ponte morandi

Alle 11.36 del 14 agosto del 2017 il cavalcavia crollava piegandosi su se stesso e strappando 43 persone alle loro famiglie

Quattro anni fa, alle 11.36, il Ponte Morandi cedeva sotto al peso delle macchine che lo stavano attraversando, uccidendo 43 persone.

Oggi Genova ricorda la tragedia con un concerto di musica nella Radura della Memoria, sotto alla costruzione che ha sostituito la precedente, Ponte San Giorgio. In giornata la Presidenza del Consiglio dei ministri depone una corona d’alloro, durante una cerimonia cui prendono parte anche il ministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il segretario della Lega Matteo Salvini, l’imam Salah Hussein, l’arcivescovo di Genova monsignor Marco Tasca, il sindaco Marco Bucci e il presidente della Liguria Giovanni Toti.

Il premier Draghi ha inviato un messaggio al primo cittadino di Genova Bucci: «il dolore per questa terribile ricorrenza si associa a una convinzione: lo Stato deve fare tutto il possibile perché tragedie simili non avvengano mai più – scrive il presidente del Consiglio. – Dobbiamo garantire la sicurezza delle nostre infrastrutture, tutelare la vita dei cittadini. Ne va della credibilità dell’Italia e delle istituzioni».

Una commemorazione che non manca di polemiche e che è ancora una volta occasione per chiedere giustizia.

Proprio alle 11,36 ci sarà un minuto di silenzio in tutta la città per ricordare la tragedia, minuto subito accompagnato dal suono delle sirene delle navi ormeggiate nel porto e dalle campane di tutta la diocesi che faranno eco al grido di dolore della città, che è guarita solo “strutturalmente” con la celere ricostruzione del Ponte secondo il “modello Genova”, ma che non dimentica e non perdona.

«Una ferita che non si può rimarginare, una sofferenza che non conosce oblio, una solidarietà che non viene meno»: Sergio Mattarella dedica un pensiero alle vittime del crollo. «Si manifesta l’esigenza di interventi adeguati a sostegno dei familiari delle vittime di tragedie come queste: occorre che la normativa sappia dare risposte a queste esigenze» incalza il presidente, raccogliendo e rilanciando l’appello dei cittadini che ancora oggi aspettano giustizia.

«L’azione svolta dal comitato dei familiari delle vittime è risultata preziosa, vero e proprio memoriale vivente della tragedia, in attesa della realizzazione del memoriale proposto a monito permanente» aggiunge il capo dello Stato.

Alla cerimonia, in rappresentanza dei parenti delle vittime, è presente anche Egle Possetti, portavoce del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, che quella piovosa mattina perse sorella, cognato e nipoti. Una voce mai sopita quella di Possetti che da quattro anni si erge davanti alle istituzioni e perpetra il racconto di una vicenda che rischia, come molti maxi-processi italiani, a rimanere un capitolo buio del libro di storia senza colpevoli né assolti.

«Nessuno ha mai chiesto scusa» denuncia Possetti, secondo cui “è chiaro che l’attenzione mediatica, e non solo, è calata: questa è una vicenda scomoda“. Mentre il processo per il Ponte Morandi riprenderà il prossimo 12 settembre e non sarà breve, anche solo a livello professionale “nessuno è stato colpito, anzi: abbiamo regalato loro 8 miliardi per riacquisire la gestione di una nostra infrastruttura“.

«Scrissi anche alla Corte dei conti prima che venisse approvata l’operazione sulle concessioni e non mi hanno mai risposto. Penso che una risposta, a livello istituzionale, sarebbe dovuta arrivare, non tanto perché sono Egle Possetti, ma per chi rappresento. Per noi anche questo è inaccettabile» spiega Possetti.

E dai Benetton? «Con noi non si sono mai fatti avanti, anche perché credo che non avremmo accettato un incontro con loro. Ma non hanno nemmeno mai scritto una lettera di scuse. È una manifestazione di grande potere e di grande arroganza.»

«Mi passi il termine religioso, ma c’è sempre una possibilità di redenzione: – aggiunge – loro non l’hanno mai colta».

«Questi sono stati quattro anni di dolore, di speranza e di illusione, non abbiamo mai provato invece l’orgoglio e la percezione del cambiamento»: così Possetti rilancia il grido di dolore dei familiari delle vittime.

«Abbiamo sperato che dopo questa vergogna immensa potesse emergere un senso di rivalsa, ma guardandoci intorno non abbiamo percepito nessun tremore, nessuno stravolgimento. Con la definitiva cessione di Aspi a Cdp si è compiuto un atto che non potremo mai accettare, noi pensiamo che la revoca della concessione fosse l’unica via da percorrere, nessun restyling della società potrà mai cancellare quello che è avvenuto» ribadisce.

Un giudizio durissimo e diametralmente opposto a quello illustrato, dallo stesso palco pochi minuti prima, dal ministro Giovannini: «la memoria incancellabile di questa disgrazia ha portato il ministero a intraprendere un cambiamento importante e spero duraturo nella sua azione. Abbiamo fatto della sicurezza delle infrastrutture una scelta concreta potenziando la vigilanza sue manutenzioni, definendo altre linee guide rendendo i controlli sempre più severi sui concessionari e i gestori perché gli interventi necessari vengano effettuati tempestivamente anche al prezzo talvolta di disagi temporanei per gli utenti. Siamo arrivati per la prima volta a revocare una concessione autostradale rivedendo regimi squilibrati a sfavore degli interessi pubblici. Abbiamo aumentato le risorse pubbliche per il monitoraggio e la manutenzione anche delle strade secondarie per troppe anni trascurati anche per mancanza di fondi».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/SIMONE ARVEDA