ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il Pontefice è in Kazakistan dove ha inaurato il congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali

Papa Francesco, a bordo della cosiddetta Papa mobile, è arrivato all’Expo Grounds in Kazakistan per celebrare la Santa Messa al termine della quale, dopo il saluto dell’Arcivescovo di Maria Santissima in Astana, Mons. Tomash Bernard Peta, prima della benedizione finale il Santo Padre si è rivolto ai fedeli e ai pellegrini presenti con alcune parole di ringraziamento. 

Questa mattina, invece, il Papa ha inaugurato il settimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, in corso in questi giorni a Nur-Sultan in Kazakhstan.

«Penso a tanti luoghi martoriati dalla guerra, soprattutto alla cara Ucraina. Non abituiamoci alla guerra, non rassegniamoci alla sua ineluttabilità. Soccorriamo chi soffre e insistiamo perché si provi davvero a raggiungere la pace. Che cosa deve accadere ancora, quanti morti bisognerà attendere prima che le contrapposizioni cedano il passo al dialogo per il bene della gente, dei popoli e dell’umanità? L’unica via di uscita è la pace e la sola strada per arrivarci è il dialogo», è stata l’invocazione di pace pronunciata dal Pontefice al termine della celebrazione.

«Sono i momenti di stanchezza e di prova, nei quali non abbiamo più le forze per guardare in alto, verso Dio sono le situazioni di vita personale, ecclesiale e sociale in cui siamo morsi dal “serpente della sfiducia”, che inietta in noi i veleni della disillusione e dello sconforto, del pessimismo e della rassegnazione, chiudendoci nel nostro io, spegnendo l’entusiasmo. Guardare da vicino i momenti della nostra storia personale e comunitaria in cui è venuta meno la fiducia, nel Signore e tra di noi. Quante volte, sfiduciati e insofferenti, ci siamo inariditi nei nostri deserti, perdendo di vista la meta del cammino! Anche in questo grande Paese c’è il deserto che, mentre offre uno splendido paesaggio, ci parla di quella fatica, di quella aridità che a volte portiamo nel cuore», ha aggiunto.

E ha poi aggiunto: «ma nella storia di questa terra non sono mancati altri morsi dolorosi: penso ai serpenti brucianti della violenza, della persecuzione ateista, a un cammino a volte travagliato durante il quale è stata minacciatala libertà del popolo e ferita la sua dignità. Ci fa bene custodire il ricordo di quanto sofferto non bisogna ritagliare dalla memoria certe oscurità, altrimenti si può credere che siano acqua passata e che il cammino del bene sia delineato per sempre. No, la pace non è mai guadagnata una volta per tutte, va conquistata ogni giorno così come la convivenza tra etnie e tradizioni religiose diverse, lo sviluppo integrale, la giustizia sociale».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI