle scarpe».

«Ha detto che non si può votare contro l’invio delle armi in Ucraina e poi inorgoglirsi per l’avanzata dell’Ucraina – ha aggiunto. – Anche per quanto riguarda l’Ucraina ancora ieri non ci è stata data alcuna indicazione su quale sia stata la sua strategia che intravede per uscire dalla guerra. E’ un conflitto che fa male e che ha delle conseguenze economico sociali in tutta Europa e anche in Italia e non si intravede ancora una chiara strategia per porre fine a questo conflitto. Noi di fronte agli ultimi sviluppi abbiamo detto che non saremmo stati contenti se fosse stata la Russia ad avanzare quindi non avremmo potuto gioire per questo. Ma al di là delle alterne fortune sul piano militare manca una strategia per porre fine a questo conflitto che è quello che ci interessa».

E ancora: «non possiamo scaricare sui cittadini e sulle famiglie e sulle imprese una maggiore tassazione che non può essere retta che già con l’inflazione è con il caro bollette è un aggravio della pressione economica sulle famiglie che non riescono a reggere. Non mi sento di dire che l economia sta andando abbastanza bene, sta andando male perché se parliate con le famiglie e le imprese e un carico tale che non reggono. Sono molto preoccupato e la soluzione non possono essere provvedimenti tampone come quelli che stanno facendo».

«Bisognerebbe trovare una strategia comune europea per risolvere la situazione economica perché altrimenti continueremo con una barca che perde acqua da tutte le parti usando solo un secchiello. Rischiamo di fare un provvedimento a settimana, decreto aiuti bis, Ter, quater etc», conclude l’ex premier in tour elettorale ad Enna.

Bufera su Richetti

Sono ore di botta e risposta queste tra gli esponenti di Azione, in primis il segretario Carlo Calenda, e vari esponenti politici dopo che una donna anonima ha accusato il presidente Matteo Richetti di averla molestata. La denuncia sarebbe comparsa sul sito di Fanpage in cui si parla di un “un senatore della Repubblica ai piani alti di un importante partito” che “è accusato da una donna di averla abusata nel suo ufficio istituzionale“. «Dopo mesi di indagini, siamo entrati in possesso di documenti, tra cui chat, audio e mail che coinciderebbero con il suo racconto e per questo riteniamo opportuno raccontarlo», riporta il sito.

Richetti ha deciso di seguire il consiglio del segretario Calenda querelando Fanpage procedendo in sede civile e penale. In una nota diffusa da Azione, infatti, si legge che “il senatore e presidente di Azione Matteo Richetti ha dato mandato ai propri legali per procedere in sede civile nei confronti di Fanpage, del direttore responsabile e degli altri soggetti responsabili per gli articoli e i video diffamatori nei suoi confronti pubblicati in questi giorni. In tal modo sarà possibile accertare la palese falsità delle accuse mosse nei suoi confronti e dei messaggi telefonici pubblicati dalla testata, senza neppure verificarli“.

«Io non so dove è mai accaduto nella storia di una democrazia occidentale che si intervisti una persona anonima su una denuncia mai fatta all’autorità giudiziaria relativamente ad accuse non verificate a una senatore della Repubblica in campagna elettorale – è stato il commento di Calenda. – Oggi abbiamo mandato l’atto di denuncia di 12 mesi fa con i messaggi che questa signora ha mandato a Richetti, da cui si capisce perfettamente che siamo di fronte a una persona che non sta bene e che tutto era tranne che molestata. Questa è una delle pagine più vergognose del giornalismo italiano degli ultimi anni, che pure di pagine vergognose ne ha molte, perché Fanpage era perfettamente avvertita della situazione, con tanto di riferimenti di chi si stava occupando delle indagini e ha deciso di ignorarlo perché l’unica cosa che interessava era fare un attacco politico durante le elezioni e talmente poco ha avuto coraggio che non ha avuto nemmeno il coraggio di mettere il nome di Richetti, ma solo una mezza foto da cui era riconoscibile. Queste cose nei Paesi normali non accadono. Io spero che Richetti quereli Fanpage».

Anche Matteo Renzi si è espresso sulla vicenda: «certe vicende a mio giudizio vanno trattate nelle sedi competenti che sono il tribunale. La denuncia sui giornali e non in tribunale mi sembra poco seria». Mentre Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente del Pd, ha scritto su Twitter: «oggi Carlo Calenda si è svegliato e ha diffuso la querela che Richetti ha presentato alla donna che lo accusa di molestie definendola ‘una squilibrata’. Un atteggiamento riprovevole e patriarcale che punta a vittimizzare la donna e ad assolvere il presunto molestatore».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI