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Fra le liste presentate il cartello Italia Sovrana e Popolare di Rizzo, Ingroia e Dessì e il simbolo di Cappato

Si è chiusa questo pomeriggio alle 16 la chiamata per i partiti che dovranno presentare i propri contrassegni e simboli elettorali al Viminale per ufficializzare la propria corsa per le elezioni. I simboli presentati sono 101.

Per le elezioni del 2018 i simboli presentati furono 103, ammessi 75. Entro la mezzanotte del 16 agosto verranno notificati gli ammessi, per gli esclusi saranno concesse altre 48 ore per integrazioni o modifiche richieste. Il 18 agosto sarà possibile consultare la lista definitiva dei simboli.

Fra i contrassegni che troveranno spazio nella scheda elettorale ci sono la lista Peretti-Democrazia Cattolica liberale, con l’iconico scudo crociato e quella dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris Unione Popolare con De Magistris.

Fra le novità anche il cartello Italia Sovrana e Popolare nato dall’unione delle forze di Marco Rizzo, Antonio Ingroia ed Emanuele Dessì, il cui capo politico sarà Giovanna Colone, “una lavoratrice della scuola che è stata sospesa per la vicenda del vaccino. Abbiamo voluto impersonificare quello che noi vogliamo rappresentare: una del popolo che ha sofferto” come spiega Rizzo.

Depositato anche il nuovo simbolo di +Europa, in coalizione con Pd, Alleanza Verdi Sinistra e Impegno civico. Capo politico dello schieramento si conferma Emma Bonino, indicata anche nel simbolo. Quando a uno dei candidati di punta, oltre a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, «Cottarelli ha scritto gran parte del nostro programma si candiderà sicuramente nell’uninominale e forse anche nel proporzionale» come conferma la tesoriera del partito Maria Saeli.

Fra i simboli registrati al Viminale anche Referendum democrazia con Cappato, del tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che rilancia la raccolta di firme digitali per la partecipazione alle elezioni “come già accade per i referendum.”

M5S, pubblicata lista dei candidati alle Parlamentarie

Sul sito internet del Movimento 5 Stelle è stata pubblicata a lista dei duemila candidati che parteciperanno alle Parlamentarie il 16 agosto prossimo.

Tra i candidati si nota il nome del leader Giuseppe Conte (collegio Lazio1 alla Camera). I senatori uscenti candidati sono 41 tra cui il ministro Patuanelli, i senatoria sono invece 62. Tra gli altri nomi più famosi della compagine grillina anche l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, la deputata Vittoria Baldino e il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni.

Sondaggi Demopolis: Fratelli d’Italia primo partito (24,3%)

Secondo quanto emerge dai sondaggi del Barometro Politico dell’Istituto Demopolis il centrodestra è la coalizione in vantaggio, con il partito di Giorgia Meloni che traina gli alleati. Fratelli d’Italia sarebbe infatti al 24,3%, mentre il Partito Democratico si fermerebbe al 22,8%. La Lega sarebbe il terzo partito al 15,2%. Seguono Movimento 5 Stelle al 10,6%, Azione al 5,3% e Alleanza Verdi e Sinistra Italiana con il 4,1%.

Sicilia al voto: 38 simboli in lizza

Alle 16 scatta anche la fine delle iscrizioni dei simboli che concorreranno per le elezioni in Sicilia: ben 38 i vessilli registrati presso gli uffici dell’Assessorato regionale alla Funzione pubblica. Fra i partiti e le liste anche Claudio Fava-Centopassi, la lista Chinnici presidente, Dc nuova di Salvatore Cuffaro. Azione e Italia Viva hanno avanzato il loro simbolo congiunto con il candidato di Gaetano Armao, attualmente vicepresidente della Regione.

Meloni difende la fiamma nel simbolo: “ne andiamo fieri”

Fra i simboli già registrati c’è quello di Fratelli d’Italia che, dopo le polemiche dei giorni scorsi, consegna al Ministero dell’Interno il simbolo con la fiamma rimandando al mittente l’invito di Liliana Segre di rimuovere l’icona come “concreto segno di discontinuità con il passato“.

«Con rispetto e stima per la senatrice Segre – rivendica Giorgia Meloni – la fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia nulla ha a che fare con il fascismo, ma è il riconoscimento del percorso fatto da una destra democratica nella nostra storia repubblicana. Ne andiamo fieri».

A colloquio con il Corriere della Sera Giorgia Meloni rilancia poi sul presidenzialismo che può rendere “autorevole, forte, stabile e dunque molto più competitiva la Nazione“. La leader di FdI apre anche ad una bicamerale “se c’è volontà di collaborare“, pur accusando il Pd di strumentalizzare il dibattito facendone “un referendum, da una parte i buoni che vogliono tenere il sistema com’è e dall’altra i cattivi che vogliono il presidenzialismo“.

«Allora vedremo cosa scelgono gli elettori. Perché è la volontà popolare che conta» chiosa.

Il passo indietro di Brunetta: scenario distopico

Intanto il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ufficializza la decisione di non candidarsi. Una scelta che non porta con sé “nessun rammarico e nessun rimpianto“, solo “un po’ di dolore“.

«È stato un mese di emozioni forti e decisioni difficili. Ho visto Forza Italia contribuire alla caduta del governo Draghi, il più credibile, autorevole e serio, che poteva farci uscire da una situazione tragica. Un atto incredibile e incomprensibile» spiega il ministro che parla di uno “scenario distopico, il peggiore possibile“.

Dario Stefano strappa con il Partito Democratico

Il senatore Dario Stefano, presidente della Commissione Politiche Ue, ha dichiarato: «ho deciso di non candidarmi con questo Partito Democratico alle prossime elezioni parlamentari e di consegnare al segretario Letta la tessera. La mia è una decisione sofferta, determinata da una serie di errori di valutazione che il Pd sta continuando a inanellare».

Stefano ha aggiunto che “questi errori, ormai sedimentati, stanno generando un distacco fatale da quell’anima riformista, progressista e plurale di cui il Pd e l’Italia, tutta, hanno impellente necessità. Peraltro, è lo stesso partito che nel giro di poche ore ha sacrificato l’agenda Draghi per un indistinto programma generalista“.

di: Marianna MANCINI

aggiornamento: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI