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Arrivano le motivazioni del rilascio dai domiciliari del regista premio Oscar dopo le accuse di stupro

Il tribunale del Riesame di Lecce ha respinto l’appello del pm della Procura di Brindisi per sottoporre nuovamente a custodia domiciliare il regista Paul Haggis, accusato da una 28enne stranieri di violenza sessuale.

Nelle motivazioni della decisione, giunta lo scorso 29 luglio, redatte da Annalisa de Benedictis, si legge: «con riferimento alle lesioni contestate, si è evidenziato con chiarezza che non fossero presenti sulla donna segni di rapporti sessuali violenti. Quanto alla reazione acuta da stress in evento traumatico, l’approfondimento tecnico offerto dalla difesa (affidata all’avvocato Michele Laforgia,) pone in discussione la diagnosi formulata dai sanitari dell’ospedale di Ostuni (Brindisi), che ha evidentemente risentito del racconto offerto dalla donna ritenuta vittima di violenza sessuale».

«Come correttamente osservato dal gip – prosegue, – la documentazione non offre significatività al rischio di reiterazione, in quanto ha natura meramente civilistica, in assenza di una verifica anche solo investigativa sulla fondatezza delle accuse e dell’assenza di intento calunnioso. Non può acriticamente ritenersi che la posizione e la deposizione della donna sia scevra da intenti speculativi».

«Al contrario – sostiene il tribunale del Riesame di Lecce, presieduto da Carlo Cazzella, – le numerose incongruenze e contraddizioni unitamente alla manifestata non indifferenza alla ricaduta economica della vicenda non possono che far fortemente dubitare della genuinità della persona offesa. La situazione che si evidenza dalla lettura degli atti è il tentativo di un approccio da parte della donna nei confronti del regista, personaggio noto e verosimilmente economicamente solido che accoglie l’iniziativa della donna solo per una esperienza di conoscenza sessuale che gestisce probabilmente con modalità spicciole e poco rispettose, tanto da deludere le aspettative di ben altra natura della partner. Congruenze che gettano pesanti ombre sull’attendibilità della donna compromettendo notevolmente il requisito della gravità indiziaria».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/CLAUDIO ONORATI