Gli imputati sono 59, l’accusa: “sapevano del degrado”

Inizierà il prossimo 7 luglio il processo per quelli che, secondo l’accusa, sono i responsabili del collasso del ponte Morandi, il viadotto della A10 che è crollato il 14 agosto 2018 uccidendo 43 persone.

«Il ponte Morandi è stato solo un iceberg di un sistema marcio. Ci sono troppi interessi in campo e noi speriamo solo che la verità oggettiva diventi verità processuale. Che la verità processuale abbia una corrispondenza con la verità reale», ha dichiarato la portavoce del comitato Ricordo vittime del ponte Morandi, Egle Possetti.

Gli imputati sono 59 e comprendono ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea (la società che si occupava di manutenzione e ispezioni), attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato.

Le accuse a vario titolo sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.

«Abbiamo tanta aspettativa – continua Possetti – ma anche tanta preoccupazione. Ci sono troppe parti civili che potrebbero chiedere il riconoscimento delle loro ragioni in sede civile. Ci vorrebbero norme che prevedano procedimenti diversi. Questo è un processo che riguarda 43 morti, non è possibile che sia appesantito, l’iter processuale deve andare senza intoppi mentre così si allungano troppo i tempi e con il rischio che alcuni reati si prescrivano».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO