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L’incendio che distrusse la città e i milioni di profughi che trovarono rifugio in Grecia

Ricorre oggi il 100esimo anniversario dell’incendio di Smirne, “la grande catastrofe” ricordata dalla Grecia.

Era il 13 settembre del 1922 quando le truppe nazionaliste turche guidate da Mustafa Kemal Atatürk diedero alle fiamme la città costiera di Smirne nel corso della guerra greco-turca, scoppiata nel 1919 dopo l’invasione da parte dell’esercito greco dell’Anatolia.

Ricorda l’eredità della catastrofe il premier greco Kyriakos Mitsotakis: «100 anni fa, il nostro corpo nazionale ha perso una parte preziosa di sé in Asia Minore, una tragedia indicibile».

«Circa un milione e mezzo di profughi dell’Asia minore trovò riparo in Grecia, Paese abitato allora da cinque milioni di abitanti, e lasciò un’impronta indelebile sulla cultura, la politica e la musica dello Stato greco – spiega Giorgos Archontakis, presidente dell’Unione degli Smirnei. – Il nostro obiettivo è tramandare la storia di una comunità che ha rischiato di sparire con le fiamme. Vogliamo che questa vicenda non venga dimenticata, per evitare che accada di nuovo. Soprattutto ora, in un momento in cui i rapporti tra Grecia e Turchia, storicamente difficili, hanno raggiunto un nuovo picco di tensione».

Archontakis si riferisce alle recenti minacce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan (“abbiamo solo una parola da dire alla Grecia: non dimenticate Smirne“).

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA