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Nuova mossa nella partita del fine vita

La battaglia per un fine vita dignitoso e autodeterminato per i malati non si ferma e l’Associazione Luca Coscioni ha pensato a una nuova strategia, dato che il Parlamento non si esprime in merito. L’Associazione ha dunque deciso di promuovere “una legge regionale chiedendo alle Regioni di legiferare, nell’ambito delle loro competenze, affinché ad ogni malato siano garantite le adeguate verifiche in tempi certi e ragionevoli così come anche indicato dal ministro Speranza” in modo di garantire l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato/dj Fabo.

L’Associazione è convinta il testo che il Parlamento è chiamato ad esaminare “non risolve, anzi complica a discapito dei malati, le attuali discriminazioni in tema di accesso alla morte assistita“.

«Le storie dei malati che si sono rivolti all’Associazione Coscioni sono state fondamentali per individuare le maggiori criticità e i passaggi sui quali una legge nazionale ha il dovere di intervenire, ma sono altrettanto fondamentali le Regioni, per definire i tempi e le procedure già individuate dalla sentenza costituzionale» ha spiegato Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione, Gallo è anche stata co-difensore di Mario, Antonio e Fabio i tre malati che hanno chiesto l’accesso al suicidio assistito, Antonio in questi giorni ha ricevuto il parere favorevole ma non l’indicazione al farmaco, causando “ritardi illegittimi e incompatibili con situazioni di sofferenza“.

Dalla Regione Marche, Maurizio Mangialardi (Pd) ha dichiarato l’impegno di depositare la proposta di legge regionale e a sostenerla.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI