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Così l’inquilino del numero 10 di Downing Street alla vigilia dei vertici G7 in Germania e Nato a Madrid

Il premier britannico Boris Johson, in vista dei vertici G7 e Nato, ha rilasciato diverse interviste a quotidiani europei, tra cui il Corriere della Sera. Tema: il conflitto in Ucraina.

Dichiara: «c’è il rischio di una stanchezza sull’Ucraina, c’è il rischio che la gente non riesca a vedere che questa è una battaglia vitale per i nostri valori, per il mondo, ma accelerare per raggiungere una cattiva pace sarebbe un disastro».

Ha poi precisato: «i costi dell’energia, la spinta dell’inflazione, i prezzi del cibo stanno avendo un impatto sulla fermezza delle persone: ma questo non sta avendo un impatto sulla fermezza del Regno Unito».

«Crediamo che si debbano aiutare gli ucraini a ottenere una capacità di resistenza strategica, devono continuare ad andare avanti. Ma non possiamo essere più ucraini degli ucraini, è la loro crisi, loro devono decidere cosa vogliono fare. Ma è assolutamente chiaro, se vai lì e parli con gli ucraini, con Zelensky, che loro non cederanno territori in cambio della pace, non faranno un cattivo accordo. Non vogliono essere forzati a un negoziato, non acconsentiranno a un conflitto congelato nel quale Putin è in grado di continuare a minacciare ulteriore violenza e aggressione – ha poi sottolineato. – È necessario che la sovranità ucraina sia ripristinata sul territorio almeno nei confini prima del 24 febbraio, aggiungendo che il futuro del mondo dipende dal mantenere una forte, robusta posizione sull’Ucraina».

E ancora: «questo non è il momento per mantenere lo status quo, questo è il momento per provare a rovesciare le cose. Fintantoché gli ucraini sono capaci di montare una controffensiva, dovrebbero essere sostenuti, con l’equipaggiamento che ci stanno chiedendo».

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/TELEGRAM ZELENSKY