ANSA/EPA/MOHAMMED SABER

Biden festeggia la decisione presa da Israele e Gaza. Nessun rilascio di prigionieri per oggi, si teme la ripresa delle ostilità

Sembra reggere il “cessate il fuoco” negoziato tra Israele e Gaza: la nottata è stata tranquilla e Israele ha riaperto il valico commerciale di Kerem Shalom (la cui chiusura aveva provocato la cessazione delle attività della centrale elettrica di Gaza) e il valico per i passeggeri di Erez, da dove oggi possono transitare 14mila manovali di Gaza che sono però impiegati in Israele.

Nel frattempo con la conclusione dell’operazione Breaking Dawn la radio militare ha quantificato gli attacchi da parte palestinese e le operazioni condotte da Israele e ha riferito che da Gaza sono stati sparati 1.100 razzi, ma solo 900 sono entrati in territorio israeliano mentre gli altri sono ricaduti nella Striscia.

Per quanto riguarda le difese Iron Dome, hanno intercettato 380 razzi che minacciavano direttamente zone abitate in Israele con una percentuale di successo del 96/97%.

In tre giorni di combattimento Israele ha colpito a Gaza 170 obiettivi della Jihad islamica. Fra questi: un tunnel militare, magazzini, rampe di lancio, postazioni e anche esponenti di spicco della ala militare di quella organizzazione.

Per quanto riguarda il bilancio delle vittime, sono rimaste uccise 44 persone di cui 15 bambini e minorenni e quattro donne. L’Unione Europea ha chiesto un’indagine “tempestiva e approfondita” sulle vittime civili, come riferito alla stampa dal portavoce dell’Ue per la politica estera e la sicurezza, Peter Stano: «ora è fondamentale lavorare per consolidare il cessate il fuoco e riaprire i valichi per consentire in particolare l’assistenza umanitaria e il carburante, oltre ai lavoratori, di entrare e uscire da Gaza», concludono da Bruxelles.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha mostrato il suo favore e appoggio alla decisione presa da Israele e Gaza per un cessate il fuoco dopo tre giorni di ostilità. Biden ha dichiarato che israeliani e palestinesi si meritano di vivere in sicurezza.

La fine delle ostilità è arrivata grazie alla mediazione di una tregua dell’Egitto che ha intercesso tra la Jihad islamica e il Governo di Israele.

Tuttavia il clima di pace è lontano dall’apparire stabile: nella notte sono scattate le sirene d’allarme nel sud di Israele e i capi di Governo si sono riuniti per un vertice straordinario. Il ministro della Sicurezza interna Omer Barlev ha ribadito che non è stato concordato il rilascio di Khalil al-Awawda – attualmente in sciopero della fame in carcere dove si trova in detenzione amministrativa – e Bassam al-Saadi, leader della Jihad in Cisgiordania arrestato la settimana scorsa a Jenin.

Lo conferma anche il Times of Israel, secondo cui nessuno dei due sarà rilasciato in giornata e si teme dunque la ripresa delle ostilità da parte dei jihadisti. «Se il cessate il fuoco sarà violato – avverte il premier israeliano Lapid – Israele si riserva il diritto di agire con la forza».

Il coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace, Tor Winnesland, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione a Gaza (da remoto) ha dichiarato che in Medioriente “il cessate il fuoco è fragile. Qualsiasi ripresa delle ostilità avrà solo conseguenze devastanti per palestinesi e israeliani e renderà sfuggente qualsiasi progresso politico“.

Raid israeliano su Gaza, le reazioni internazionali

Oggi il leader del movimento libanese filo-iraniano Hezbollah Hasan Nasrallah ha definito la tregua una “vittoria della resistenza”, dimostrando che le sue milizie possono combattere e colpire Israele da più fronti; «non sottovaluti il Libano» ammonisce.

Dura anche la condanna della Turchia che per voce del suo ministro degli Esteri Cavusoglu ha ribadito che “non può esserci giustificazione per l’uccisione di persone innocenti, soprattutto per una di cinque anni“. La tregua è stata accolta, oltre che dalle autorità turche, anche da quelle russe come riporta Ria Novosti.

Gli Emirati Arabi hanno invocato una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per avviare un processo internazionale di pace nell’area.

di: Micaela FERRARO

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/MOHAMMED SABER