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Il Pontefice è intervenuto nella sessione plenaria di apertura del settimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali in Kazakhstan

È con un intervento denso di sfide per tutta l’umanità che il Papa ha inaugurato il settimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, in corso in questi giorni a Nur-Sultan in Kazakhstan.

Davanti alla sessione plenaria, che riunisce i leader religiosi, Bergoglio parla innanzitutto di pace, di accoglienza fraterna e di pandemia, ma anche della custodia della casa comune e dunque della protezione dell’ambiente.

«Memori degli orrori e degli errori del passato, uniamo gli sforzi, affinché mai più l’Onnipotente diventi ostaggio della volontà di potenza umana» tuona riprendendo il tema delle disuguaglianze e delle ingiustizie.

«Fino a quando continueranno a imperversare disparità e ingiustizie, non potranno cessare virus peggiori del Covid: quelli dell’odio, della violenza, del terrorismo. Sì, perché è proprio l’indigenza a permettere il dilagare di epidemie e di altri grandi mali che prosperano sui terreni del disagio e delle disuguaglianze. Il maggior fattore di rischio dei nostri tempi permane la povertà».

Ampio spazio dedicato alla pace nel discorso del Pontefice che ammonisce: «non giustifichiamo mai la violenza».

«Dio è pace e conduce sempre alla pace, mai alla guerra. Impegniamoci dunque, ancora di più, a promuovere e rafforzare la necessità che i conflitti si risolvano non con le inconcludenti ragioni della forza, con le armi e le minacce, ma con gli unici mezzi benedetti dal Cielo e degni dell’uomo: l’incontro, il dialogo, le trattative pazienti, che si portano avanti pensando in particolare ai bambini e alle giovani generazioni. Esse incarnano la speranza che la pace non sia il fragile risultato di affannosi negoziati, ma il frutto di un impegno educativo costante, che promuova i loro sogni disviluppo e di futuro» prosegue.

«Ogni giorno nascituri e bambini, migranti e anziani vengono scartati. Tanti fratelli e sorelle muoiono sacrificati sull’altare del profitto, avvolti dall’incenso sacrilego dell’indifferenza – prosegue parlando di accoglienza. – Eppure ogni essere umano è sacro”. Ed “è compito anzitutto nostro, delle religioni, ricordarlo al mondo!».

«Mai come ora assistiamo a grandi spostamenti di popolazioni, causati da guerre, povertà, cambiamenti climatici, dalla ricerca di un benessere che il mondo globalizzato permette di conoscere, ma a cui è spesso difficile accedere. Un grande esodo è in corso – aggiunge: – dalle aree più disagiate si cerca di raggiungere quelle più benestanti. Lo vediamo tutti i giorni nelle grandi migrazioni. Non è un dato di cronaca, è un fatto storico che richiede soluzioni condivise e lungimiranti».

«È la via della compassione, che rende più umani e più credenti – conclude – Sta a noi, oltre che affermare la dignità inviolabile di ogni uomo, insegnare a piangere per gli altri, perché solo se avvertiremo come nostre le fatiche dell’umanità saremo veramente umani».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA /VATICAN MEDIA