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Stella Morris, moglie e avvocata del co-fondatore di Wikileaks, ha rivelato che dall’annuncio dell’autorizzazione all’estradizione da parte del Regno Unito le sono state negate le visite

Dopo l’autorizzazione, da parte del Regno Unito all’estradizione negli Stati Uniti, emergono nuovi dettagli sulle condizioni di Julian Assange. Secondo Stella Morris, moglie e avvocata del giornalista australiano, nei giorni scorsi Assange sarebbe stato sottoposto a una sorta di “perquisizione punitiva” e trasferito in una cella di rigore in isolamento.

Stando a quanto dichiarato da Morris, gli addetti della prigione di massima sicurezza di Belmarsh -in cui Assange è detenuto da oltre tre anni, pur non avendo più alcuna pendenza con la giustizia britannica – hanno affermato di aver agito in questo modo “per la protezione” del co-fondatore di WikiLeaks, ma secondo i suoi sostenitori si tratterebbe di “un ulteriore castigo extra-giudiziale”, e che è stato commesso “un abuso inaccettabile e sicuramente illegale”.

Morris ha aggiunto che nel weekend successivo all’annuncio dell’autorizzazione dell’estradizione da parte della ministra dell’Interno britannica Priti Patel, le è stata negata qualsiasi visita la marito e assistito, nonostante quest’ultimo abbia il diritto di chiedere, entro 14 giorni, l’avvio di un iter di appello.

«Questi fatti – ha commentato John Rees della campagna Assange Libero mostrano come le autorità reagiscano in modo vendicativo alle pressioni. E come noi dobbiamo raddoppiare gli sforzi per fermare l’estradizione, per il bene di Julian Assange e in nome della difesa della libera stampa».

Julian Assange è accusato di aver diffuso documenti riservati contenenti informazioni su crimini di guerra commessi dall’esercito americano in Iraq e Afghanistan attraverso la sua piattaforma Wikileaks. Con l’estradizione rischia una condanna a 175 anni di carcere.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/LUKAS COCH