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Mirko Tomkov ha raccontato ai giudici la sua versione dei fatti sull’omicidio del figlio Matias a Vetralla

Mirko Tomkov, il papà del bimbo di 10 anni ucciso a Vetralla lo scorso 16 novembre, ha raccontato in aula davanti ai giudici della Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo i momenti prima del delitto, difeso dagli avvocati Paolo Grazini e Sabina Fiorentini. L’ultima udienza è fissata per il prossimo 8 luglio.

Secondo quanto afferma Tomkov, ricorda di avergli avvolto la testa con del nastro adesivo, ma non di averlo accoltellato, nonostante per l’accusa lo avrebbe accoltellato alla gola, per poi nasconderlo in casa. Uscito dall’Hotel Covid a Roma, aveva raggiunto il figlio nella casa di stradone Luzi dove abitava con la mamma, nella frazione di Cura.

«Sono entrato in casa e non c’era nessuno – ha spiegato Tomkov – Sono entrato con le chiavi nascoste fuori. Con un coltello da cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso. Appena mi ha visto ha urlato di andarmene via. L’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno, mentre Matias continuava a gridare. Era fastidioso, per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto sulla faccia».

di: Federico ANTONOPULO

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