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Il presidente del Movimento5Stelle definisce l’accordo sul dl Aiuti bis una “soddisfazione per il Paese”

«Rispetto ai tanti gufi del malaugurio che ci davano in picchiata c’è un rinnovato interesse per noi, un rinnovato entusiasmo. Al di là dei sondaggi io l’ho constatato girando da nord a sud il Paese, c’è grande attenzione per la nostra offerta politica. Confidiamo molto nella solidità del nostro progetto per trasformare in meglio l’Italia». Così il leader pentastellato Giuseppe Conte commenta gli ultimi sondaggi elettorali in un’intervista a LaPresse.

Sull’appena raggiunto accordo sul Superbonus dichiara: «l’accordo trovato sul dl Aiuti bis sulla cessione dei crediti legati al Superbonus? Più che una soddisfazione personale, direi che è una soddisfazione per il Paese, per lo Stato, per il governo innanzitutto. Poi certo c’è soddisfazione per il M5s visto che fino a venerdì eravamo considerati degli irresponsabili. I leghisti hanno fatto credere che volevamo bloccare il Dl Aiuti, una falsità e una follia. Avevamo tutti contro, ma adesso scopriamo che finalmente anche gli altri hanno capito in ritardo che il problema esiste. Quelle della Lega, che si intesa la soluzione, sono dichiarazioni ridicole, è ridicolo tutto questo. È il teatrino della campagna elettorale. La cosa importante è aver contributo a salvare 30-40mila aziende».

Infine, su quale sarà l’esito delle urne l’ex premier dice: «non accetto la logica del voto utile perché dietro tradizionalmente c’è una logica mistificatoria nei confronti degli elettori perché si cerca di catturare il loro voto dicendo “vota me perché è più conveniente”. Voto utile quindi uguale a convenienza, ma non si capisce da quale punto di vista. Io dico ai cittadini di dare il voto giusto, di stare dalla parte giusta. Al Sud in questo momento ci accreditano come la prima forza politica, anche per quanto riguarda i collegi uninominali. Si davano tutti per persi, tutti ormai del centrodestra, invece le ultime proiezioni ci danno molto competitivi. Se i cittadini vogliono dare a noi un voto giusto quindi è chiaro che il cappotto del centrodestra di cui tanto si parla non si potrà mai realizzare».

Questa mattina è tornato, ancora una volta, ad escludere un possibile dialogo con il Pd: «io non voglio entrare nelle vicende interne a un’altra forza politica, dico semplicemente che dopo un dialogo già avviato fatto di obiettivi concreti si è abbracciata illusoriamente un’agenda Draghi che non esiste, per creare sodalizi con Di Maio e Tabacci, con Calenda e con chiunque altro pur di emarginare il M5S, io non mi siedo più a un tavolo. Sulle prospettive future ipotetiche è inutile immaginare» – ha detto ai microfoni di Radio Anch’io su Rai Radio1.

Tajani: “Berlusconi regista del centrodestra”

Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ha rilasciato un’intervista a LaPresse in cui chiarisce alcuni dei punti chiavi del loro programma elettorale.

Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, il vicepresidente azzurro sottolinea che “Forza Italia ha una visione molto chiara“: «da sempre abbiamo chiesto flessibilità all’Europa per quanto riguarda l’applicazione del Recovery fund nel nostro Paese. Non si può stravolgere, non si può fare la rivoluzione. Alcune scelte possono essere modificate con il consenso dell’Ue ma tra la flessibilità e la rivoluzione c’è una bella differenza».

Sul ruolo di Silvio Berlusconi all’interno della coalizione dice: «è sempre stato regista del centrodestra. Non farà il presidente del Senato, perché non è interessato a questo ruolo, ma certamente sarà un grande protagonista, l’uomo della saggezza e della responsabilità e della serietà che permetterà al centrodestra di essere credibile e affidabile. Senza Berlusconi e senza FI è impossibile avere un governo di centrodestra».

«Il centrodestra si candida a governare il Paese e credo che lo farà bene, sarà unito e coeso. Le divisioni sono a sinistra – aggiunge, parlando della coalizione. – È ovvio, siamo partiti diversi, abbiamo la nostra identità: noi siamo l’anima popolare, il centro alternativo alla sinistra, loro sono le due destre ma questo non vuol dire che non ci sia una coalizione unita. Nei collegi uninominali il centrodestra si presenta con un solo candidato mentre la sinistra ne ha quattro». E su un duello tra Salvini e Meloni per la guida di Palazzo Chigi specifica: «Forza Italia per la sua credibilità sarà il perno attorno al quale ruoterà la compagine di governo e della colazione. Adesso ci preoccupiamo di vincere le elezioni. Prima bisogna vincere e poi vedere chi farà il premier».

Taglia conto, infine, sull’abbandono delle ministre Gelmini e Carfagna: «chi abbandona il partito dove è cresciuto e dal quale ha avuto tanto rischia di essere un generale senza truppe, quindi non mi preoccupano le fuoriuscite. Di fronte a qualche generale senza truppe che se n’è andato sono arrivate tante altre persone, amministratori locali, sindaci e civici».

Letta: “esclusa intesa post-elezioni con Meloni”

Il confronto di ieri tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta sul Corriere della Sera ha ribadito ancora una volta l’impossibilità di larghe intese tra centrodestra e Pd.

Ad affermarlo è lo stesso segretario dem ad Agorà su Rai1: «è stato utile per capire quanto netta sia la differenza tra le cose che ho detto io e Meloni. Impossibile una convergenza dopo le elezioni», dichiara.

«Sono molto contento di come è andato il confronto – aggiunge. – La decisione dell’Agcom è stata tremebonda, ha privato gli elettori della possibilità di ascoltare e ieri ad esempio è stato chiaro che sia io che Meloni escludiamo un governo di larghe intese. Siamo entrati nel merito su tante cose e credo sia stato utile».

Sulle larghe intese e sulle affermazioni di Orlando dichiara: «Orlando non ha detto una cosa così originale, ma se mi chiedono “dialogate più facilmente con Salvini e Meloni o con Conte e Calenda”, la risposta è ovvia. Qualunque forma di dialogo dopo avrà più facilità con Conte e Calenda. Tuttavia ora il voto è tra noi o il centrodestra. Fino al 25 settembre siamo concentrati su noi stessi poi dal 26 settembre sul dialogo si vedrà. Calenda dice ogni minuto tutto il contrario di tutto, ormai non gli sto più dietro – prosegue parlando dell’ex alleato. – Attacca il Pd ma io sono concentrato sulle nostre proposte e sulla nostra campagna tra i cittadini. Salvini ha detto diamo pieni poteri al governo Draghi dopo averlo fatto cadere. Ci sono contraddizioni grottesche in questa campagna elettorale».

Letta e Meloni sono amici dice Renzi

Anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi commenta il confronto tra Letta e Meloni. A Mattino Cinque dichiara: «Letta e Meloni sono migliori amici anche perché Letta sta facendo campagna alla Meloni. Sono più amici di quanto sembra. Se vince la destra e governa, noi rispetteremo il o la presidente del Consiglio. Ma hanno fatto promesse da 100 miliardi di euro e li voglio vedere a fare la flat tax al 15%, sono solo spot e slogan in libertà. Se vince la destra non faremo i pierini ma se vince Meloni il problema è che sfascia i conti».

E ancora: «questa campagna elettorale non è stata una botta di vita ma è comunque importante. Io non so se l’esito è scontato. Il Terzo Polo fino a un mese fa non esisteva ma ora è in forte crescita quindi non tutto è scontato».

L’ex premier ha rilasciato anche un’intervista a Repubblica in cui dichiara: «Giorgia Meloni non ha ancor vinto le elezioni. Anche se Letta sta facendo di tutto per aiutarla con una campagna elettorale masochista. L’unica alternativa per bloccare Meloni è che il Terzo Polo faccia più del 10% per giocare in Parlamento un ruolo decisivo».

Su una possibile dialogo con il centrodestra al governo dice: «lo pensa chi è in malafede. Quando Salvini ha provato dal Papeete a prendersi i pieni poteri, l’allora gruppo dirigente del Pd aveva già l’accordo con la destra per andare alle elezioni. Siamo stati noi a fermare quell’inciucio. E quando mi hanno proposto di fare il presidente del Senato, in cambio del voto alla Casellati, ho spiegato che io non mi faccio comprare con una poltrona. Se c’è Draghi saremo in maggioranza, se c’è Meloni saremo all’opposizione».

E infine, sull’alleanza con Calenda, o meglio, sui mancati litigi, dichiara: «non litigheremo nemmeno adesso. Il progetto del Terzo Polo è troppo importante per sporcarlo con meschine questioni personali. Per questo ho scelto di fare un passo di lato mettendo l’ambizione personale in secondo piano rispetto al sogno collettivo».

di: Alessia MALCAUS

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